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“La calza dei morti”: quando a Foggia i bambini aspettavano con ansia le caramelle

“Era bellissimo trovarla sotto al cuscino appena svegli, ogni volta non ce l’aspettavamo”: la calza dei morti è il simbolo di una nostra tradizione antichissima che però oggi ha perso un po’ la sua magia.

La notte tra l’1 e il 2 novembre è una notte di magia e mistero, in cui credenze, superstizioni e gioia si racchiudono in un unico simbolo: la calza dei morti. Perché a Foggia proprio in questo giorno si regala “la calza” mentre nel resto d’Italia si regala il giorno dell’Epifania?

L’intervallo di tempo che trascorre tra la notte di ognissanti e quello della befana è quello dell’anno in cui l’inverno avanza, la natura muore, i colori si fanno sempre più scuri e le giornate diventano più corte. Anticamente si collegava questo periodo alla morte e si era soliti definirlo il “tempo dei morti” in cui i morti tornavano a far visita ai propri cari. In alcune città la calza si regala ai bambini il giorno dell’Epifania, cioè quando i morti vanno via, mentre a Foggia la calza rappresenta il dono che chi non c’è più fa appena arriva.

La “Festa dei morti” nacque come capodanno celtico e fu poi trasformata in una festa religiosa per commemorare i propri cari e per insegnare ai bambini a non aver paura della morte. Questa tradizione che sembra legata esclusivamente al dolore e al ricordo è in realtà un vero e proprio evento atteso dai più piccoli che non vedono l’ora di trovare accanto al cuscino una calza coloratissima e piena di cioccolate e caramelle. Fino agli anni ’20 la calza, lavorata ai ferri, era riempita di frutta secca, mandarini, mele cotogne, noci, cachi, castagne, uva, mandorle e tutta la frutta di stagione che era possibile trovare. Doni della terra e non del consumismo. Poi la frutta fu sostituita dalle caramelle, dai soldini di cioccolato, dai cremini e a volte persino dal carbone, segno che qualcuno non si era comportato benissimo.

La signora Anna D. ci racconta così la sua calza dei morti: «Anche se mio padre non se la poteva permettere, noi bambini il 2 mattina la trovavamo sempre e capivamo che i nostri nonni erano venuti a farci visita. Era bellissimo trovarla sotto il cuscino appena svegli, ogni volta non ce l’aspettavamo. Ora non è più cosi, i bambini non solo se l’aspettano ma la pretendono!».

Ma perché riempire proprio la calza? Perché non riempire di caramelle un cappello o un semplice sacchetto? La risposta è ancora una volta suggestiva: la calza è indossata dal piede che rappresenta la parte del corpo più vicina alla terra, luogo in cui vengono sepolti i morti, ecco spiegato il motivo per cui si è soliti schiacciare la terra dopo una sepoltura.

«Il 2 mattina andavamo con la nostra calza piena di caramelle al cimitero a ringraziare i nostri cari con la preghiera “A cavezette de l’àneme d’i mùrte, addefrissche ‘a l’àneme de chi t’eja mùrte”.– Così ci racconta la signora Grazia B. il giorno della Festa dei morti – All’epoca le caramelle Rossana erano un lusso, i miei genitori le compravano sfuse da “Rocchino”. Erano le mie preferite!».

Prima ci si accontentava di qualche caramella e cioccolatino, ora invece si è persa un po’ questa magia. Queste nostre tradizioni sono state oscurate da altre feste, passando così in secondo piano. Continuate però a regalare “i cavezette di murte”: non lasciamoci alle spalle questa tradizione antica che fa parte della nostra storia e della nostra città.

 

 

 

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