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Libando: quel ristorante a cielo aperto in cui non ci stancheremmo mai di entrare

Dopo il successo di “Mediterraneo in strada”, “Urban Food” e “Grani di Puglia”, quest’anno Libando, il festival enogastronomico che ci sporca le mani, ci fa ballare e ci fa viaggiare attraverso i sapori italiani e del mondo, ha avuto come tema la “Cucina Madre”, perché infondo la cucina è tradizione e questo non va dimenticato

Dopo il successo di “Mediterraneo in strada”, “Urban Food” e “Grani di Puglia”, quest’anno Libando, il festival enogastronomico che ci sporca le mani, ci fa ballare e ci fa viaggiare attraverso i sapori italiani e del mondo, ha avuto come tema la “Cucina Madre”, perché infondo la cucina è tradizione e questo non va dimenticato.

Dal 20 al 22 aprile, piazza Francesco De Sanctis, via Duomo, piazza Purgatorio, piazza Cesare Battisti, piazza Marconi e corso Vittorio Emanuele si sono lasciate inebriare dai profumi del cibo di strada che da cinque anni aspettiamo golosamente, nel potpourri di colori e sapori dei suoi stand e food truck che puntellano il centro storico. Musica, risate, mani unte, cartocci da tenere in mano, braci calde, olio bollente che scoppietta all’impazzata, birre fresche e tanta voglia di assaggiare cibi nuovi: tutto questo è Libando, Viaggiare Mangiando, il nostro ristorante a cielo aperto in cui non ci stancheremmo mai di entrare.

Quest’anno la vera protagonista è stata la cucina madre. Una cucina che vuole puntare sul suo volto al femminile per la 5^ edizione dell’evento promosso dal Comune di Foggia, Assessorato alla cultura, in collaborazione con l’associazione Di terra di mare, l’impresa creativa Red Hot, Streetfood Italia, Asernet e Le Mamme dei Vicoli. Nelle tre giornate dedicate all’evento gastronomico più atteso dell’anno dai foggiani e non solo, chef donne e donne legate alla tradizione culinaria pugliese, si sono alternate in interessanti incontri nel cortile interno del seicentesco palazzo Brancia, ubicato al civico 3 di piazza De Sanctis, proprio difronte l’ingresso principale della Cattedrale.

Per questa edizione si è voluto sottolineare l’importanza della cucina tradizionale, una cucina che non passerà mai di moda. Ognuno di noi ha legato un ricordo della propria infanzia ad un odore o ad un sapore di un piatto preparatogli dalla mamma o dalla nonna. In questo clima di amarcord e profumo di sugo con le braciole, la sera prima del tanto atteso derby pugliese Foggia-Bari, la storica pastaia di Bari Vecchia, Donna Nunzia, che ha iniziato questa nobile e saporita arte all’età di sei anni, ha incantato tutti con il suo tutorial sulle orecchiette. La donna è diventata una vera e propria star del web grazie al video che gli Igers di Bari le hanno fatto durante una delle sue “performance” nei vicoletti della città vecchia, in occasione del “World wide instameet 15” di Instagram  e che ha raggiunto ben 2 milioni di visualizzazioni. La buona cucina supera qualsiasi rivalità!

Con un bicchiere di sangria in una mano e un pezzo di focaccia di grano arso nell’altra, ci siamo avventurati tra le stradine del centro, seguendo i profumi come cani da tartufo. Ci siamo inoltrati in vicoletti nascosti dei quali non sapevamo neppure l’esistenza, abbiamo ballato in piazza Purgatorio sotto a fili di lucine sospese, in via Duomo abbiamo assaggiato le arepas venezuelane, piccoli panini prepararti con farina di mais e farciti con carne e verdure speziate, abbiamo cantato in piazza Francesco De Sanctis con un buon bicchiere di birra artigianale in mano e abbiamo terminato la serata addentando una profumata e fragrante sfogliatella napoletana.

Quest’anno, inoltre, le strade dedicate al festival si sono illuminate e colorate grazie al progetto light art e light design “FFF” di Romano Baratta, che ha saputo dare una nuova e suggestiva veste notturna ai palazzi antichi del centro storico ornati con diverse parole che ci portano a riflettere sulle nostre tradizioni, sull’attualità e sui legami.

Per far scoprire e riscoprire ai foggiani e ai visitatori la città vecchia, durante le tre giornate ci sono state aperture straordinarie di siti di grande interesse storico e artistico. Gli ipogei di piazza Purgatorio e via San Domenico sono rimasti aperti dalle 21 alle 24, così come anche la Chiesa di Santa Maria della Misericordia, conosciuta da tutti come come la “chiesa dei Morti”, avvolta da racconti e leggende, fatta costruire dalla Congregazione religiosa dei Bianchi nel 1645, che aveva il compito di recare gli ultimi conforti spirituali e seppellire i condannati a morte.

Un vero e proprio spettacolo culinario quello al quale abbiamo assistito quest’anno, che ha ricevuto però anche qualche critica. Alcune persone si sono lamentate dell’assenza di bagni chimici in prossimità degli stand, di scarsi controlli e di prezzi stellari. Noi non vogliamo pensare alle negatività, speriamo che di anno in anno questo evento di caratura nazionale migliori sempre di più. Possiamo dirvi però che le tre giornate dedicate a Libando sono giornate di festa per la città di Foggia, giornate in cui le piazze e le strade del centro si riempiono di gente venuta da tutta la Puglia e non solo. Possiamo dirvi che in quei tre giorni una città come la nostra, non sempre apprezzata persino dai suoi stessi cittadini si diverte e indossa una veste nuova. Una città la nostra che, come segnata dalla frase scarlatta “Fuggi da Foggia…”, si porta dietro da sempre l’immagine di città problematica, che difficilmente viene scelta per una vacanza.

Ben vengano allora eventi come Libando, che uniscono le persone di tutta la regione e non solo, le fanno cantare, ballare, sorridere e gustare piatti della tradizione serviti in piccoli cartocci da portare passeggiando tra le viuzze del centro, tra luci, musica e profumi. Ben vengano le ondate di odori che ci fanno viaggiare dall’Abruzzo al Venezuela, i food truck che ci fanno gustare la paella valenciana e le bombette di Alberobello, i cannoli siciliani e gli scagliozzi, e la musica che risuona tra i vicoli e rianima il cuore della città.

Foggia deve essere riscoperta e rivalutata, partendo anche da un festival dello street food, perché questa città ha tanto da offrire ma troppo spesso bisogna andarselo a cercare. Foggia non è solo calcio e buche, Foggia è la città che ha dato i natali al grande compositore Umberto Giordano, è la città degli eleganti palazzi settecenteschi, delle 51 chiese, dei vicoli che la domenica mattina profumano di sugo con le braciole, degli Ipogei Urbani, del Palazzo Imperiale di Federico II di Svevia, delle leggende, dei torcinelli, delle “case delle fate” e dei racconti degli anziani dei devastanti bombardamenti del 1943.

Non giudicateci se in questi tre calde giornate di fine aprile abbiamo amato un po’ di più la nostra città, l’abbiamo vista rinascere e stringersi intorno al cibo, tra focaccia barese, panzerotti fritti, sangria, pesce fritto ed empanadas argentine, ed è stato bellissimo.

Foto di Maurizio Pitisci

 

 

 

 

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