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Trincucci annuncia l'addio all'ANPI di Lucera, ma il verbale è ancora un rebus
Trincucci annuncia l'addio all'ANPI di Lucera, ma il verbale è ancora un rebus
Le dichiarazioni di Trincucci, le versioni contrastanti degli ex componenti della Commissione Cultura e gli interrogativi sul verbale. Sullo sfondo anche l'incarico nella Società di Storia Patria per la Puglia
«A giorni presenterò le dimissioni da presidente dell'ANPI per togliere dall'imbarazzo chi ha avuto un'idea diversa su un nome divisivo. Ho agito in buona fede». È quanto ha dichiarato il dottor Giuseppe Trincucci, affidando nuovamente le proprie parole al quotidiano L'Attacco, in un articolo firmato dalla giornalista Claudia Ferrante e pubblicato nell'edizione di ieri, 3 ottobre.
Quella annunciata da Trincucci sembra essere l'ultima mossa per mettere un punto a una polemica che, nell'arco di pochi giorni, lo ha visto finire al centro del dibattito politico cittadino. Una vicenda nata dalla proposta di intitolare una strada di Lucera a Giorgio Almirante, approvata dalla Giunta Pitta e successivamente revocata, e che ha assunto contorni particolarmente controversi dopo la scoperta che il verbale della Commissione Toponomastica riportava proprio la firma di Trincucci in qualità di presidente dell'organismo.
Un elemento che ha inevitabilmente suscitato stupore e alimentato altre polemiche, considerando che Trincucci ricopre tuttora – almeno fino alle dimissioni annunciate, che parrebbero essere già state formalizzate – la presidenza della sezione lucerina dell'ANPI.
Alla luce della decisione annunciata da Trincucci, la sua firma su quel controverso verbale potrebbe aver provocato imbarazzi e malumori negli ambienti dell'ANPI provinciale di Foggia, intervenuta pubblicamente nella vicenda per contestare l'intitolazione e chiederne la revoca, prima che il documento venisse pubblicato e fosse resa nota l'identità del presidente della Commissione Toponomastica.
Sulle colonne de L'Attacco, Trincucci esordisce così: «Questa vicenda ha assunto i contorni di uno squallore senza precedenti. Voglio precisare che il mio ruolo di presidente della Commissione Toponomastica esula da ogni altro mio ruolo assunto. Sono sì, presidente dell’ANPI di Lucera, ancora per poco, ma questa è una cosa che attiene alla mia sfera privata, in cui ci sono passioni ed hobby che da tempo coltivo».
Non si può dire altrettanto, tuttavia, se si considera che Trincucci ricopre, dal 2009, anche la carica di presidente della sezione lucerina della Società di Storia Patria per la Puglia. All'interno della medesima associazione, risulta inoltre indicato come referente per la Capitanata nella sezione dedicata alla toponomastica.
Naturalmente, la semplice sovrapposizione dei due incarichi non determina automaticamente un conflitto di interessi, ma rappresenta un aspetto che merita quantomeno un approfondimento. La questione assume rilevanza qualora gli orientamenti o gli interessi dell'associazione possano condizionare, anche solo in apparenza, l'imparzialità delle valutazioni che Trincucci è chiamato a esprimere in seno a un organismo comunale nel quale è presente da circa trent'anni, prima come componente e successivamente come presidente.
L'erudito lucerino prosegue nelle sue dichiarazioni: «Sono un uomo di sinistra e questo è indubbio, non ho cambiato casacca. Nutro profondi sentimenti antifascisti». Come più di qualche compañero, anche il dottore sembra aver attraversato, in passato, un momento di crisi della propria fede politica.
Nel 2005, infatti, Trincucci si candidò alle elezioni regionali nella lista civica di centrodestra "La Puglia prima di tutto", a sostegno di Raffaele Fitto, all'interno di una coalizione che comprendeva Forza Italia, UDC, Alleanza Nazionale (con tanto di fiamma tricolore del MSI) la lista congiunta PSI-PRI e il Movimento Idea Sociale di Pino Rauti.
In quella tornata elettorale, che vide l'elezione di Nichi Vendola alla presidenza della Regione Puglia, Trincucci raccolse 750 voti, senza riuscire a conquistare un seggio.
Trincucci prosegue poi: «Il tema di intitolare una strada a Giorgio Almirante era stato posto da diverse anime della città. Nella giornata di lunedì così mi scriveva Massimiliano Monaco, componente della Commissione: "Io dissi: una strada anche a Craxi, ad Almirante e a Fanfani, ma tutti insieme. Ora perché Craxi non passò ed Almirante sì, rimane un mistero"».
E se rimane un mistero sapere chi siano queste «diverse anime della città» che avrebbero avanzato la proposta di intitolare una strada ad Almirante, altrettanto poco chiari restano i criteri e le valutazioni che hanno accompagnato l'esame delle diverse proposte durante la seduta. Da Almirante a Berlinguer, passando per Mattei e Fanfani, non è dato sapere quali considerazioni abbiano portato la Commissione a esprimersi favorevolmente sulle intitolazioni poi sottoposte alla Giunta comunale per la deliberazione. Nel verbale, infatti, non compare alcuna traccia di discussioni, motivazioni o valutazioni in merito.
Nel corso delle righe, Trincucci replica anche agli ex componenti della Commissione Cultura, Antonio Dell'Aquila, Francesca Niro e Rossella Travaglio, che in un comunicato congiunto avevano preso le distanze dai lavori della Commissione Toponomastica, precisando di aver partecipato esclusivamente alla seduta di insediamento e di non aver condiviso l'intitolazione ad Almirante.
