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Foggia: Ripartiamo dalle radici

Continua il viaggio ideale alla riscoperta della nostra città.

Continua il viaggio ideale alla riscoperta della nostra città. Senza rinunciare ad analizzarne le criticità, cercheremo, con l’aiuto di chi ogni giorno è a contatto diretto con il territorio, di fare emergere i punti di forza e le prospettive di una città che prima di tutto ha nuovamente bisogno di ricominciare a sognare.

Oggi ci accompagnerà lungo il nostro itinerario don Antonio Menichella – parroco della parrocchia dei Santi Guglielmo e Pellegrino (co – patroni di Foggia). Attraverso la sua esperienza, la sua vitalità e testimonianza conosceremo un altro spaccato della città, analizzando in particolare due realtà centrali della società, le sue radici: famiglia e giovani.

Don Antonio quando è nata la sua vocazione? C’è stato un episodio che ha contribuito a farle dire Sì a Dio in maniera decisa?

“La mia vocazione è nata nell’estate del 1984. Il mio parroco, mons. Paolo Pesante, un pò per scherzo – ricordo anche il posto, nel corridoio della mia parrocchia – mi invitò ad entrare in seminario perché lì si giocava a calcio. Io avevo appena terminato la terza media. Accettai la sua provocazione e ne parlai con la mia famiglia. Nell’ottobre dello stesso anno entrai in seminario. Da qui è nato tutto. Grazie all’incontro con questo sacerdote è partito il mio percorso. Tramite don Paolo ho incontrato Cristo e pian piano ho maturato la scelta di seguirlo. Sono prete da ventidue anni!”

Da quanti anni è parroco della parrocchia dei Santi Guglielmo e Pellegrino?

“Da sei anni, dall’ottobre del 2010”.

Elenchi alcuni punti di forza di questa comunità parrocchiale.

“E’ una domanda un po’ imbarazzante” (sorride, poi prosegue), “ci spendiamo in tante situazioni, ma sicuramente posso elencarne almeno quattro, che riteniamo essere altrettanti punti di forza:

  1. La pastorale giovanile. Da alcuni anni abbiamo costituito un’equipe di pastorale giovanile parrocchiale, che si riunisce periodicamente. Essa è composta dagli animatori – oltre venti – dei gruppi di post cresima, giovanissimi, giovani e dell’oratorio. Cercano di camminare insieme e progettare iniziative comuni, rispettando le peculiarità per fasce d’età. Da noi non mancano i giovani e i ragazzi. Infatti, in questi ultimi anni, stiamo investendo tanto su di loro. Varie sono le iniziative. Anzitutto ci si preoccupa della loro formazione catechetica e spirituale con incontri settimanali, ritiri spirituali, liturgie penitenziali, campi scuola. Non mancano occasioni per conoscere le varie realtà di carità e di volontariato della parrocchia e della Diocesi (U.A.L., Caritas diocesana, case famiglia, istituti religiosi) e tanti momenti di svago e di aggregazione.
  2. La pastorale familiare. Anche in questo settore, fin dal 2012, è stata costituita l’equipe di pastorale familiare. La parrocchia può contare in questo ambito di laici molto preparati. In particolare, i coniugi Raffaele e Marilena Cece, che operano anche a livello diocesano. Da molti anni viene sottolineata l’importanza di alcuni momenti come la festa dei fidanzati il 14 febbraio, la giornata della vita, la festa della Sacra Famiglia e quella dei nonni, il 2 ottobre. Un’altra realtà bella è il gruppo delle coppie giovani che dopo il matrimonio continuano il loro percorso di fede, incontrandosi l’ultimo venerdì di ogni mese. Inoltre, segnalo che l’ultimo giovedì del mese lo dedichiamo alle famiglie con una celebrazione eucaristica. In occasione della benedizione annuale delle famiglie, è stato fatto un censimento ed in base ai dati raccolti, quotidianamente, telefono alle coppie che festeggiano il loro anniversario di matrimonio per porgere gli auguri da parte di tutta la comunità. D’altronde la parrocchia è una famiglia di famiglie! In sintonia con le indicazioni della Diocesi, si continuerà a camminare in questa direzione. Sicuramente uno slancio maggiore lo si riceverà in occasione della celebrazione del Convegno diocesano che si terrà nel mese di Aprile. Le varie realtà interessate della nostra parrocchia, si stanno già incontrando per rispondere al questionario fornito. Sarà un’occasione favorevole di grazia e di crescita per la nostra parrocchia e per tutta la nostra Chiesa locale.
  3. Molto si sta facendo nel settore della Caritas. La Caritas e il Centro di ascolto della nostra parrocchia, con il sostegno di tutta la comunità, si sta facendo carico di oltre 50 famiglie più bisognose. In particolare con l’emergenza freddo di queste settimane, in collaborazione con la Caritas diocesana, abbiamo raccolto indumenti invernali da uomo e coperte per le varie esigenze degli indigenti della nostra città. Inoltre è partita un’iniziativa dell’Oratorio parrocchiale (dal 23 al 30 gennaio) che vede impegnati animatori e ragazzi nel preparare la colazione e la cena ai 19 senzatetto ospiti della parrocchia dello Spirito Santo.
  4. Tanto impegno è profuso anche nella cura delle famiglie i cui ragazzi partecipano al cammino di iniziazione cristiana e A.C.R., con incontri quindicinali e mensili. Non manca, infine, attenzione alla vita liturgica e sacramentale”.

