Cultura e territorio

Una salentina a Foggia, l’emozionante racconto della blogger Benedetta: “In Capitanata mi sono sentita a casa”

Tempo fa vi abbiamo riportato la lettera di Masha, una siciliana in vacanza sul Gargano che ha raccontato il suo viaggio alla scoperta delle bellezze della provincia di Foggia al profumo di salsedine. Un racconto da leggere tutto d’un fiato sul suo ultimo viaggio alla scoperta del Gargano, una terra dai mille volti che incanta da sempre tutti i suoi visitatori.

Questa volta, invece, vogliamo riportarvi uno stralcio di un interessante articolo scritto da Benedetta Giangrande della sua esperienza a Foggia, una salentina “trapiantata” nel Tavoliere. “Nell’articolo tratto dal mio blog racconto e descrivo tutti i luoghi che ho visitato nel Sub Appennino Dauno e sul Gargano, Foresta Umbra compresa – ci spiega Benedetta -. E’ il mio omaggio a un territorio forse non abbastanza promosso e apprezzato come meriterebbe”. Ecco il racconto di Benedetta, una salentina a Foggia.

Certe storie iniziano così, col “piede sbagliato”, e poi invece accade che un cambio di programma si tramuta in un colpo di fortuna e un imprevisto dà vita a un viaggio incredibile pieno di sorprese, come i nostri 4 anni a Foggia. Tutto ebbe inizio nell’estate del 2016 quando, come un fulmine a ciel sereno, scompigliando i nostri piani, ci giunse la notizia che invece di trasferirci a poco più di un’ora da casa ci saremmo dovuti trasferire a Foggia.

Senza offesa per i foggiani, ma in quel momento fu una notizia shock! Ci spaventava l’idea di vivere in una città che non avevamo mai visitato prima e forse eravamo anche un po’ influenzati dai pregiudizi.

Tuttavia, da fuorisede ormai rodati, non ci facemmo scoraggiare da quell’improvviso cambio di programma, dipeso da cause di forza maggiore legate a motivi di lavoro. In fondo quello sarebbe stato il nostro “nuovo inizio”, la nostra prima convivenza, e se un’incalcolabile congiunzione astrale aveva stravolto i nostri piani di sicuro aveva avuto le sue ragioni. Oggi posso dirlo con certezza: questi 4 anni a Foggia sono stati fin ora i più belli di sempre. E ora vi racconto perché…

Il Tavoliere delle Puglie

Tra le immagini che più mi sono rimaste impresse nel cuore, ricordo quelle infinite distese di grano che accompagnavano i nostri viaggi al mare, sul Gargano, o le nostre consuete visite ai borghi medievali del Sub Appennino Dauno. Era la terra di mezzo, la pianura dorata che divideva il mare dalla montagna. Il sacro confine tra la costa adriatica e l’entroterra dauno.

Il Tavoliere delle Puglie è la più vasta pianura dell’Italia centro-meridionale, racchiuso tra l’Appennino di Capitanata a ovest, il Gargano e il Mar Adriatico a est e le Murge a sud. Viene definito “il granaio d’Italia” per le sue infinite coltivazioni di grano e frumento per cui la Puglia è famosa in tutto il mondo. In ogni spiga di grano conserva ancora il forte odore di storia e tradizioni di cui ancora oggi il Tavoliere mostra fiero i segni.

Fovea

Che dire di Foggia, oltre al fatto che si trova in un punto strategico, ideale per raggiungere facilmente ogni parte della regione e fuori, grazie anche ai suoi collegamenti ferroviari e non solo?

Di Foggia mi hanno colpita tante cose, ad iniziare dal suo centro storico, a tratti cupo e controverso, ma così ampio e variegato. Dall’ariosa e colorata via dei negozi, che conduce alla piazza principale – Piazza Italia, con la sua imponente fontana centrale e i suoi palazzi antichi, si passa ai vicoli più intimi e caratteristici, dove si ha l’impressione di aver fatto un salto nel passato.