Secondo Trincucci, invece, gli esponenti della Commissione Cultura erano stati regolarmente convocati anche per la seduta contestata, senza tuttavia prendervi parte. A sostegno della propria ricostruzione, il presidente ha dichiarato:
Durante questa amministrazione la Commissione si è riunita due sole volte, una nel 2022 e una, questa tanto contestata, l’anno scorso. Ci sono state una serie di sollecitazioni sia in privato che in pubblico di persone che non hanno una via o un numero civico, c’era la necessità di risolvere e nel mio piccolo, mi sono attivato. Poi sono state fatte delle scelte. La Commissione, a titolo gratuito, è stata convocata secondo le regole, sono stati chiamati anche esponenti della Commissione Consiliare Cultura dell’epoca, compreso il presidente di allora, Antonio Dell’Aquila, che ora si straccia le vesti, non conosco il motivo per cui durante la seconda seduta non si sono presentati.
Nel numero di oggi de L'Attacco, Dell'Aquila ha ribadito la propria posizione, dichiarando: «Io e gli altri consiglieri comunali non eravamo presenti in quel verbale della Commissione Toponomastica perché non avevamo titolo ad esserci. Il nostro ruolo era circoscritto alla sola introduzione dei lavori, non eravamo membri di quella commissione, pertanto non vi abbiamo preso parte perché non avevamo titolo, né io né gli altri consiglieri».
Niro, invece, ha fornito una versione diversa: «In qualità di consigliera, così come gli altri colleghi facenti parte della Commissione Cultura, avrei avuto diritto ad essere nella Commissione Toponomastica, eppure, sebbene non ricordi perché fossi assente, non ricevetti comunicazione di convocazione. Io quell’invito non l’ho ricevuto, come pure non ho ricevuto il verbale. Ravvedo tante anomalie, anche sul numero dei presenti».
Trincucci rivendica inoltre la correttezza del proprio operato, dichiarando di aver persino presentato un esposto-denuncia in Prefettura e in Procura per sollecitare la conclusione dell'iter documentale, allegando i verbali delle sedute.
Proprio il verbale della riunione del 28 aprile 2025 presenta, tuttavia, alcuni aspetti che meritano ulteriori chiarimenti. Il documento, sottoscritto dal presidente Trincucci e dalla segretaria verbalizzante Tiziana Faccilongo, è stato redatto soltanto il 27 maggio successivo e trasmesso ufficialmente il 25 novembre, prima di essere protocollato dal Comune di Lucera il 27 novembre 2025. Dalla riunione alla redazione sono trascorsi 29 giorni, mentre dalla stesura alla protocollazione esattamente sei mesi.
Ma il nodo principale riguarda il numero legale. Nella tabella iniziale risultano presenti soltanto tre componenti su dodici: Massimiliano Monaco, Sergio Emanuele Granieri e Giuseppe Trincucci. Eppure, alle ore 11:35, il verbale riporta che il presidente, «in seconda convocazione, verifica la maggioranza (4/12), dichiara valida la seduta». Non viene tuttavia specificata l'identità del quarto componente.
L'ispettore della Polizia municipale Ciro Curcelli, presente alla riunione, non figura infatti tra i dodici membri della Commissione. Carmen Di Cesare – che ha partecipato ai lavori in qualità di delegata della dottoressa Domenica Franchino – entra soltanto alle 12:15 per presentare un rendiconto sullo stato delle nuove intitolazioni e si allontana dalla seduta alle 12:30 a causa di urgenti impegni di lavoro. Il suo ingresso, dunque, risulta successivo alla verifica della maggioranza riportata nel verbale.
Per stabilire se la seduta fosse effettivamente valida occorrerebbe conoscere il quorum previsto dal regolamento della Commissione, che non risulta reperibile nella sezione "Amministrazione Trasparente" del Comune di Lucera. In assenza di tale documento non è possibile formulare conclusioni sulla regolarità della seduta.
Non sono mancate, infine, le stoccate al sindaco Giuseppe Pitta. Nei giorni scorsi, intervenendo ai microfoni di TeleFoggia, il primo cittadino aveva dichiarato che la Giunta aveva deliberato senza effettuare una verifica puntuale su tutte le intitolazioni proposte. Pitta aveva inoltre manifestato stupore per la proposta di dedicare una strada ad Almirante, definendo quanto accaduto una «leggerezza» che non avrebbe mai immaginato, soprattutto considerando che a presiedere l'organismo incaricato di esaminare le proposte fosse proprio il presidente dell'ANPI cittadina.
Parole alle quali Trincucci ha replicato con toni abbastanza duri:
Trovo indegne le parole rivoltemi dal Sindaco, il quale mi addita di responsabilità di questa vicenda, dicendo che la Giunta si è fidata ciecamente della mia proposta, che ricordo, è pervenuta da tante persone, inclusi alcuni componenti.
È inaccettabile che un amministratore non legga o non presti la dovuta attenzione a ciò che viene proposto e che è di vitale importanza per la comunità amministrata. La Delibera è stata inviata a tutti i consiglieri e nessuno ha sollevato il problema sul nome.
Questo episodio ha dimostrato che la città non ha una classe politica decisa.
Al di là delle polemiche e delle reciproche accuse, restano dunque diversi aspetti della vicenda ancora da chiarire. Dalle modalità di convocazione della Commissione Toponomastica alla verifica del numero legale, passando per i tempi di redazione e protocollazione del verbale, la ricostruzione dei fatti lascia aperti interrogativi ai quali, al momento, la documentazione disponibile non consente di dare una risposta definitiva.