Ambiente

In 12 mesi di attività, segnalati 190 illeciti ambientali in Capitanata! Il report degli Ispettori Ambientali Territoriali

In  dodici mesi di attività hanno documentato e segnalato 190 illeciti ambientali, circa 2000 ore di servizio operativo volontario, l’inquinamento provoca il cancro.
Manfredonia,  Da quando sono attive, hanno scoperto e documentato la bellezza di 190 illeciti ambientali tra abbandoni di rifiuti, depuratori non funzionanti alla decreto legislativo 152, ritrovamento di circa 500 carcasse di auto in tutta la Capitanata ma maggior parte nel territorio del comune di Cerignola, scarichi di tir pieni di rifiuti di ogni genere ecomafie, rimozione e ripristino a madre natura del Lago diga Capacciotti, rimozione e ripristino carcasse nella ex pista militare di Borgo Mezzanone   conferimenti irregolari al servizio di raccolta, scarichi non autorizzati, trasgressioni ai regolamenti di Polizia urbana e rurale. Un bilancio di fine anno più che lusinghiero quello degli Ispettori Ambientali Territoriali volontarie Civilis del Comandante generale Giuseppe Marasco, di supporto alle forze di Polizia dello Stato. Gli illeciti ambientali con cui gli Ispettori Ambientali Civilis si trovano più frequentemente ad aver a che fare sono l’esposizione di rifiuti in giorni e orari non consentiti e, soprattutto, gli abbandoni, sia nei centri abitati, ma soprattutto in aperta campagna. Non sempre è possibile risalire ai responsabili ma in molti di casi gli Ispettori, ci sono riuscite e hanno trasmesso prove e indizi alla Polizia Municipale. Adesso si vogliono  anche attrezzate con  una foto trappola mobile (nella foto) in grado di identificare più agevolmente gli autori degli abbandoni, con la collaborazione della Polizia Locale e della Amministrazione Comunale di Manfredonia attualmente assente nei confronti della CIVILIS.

Il Comandante Marasco Giuseppe dice: “La Costituzione, fa cenno all’esigenza di tutela dell’ambiente e della salute, ma il riferimento appare più focalizzato sul concetto di ambiente come espressione di bellezza, e di salute come salute in generale, non direttamente riferita alla natura. Anche il codice penale, nella sua stesura originaria, in linea con comune sentire dell’epoca, non ha prestato particolare attenzione alla materia, prevedendo reati generici che sono stati utilizzati dalla magistratura per contrastare fenomeni che, pur avendo già assunto rilevanza nelle comuni coscienze e nel mondo scientifico, non trovavano specifica tutela in ambito penale; l’azione penale veniva esercitata sul filo dell’interpretazione estensiva, al confine dell’interpretazione analogica – vietata dal diritto penale – con tutte le conseguenti eccezioni. Si pensi all’uso fatto per anni delle contravvenzioni di cui agli articoli 674 (getto pericoloso di cose) e 734 c.p. (distruzione o deturpamento di bellezze naturali) per contrastare fenomeni non altrimenti puniti, nonché la contestazione, in alcuni processi, dei gravissimi reati di cui all’art. 434 (crollo di costruzioni o altri disastri dolosi) e 439 c.p. (avvelenamento di acque o di sostanze alimentari), concepiti per contrastare azioni aventi finalità ben diverse da quelle dell’offesa all’ambiente.”

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