Ci si addentra così, tra qualche stendino davanti alla porta di casa e i motorini appoggiati al muro, nel cuore di un quartiere ancora molto legato alle sue radici e alle sue tradizioni. Da Piazza Mercato, che di sera si trasforma in un punto di ritrovo per i più giovani, si accede a Piazza Duomo, dove regna indiscussa la Chiesa Madre, con il suo fascinoso campanile.

Tanti locali, pub, negozietti e bracerie animano ogni singola arteria del centro storico. Non ricordo un posto dove abbia mangiato male e speso tanto. La pizza a Foggia è una garanzia. Sì, proprio come a Napoli. Per non parlare degli ipogei urbani, antiche abitazioni sotterranee che ancora oggi è possibile visitare. E tra un vicoletto e l’altro capita di incrociare uno sguardo familiare che con un sorriso ti riconosce e ti fa sentire a casa.

La semplicità e la spontaneità caratterizzano la vita di ogni giorno. I foggiani sono fatti così, senza fronzoli e formalità, gente schietta che parla un dialetto incomprensibile, privo di vocali. Inizialmente diffidente, il popolo foggiano ti studia cercando di capire se di te si può fidare, per poi mostrarti la sua natura così autentica e concreta. I foggiani pagano il prezzo di una città distrutta dai bombardamenti della seconda guerra mondiale e dalle inevitabili conseguenze sociali ed economiche che ne sono scaturite.

È per questo, forse, che sono spesso inconsapevoli della bellezza che li circonda. Confondono per normalità l’arte e la storia che trasudano dai palazzi superstiti e dai castelli dei borghi vicini. Per non parlare del Gargano che ricorda fedelmente la Grecia, e di tutto il resto di cui continuerò a raccontarvi.

Nel bel mezzo della pianura che separa il Subappennino Dauno dal promontorio del Gargano, nel cuore del Tavoliere sorgono luoghi che vale la pena scoprire. Lucera è stata tra le prime bellissime sorprese di questo territorio, a soli 20 minuti in auto da Foggia. Ci andavamo spesso la domenica pomeriggio, per una passeggiata lungo il viale illuminato dalle vetrine, o per un calice di vino tra le vie del centro storico.

Graziosissima città d’arte vanta, tra le sue perle, l’antico Anfiteatro Romano del I secolo, il Castello Svevo-Angioino costruito da Federico II e la grande cinta muraria con torri e bastioni di Carlo I d’Angiò. E poi ancora la splendida Cattedrale romanica del 1302 e molti altri monumenti e scorci che rendono Lucera una piccola bomboniera da non perdere. Elegante e raffinata.

Già dai primi weekend della nostra vita a Foggia iniziammo a perlustrare i dintorni dauni, alla ricerca di meraviglie tutte da scoprire. Una delle prime gite fuori porta fu all’insegna di un trio di borghi medievali: Troia, Bovino e Deliceto. La prima dell’elenco rientra tra le perle del Tavoliere. Antichissima cittadina ricca di tesori artistici, tra cui la Concattedrale romanica del 1093 famosa per il suo rosone ad undici raggi.

La visita al borgo di Troia durò circa un’oretta, giusto il tempo di ammirarne la quiete tra le sue vie, la semplicità della vita che si affacciava dai balconi e l’indimenticabile squisitezza locale: la Passionata. Come non citare il castello di Deliceto e il borgo antico di Bovino, entrambi arroccati sulle alture dei Monti Dauni e circondati da orizzonti infiniti, dai quali non si riesce a udire nient’altro che il rumore del vento.

Passeggiando tra quei vicoli discreti e silenziosi si aveva la sensazione di trovarsi in angoli di mondo dimenticati da Dio, dove spazio e tempo assumevano nuove forme e dimensioni e la vita si faceva più lenta e sottile. Pensavo tra me e me: <<non so se vivrei mai in un posto così…>>, eppure consiglierei a tutti di passarvi almeno una volta nella vita, per assaporare la vera essenza dei luoghi e sentirsi in pace con se stessi.

Se volete continuare a leggere l’interessante articolo di Benedetta, vi consigliamo di continuare la lettura direttamente sul blog.

Redazione

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