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Foggia e il mistero dei cavalieri Templari

Foggia ospitò i cavalieri Templari e rappresentò uno dei loro più importanti centri di insediamento in Puglia.

C’era un tempo in cui si inseguivano ideali come coraggio, onore, lealtà e fedeltà. Storie di draghi, maghi, fate e incantesimi erano cantate dai giullari in un’epoca dominata da cavalieri “senza macchia e senza paura” alla continua ricerca di un oggetto, il Santo Graal, la coppa in cui secondo la leggenda fu raccolto il sangue di Cristo. Questi erano i cavalieri Templari, l’ordine religioso-cavalleresco nato in Terrasanta durante le guerre tra cristiani e islamici scoppiate dopo la prima crociata del 1096.

Seguendo le loro tracce, tra misteri e leggende, scopriamo che costruirono grandi castelli, strutture militari e chiese in Europa e in Italia. Non mancarono insediamenti templari anche in Puglia: a partire dal XII secolo i cavalieri dall’inconfondibile mantello e bianco e dalla croce rossa ricamata sulla spalla si stabilirono in queste terre edificando diverse chiese sparse sul territorio (come quelle di Bari, Molfetta, Trani, Barletta, Monopoli e Brindisi) e basi militari. Risalendo lungo la Puglia si fermarono anche in Capitanata e a Foggia edificarono un’importante residenza fortificata, detta il “Palazzo dell’Aquila”.

Pare che proprio in Capitanata, a confine con la Basilicata, precisamente a Spinazzola, sia sorto il primo insediamento dei Templari in Puglia. Qui ricevettero in dono un Ospizio dove fermarsi durante i loro numerosi viaggi in Terrasanta. Sempre in Capitanata, i cavalieri si stabilirono nel monastero di San Pietro a Torre Maggiore e acquisirono inoltre vari casali e chiese in questa zona. Dal “Quaternus de excadenciis”, una specie di inventario delle proprietà fondiarie templari in Capitanata, scopriamo che queste erano costituite da: 37 domus, 68 casalini, 24 terrae, 10 vinee, 10 peciae, 7 orti, 7 vineali, 3 saline, 2 oliveti, un tenimentum, un desertinum ed una terricella.

Avendo una maestosa flotta navale per il trasporto di merci e pellegrini, le città portuali come Manfredonia erano continuate visitate dai cavalieri, ma il grano e le altre risorse agricole del Tavoliere non erano da meno. Foggia rappresentava infatti non solo un crocevia tra Puglia e Terrasanta per i pellegrini che provenivano da tutta Italia, ma anche un luogo di permanenza. Prima di salpare da Manfredonia per raggiungere la Terrasanta, la sosta nella nostra città avveniva nel grande Ospizio, chiamato poi dell’Aquila perché costruito all’inizio del tratturo che portava a questa città.

Accanto a questo Ospizio per i pellegrini, vi era la chiesa di San Giovanni Battista, detta però di San Giovanni  Vecchio, ereditata poi dai cavalieri di Malta. Qui “i custodi del mistero”, così sono ancora oggi definiti i Templari da alcuni studiosi che li considerano protettori di verità nascoste, costruirono le scuderie, l’armeria, la selleria, l’infermeria, un piccolo ospedale e una cappella. Intorno alla metà del XIII secolo, però, il patrimonio della domus foggiana fu sequestrato in buona parte da Federico II, alla luce dei processi e delle persecuzioni che portarono all’arresto dei Templari con l’accusa di eresia.

L’antica costruzione e i suoi beni vennero affidati poi dagli Angioini, subentrati agli Svevi, a varie famiglie nobili locali. La chiesa di San Giovanni Vecchio, ereditata dai cavalieri di Malta, fu oggetto di un incendio nel 1212 provocato da un incursione in città dai ribelli della vicina Troia. Durante questo episodio scomparvero arredi sacri molto antichi, calici, reliquari e altri oggetti preziosi.

Forse ancora oggi, l’antico tesoro dei Templari è nascosto da qualche parte, nelle antiche case della zona vecchia o in qualche sottano dimenticato, e racchiude in sé il ricordo di storie affascinanti e misteriose. Storie segrete che non conosceremo mai di quei cavalieri che intrapreso mille avventure al suon di: “L’anima a Dio, la vita al re, il cuore alla dama, l’onore a me”.

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