Siamo alle porte del Convegno diocesano su Famiglia, giovani e vocazioni (che si svolgerà ad Aprile 2017). Che ruolo ha la famiglia nella nostra realtà cittadina? E nella sua parrocchia?

“La famiglia è importante, va sollecitata e coinvolta. Grande interesse ed apprezzamento riscuote la benedizione delle famiglie che faccio annualmente perché rappresenta un contatto diretto con loro e un luogo di conoscenza importante. Questa considerazione che viene riservata alle famiglie sicuramente le stimola anche alla partecipazione attiva nella comunità parrocchiale. I riscontri in tal senso sono molto positivi. In questo modo, infatti, la famiglia è al centro delle nostre attenzioni e prende sempre più coscienza del ruolo che essa è chiamata a ricoprire nella Chiesa e nella società, proprio rispondendo alla sua vocazione”.

Qual è la situazione del territorio che circonda la parrocchia?

“Nella nostra parrocchia ci sono molti anziani. Per loro stiamo attivando una serie di iniziative che li coinvolga maggiormente. Si avverte il disagio della mancanza del lavoro, soprattutto giovanile. Tanti giovani, purtroppo, dopo aver conseguito il diploma, lasciano la nostra città. Molti sono anche gli ammalati che, grazie al ministero di accoliti e ministri straordinari dell’eucarestia, ricevono a casa l’Eucaristia. Ad oggi sono 112 i malati e gli anziani a cui portiamo il conforto del sacramento dell’Eucaristia”.

In questa comunità c’è la realtà oratoriale. L’Oratorio è ancora un ponte tra la strada e la Chiesa?

“Sì e noi ci crediamo fermamente. L’oratorio ci sta facendo toccare con mano il mondo dei ragazzi e il disagio che spesso vivono. E’ un ponte perché si fa carico di situazioni particolari, come ad esempio il caso di un ragazzo, con disagi familiari seri, che ha conseguito la licenza media da privatista, seppur quindicenne, grazie ad una iniziativa promossa dall’oratorio e portata a termine nel giugno dello scorso anno, con il sostegno di alcuni educatori della pastorale giovanile e alcuni suoi coetanei che si sono spesi per preparare il ragazzo nelle diverse materie d’esame. Ora ha iniziato le scuole superiori!”.

Lei si definisce “il prete più felice del mondo”: nel 2017 Dio come chiama i giovani a seguirlo? Con un “like”?

“Mi definisco il prete più felice del mondo, non perché sia o mi senta il migliore, assolutamente. Ho tanti limiti e ne sono consapevole. Ma, allo stesso tempo, sento la luce e la gioia di Cristo nella mia vita, e questa luce e questa gioia cerco di testimoniarla. Sono felice della mia vocazione e desidero spendermi per il bene della Chiesa. I giovani vengono sicuramente chiamati con un like, perché il nostro Dio è un Dio “giovane”, che si incarna in ogni situazione. Per questo anche noi (sacerdoti, laici) dobbiamo parlare con la nostra vita di Dio ai giovani. Dobbiamo farli innamorare di Cristo. Dobbiamo emozionarli, toccarli nel vissuto. Dobbiamo formarci, incontrare Cristo e annunciarlo. I sacerdoti, i laici, gli animatori devono essere adulti credibili, coerenti e testimoni nella loro esistenza dentro e fuori la chiesa. I giovani capiscono quando diciamo chiacchiere. Anche perché oggi ci sono altre attrattive fuori e non vengono in parrocchia per ascoltare sempre le stesse cose. Noi abbiamo il compito di essere strumento, come Giovanni Battista, che indica la strada che porta a Cristo. La Chiesa non ha bisogno di ‘cani sciolti’, solisti, ‘battitori liberi’. Ha bisogno di concretezza, verità e testimonianza”.

Se il territorio costruisce, reagisce, partecipa: cresce! Tocca ad ognuno di noi rendere più vivibile una città assetata di testimoni di autenticità, legalità e responsabilità.

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