Torremaggiore, dove il Codacchio sa di Mirinello

Tra torri romane e duchi spagnoli dell'Alto Tavoliere

Foggia Reporter

Da un castrum a Codacchio è un attimo e se si passa di qui, si è travolti dall’odore del Mirinello: si va a Torremaggiore.

Torremaggiore nacque all’ombra della Turris Maioris, la torre superiore dell’acquedotto romano sull’Appia, luogo di accampamenti dei Trumviri di Teanum addetti al convogliamento delle acque nel territorio.

Un luogo nevralgico che, intorno all’anno 1000, vide l’ampliamento in un borgo bizantino con tanto di area castrale e il monastero benedettino di San Pietro; oggi riconosciuti tra i ruderi di Castel Fiorentino e Dragonara. L’arrivo dei normanni e degli Svevi-Angioni fu per questo luogo il massimo splendore: due piccoli centri abitati e salvaguardati da una secolare fortezza militare romana, ben “sfruttata” da Federico II di Svevia.

Per fortuna, vi è da dirsi..! In seguito alla sua scomparsa del Puer Apuliae, nel 1255, Alessandro IV, suo rivale, inviò le truppe papali ad invadere lo stesso borgo costringendo i poveri abitanti di Castel Fiorentino  e Dragonara a rifugiarsi inevitabilmente nell’antico castrum.  Una sorta di ritorno alle origini concesso dall’abate Leone, il quale aiutò la popolazione a ricostruire una serena quotidianità intorno alla torre svevo – normanna del castello ovvero in Codacchio, esattamente uno dei quartieri più antichi dell’attuale città di Torremaggiore.

Torre di Castel Fiorentino – Ph. Credit: Rete Comuni Italiani

Nel XII secolo dagli Angioini si passò agli Aragonesi: i duchi di Sangro per ben cinque secoli governarono sui feudi le città dell’Alto Tavoliere istituendo a Torremaggiore molte opere ancora esistenti, tra cui la propria residenza: un ampliato a più riprese in stile rinascimentale della torre normanna, nel cuore di Codacchio, in parte andato perduto a causa del terribile terremoto del 30 luglio del 1627.

Quest’ultimo evento, infatti, ha determinato la scomposizione dell’agglomerato architettonico del centro storico vissuto per secoli da contadini e transumanti e ulteriormente devastato dalle battaglie di brigantaggio durante il 1862. Il fascino di Torremaggiore, però, è racchiuso proprio in quest’aspetto naturale e distinto, fatto di abitazioni e rovine, un tempo considerate la vergogna della città, così denigrate e abbandonate.

Castello di Torremaggiore

Nel centro storico di Torremaggiore, il Palazzo Ducale permane nella sua bellezza come uno dei più importanti monumenti nazionali e insieme ad esso risale l’eco delle gesta de Sagro per il recupero artistico della maggior parte delle chiese presenti nel centro di Torremaggiore come il romanico del Santuario di Maria Santissima della Fontana e il campanile di San Nicola, sinonimo di vita semplice e rurale.

In questo quadro storico culturale, insito di imprese regali e maestose, però vi sono anche impronte popolari autentiche come le chiese Arbëreshë di Santa Maria della Strada e della Madonna di Loreto in puro stile barocco.

Santuario di Maria Santissima della Fontana

Nella lunga lista del patrimonio di Torremaggiore, il mirinello gode pieno riconoscimento nazionale in quanto opera culinaria di unico valore: una bevanda digestiva e versatile ingrediente dell’enogastronomia locale, che grazie all’essenza delle ciliegie selvatiche fa di sé un liquore “made in Torremaggiore” che nessun’altra città potra mai copiare.  

Fonte: “Rime di Paolo di Sangro – Duca di Torremaggiore”, Stamperia di Giuseppe Roselli, 1698

Cucciolla, A., “Vecchie città /Città nuove”, Dedalo, 2006.

Panzone, C., “Historia di Torremaggiore e del suo territorio dal neolitico ai nostri giorni”, Arti Grafiche Favia, 2018

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