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#2Viaggiando, s’impara.. – Faeto: quando il francoprovenzale mangia maiale nero

Al seguito del primo focus interamente dedicato alla Daunia, da qui inizia il nostro viaggio intorno alla Provincia di Foggia, partendo in un paese dei Monti Dauni Merdionali: Faeto, uno dei paesi pugliesi in cui si parla ancora il franco-provenzale. Ma questa non è la sua unica particolarità.

Faeto, vissuto una piccolissima comunità di 700 abitanti lungo il Subappennino Daunio Meridionale, gode del suo Faeto, Via Francigena Fontana San Vitoprestigio idraulico in quanto attraversato dal torrente Le Cesi. A ridosso del  “cunnùtte” (l’ingresso al paese), si possono scorgere sorgenti spontanee, che garantiscono tutt’oggi l’affluenza di acqua minerale dalle proprietà curative e diuretiche. Fontana Sciurtone, dei Coppi, Piscero e San Vito s’incastonano in un luogo sempre fresco e ameno, che rievoca ancora il clima semplice e puro di una comunità agro-pastorale ancora molto legata agli usi e costumi del proprio lavoro tanto da esserne da secoli uno stile di vita. Tutti conosceranno, infatti, il Bosco della Difesa, uno dei più importanti sui Monti Dauni in quanto riconosciuto come Sito di Importanza Comunitaria (SIC) grazie al suo pregiato sistema naturalistico. Oltre ai faggi, infatti, vi sono rose canine, primule, bucaneve, anemoni ed orchidee ai piedi di aceri, olmi, tigli e sorbi che fanno da ombra a lupi, ghiri e picchi. Un oasi naturalistica amata da grandi e piccini per la presenza dell’Orto Botanico, idealmente attrezzato da percorsi ed aree pic nic.

Ma l’originalità di Faeto si cela soprattutto negli abitanti, che oltre a mantenere il forte legame con il territorio, conservano da ben sette secoli la  propria lingua: il franco-provenzale. Esatto! Non un dialetto, i faetani parlanoImg 9491 ancora il francese di 800 anni fa, persistendo alle antiche contaminazioni italiane e alle odierne invasioni linguistiche dell’inglese. Ai tempi di Re Manfredi e a Corradino di Svevia (c.a. 1240), l’identità dell’attuale Faeto era riconosciuta in una borgata ricca di faggeti in cui furono eretti due soli monasteri, quello di San Salvatore e Santa Maria (attualmente nel centro storico), sede in cui, nel 1269, con ormai al potere Carlo I d’Angiò, si stanziarono i soldati provenzali in sostituzione di quelli svevi, costituendone così la comunità di Fajeto insieme alla sua lingua. Ogni anno, infatti, l’Associazione LEM-Italia (Lingue d’Europa e del Mediterraneo) e la Renaissance Française organizzano riunioni e convegni per lo studio, l’approfondimento e la valorizzazione nel recupero della lingua, oltre che della cultura francoprovenzale, prevedendo corsi certificati in lingua madre e scambi interculturali.

Oltre alla lingua, si sta parlando del paese del maiale nero, da cui derivano la pizza unta, con pezzi di maiale impastati con la pasta del pane e cotta direttamente sulla pietra, e l’ottimo prosciutto firmato Moreno inevitabilmente abbinato alla strazzata del Forno Sabatino, un pane a cancellate per diversa lavorazione in quanto cotta ad alta temperatura. Maxresdefault Tradizione vuole che la prima domenica di febbraio si celebri la “Féte de lu cajùnne”  (sagra del maiale) per omaggiare l’animale come simbolo dell’abbondanza. E come si dice “..del maiale non si butta via nulla”, durante questo rito, sono ripercorse tutte le fasi della mattanza compresa l’epilazione dell’animale in pubblico. Una tradizione che si esegue tra i mesi più freddi dell’anno, dicembre e febbraio, periodo in cui in antichità si gelavano le carni per evitare che marcissero. Come il francoprovenzale, anche la sagra del maiale nero a Faeto è rimasta intatta nel tempo e come ogni anno non si può che assaggiare il “suffrì e panùnte”, una pietanza a base di carne condita con peperoni sott’aceto e patate.

Per trascorrere del tempo in relax e nella natura, ripercorrendo le strade della storia, Faeto è una delle mete più adatte.

 

Fonti:

Comune di Faeto

Borghi Autentici

La Repubblica

Eccellenze Monti Dauni

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