Crediti Foto: Di Testa e Di Gola

Troia, la città della Passionata che conquista tutti

Avete mai assaggiato questo squisito dolce di Troia?

Foggia Reporter

Troia – Sulle pendici del Subappennino Dauno, a 439 metri sul livello del mare, tra l’oro dei campi di grano e il verde del Tavoliere, sorge una città antichissima, che sembra essersi cristallizzata nel tempo e che riesce sempre a sorprendere i suoi visitatori. Questa piccola cittadina della provincia di Foggia che porta il nome del celebre sito storico, nel quale si combatté la famosa guerra del mondo antico narrata da Omero nell’Iliade, non è poi così lontana dal mondo greco. Stiamo parlando di Troia, “Troië” in dialetto pugliese, conosciuta fino agli inizi del Novecento anche come “Troja”.

Questo piccolo comune di poco più di 7mila abitanti vanta origini illustri: secondo la leggenda fu fondato tra il XII e l’XI secolo a.C. dall’eroe greco Diomede che partecipò accanto ad Ulisse nella conquista della città di Troia dell’Asia Minore. I ritrovamenti archeologici daterebbero la cittadina pugliese anteriore alle guerre puniche. Prima di essere colonizzata dai Romani, era conosciuta come “Aika”, latinizzata poi in “Aecae”. Il centro iniziò ad avere un importante sviluppo socio-economico solo in età imperiale, quando si trovò ad essere attraversato dalla via Traiana, nel tratto compreso tra l’odierno Ariano Irpino e Herdonia (l’attuale Ordona).

Spartiacque tra il Sacro Romano Impero d’Oriente e quello d’Occidente, dopo le invasioni barbariche, la piccola città rinacque nel 1019 con il nome con cui la conosciamo oggi, ma non ebbe vita facile. Crocevia di diverse culture e popoli, fu assediata dai saraceni, trasformata in roccaforte dai Bizantini e assediata nuovamente da Federico II di Svevia. Questo centro ai piedi dell’Subappennino Dauno, era molto ambito in quanto offriva una posizione strategica lungo la medievale via Francigena, erede della romana via Traiana.

BANDIERA ARANCIONE DEL TOURING CLUB

Quella che possiamo definire “la porta dei Monti Dauni”, è una piccola città tutta da scoprire e da riscoprire, ricca di storia, e che vanta diversi riconoscimenti, come la prestigiosa Bandiera Arancione delTouring Club che dal 2018 la accompagnerà, nuovamente, per un triennio fino al 2020.

Per chi non lo conoscesse, Touring Club è un’associazione no-profit che si occupa di turismo, e che certifica, con la sua ambita bandiera arancione, le eccellenze dei borghi dell’entroterra italiano. Per assegnare questo riconoscimento è importante però che il borgo rispetti determinati parametri, come l’accoglienza, la valorizzazione delle risorse locali, l’attrazione turistica, lo stimolo all’artigianato e alle produzioni tipiche. Troia rispecchia tutti questi prerequisiti e si distingue soprattutto per la presenza di un forte attrattore artistico e culturale, la Cattedrale.

COSA VEDERE A TROIA

Troia ha un patrimonio artistico molto ricco, che include la maestosa Cattedrale e altri edifici religiosi e storici che caratterizzano il corso principale, Corso Margherita, dal quale si diramano numerosi vicoletti laterali. Passeggiare tra le stradine del centro storico, mentre il leggero vento d’estate ci scompiglia i capelli, è una delle sensazioni più piacevoli che potessimo provare. Questo piccolo centro ha tanto da offrire e se si cerca la tranquillità è un vero toccasana.

Troia vive nella sua storia, la si respira tra le mura dei suoi vecchi palazzi signorili, negli occhi dei suoi abitanti, nel colorato dialetto locale, nelle sue chiese e nei suoi squisiti piatti locali. Il passato ha reso questa cittadina ciò che è oggi, una vera e propria meta turistica che si affaccia sul Tavoliere, uno scrigno di numerosi tesori artistici che la rendono uno dei borghi medievali più interessanti del Sud Italia.

La più importante fonte attrattiva della città è sicuramente la Cattedrale romanica. Costruito tra il 1093 e il 1125, secondo lo stile romanico pugliese, l’edificio è dedicato alla Beata Maria Vergine Assunta in Cielo, ed è sicuramente uno degli esempi più eclatanti dell’architettura romanica in Capitanata. Particolare interessa merita il suo meraviglioso rosone, esempio eccelso di tecnica scultorea e traforo, composto da undici colonne che si irradiano dal centro e sono connesse tra loro con un gioco di archi che fanno da cornice. Il numero dispari delle colonnine rende però il rosone asimmetrico, ma la scelta del numero “11” non è casuale, in quanto ha un importante valore simbolico. Undici è infatti il numero degli apostoli, escluso il traditore Giuda Iscariota, escluso proprio per sottolineare che chi pecca veramente non è più collegato a Gesù.

Se si va a Troia e si ama l’arte non si può non visitare il Museo Diocesano, custode di gran parte del tesoro artistico e archeologico della città. Il Museo Diocesano è un vero e proprio contenitore di ricchezze e beni storici ritrovati nel corso dei secoli attraverso scavi archeologici ed esposti in ben sei sale. A catturare la nostra attenzione è però la quinta sala, che custodisce orgogliosamente il Capitello delle quattro razze, un capitello in pietra calcarea scolpita su cui sono raffigurate quattro teste che, prima della scoperta dell’America, dovevano raffigurare le quattro popolazioni che abitavano la Terra (europei, africani, asiatici e arabi). Questo importante reperto archeologico collega idealmente Troia a New York: esiste infatti un capitello gemello conservato nel Metropolitan Museum della “Grande Mela”.

Cittadina avvolta dall’aurea religiosa, Troia rappresenta anche un’importante meta di pellegrinaggio in quanto tappa del percorso segnato dalla via Francigena, che in passato tracciava il cammino dei pellegrini che dal Nord Europa volevano raggiungere la Terra Santa. Oggi a Troia è ancora possibile incontrare forestieri che decidono di raggiungere Gerusalemme, passando proprio per i Monti Dauni, o anche pellegrini che seguendo la cosiddetta “via Micaelica” arrivano a Monte Sant’Angelo per raggiungere il Santuario dell’Arcangelo Michele.

Passeggiando lungo il corso principale del centro storico non possiamo non notare il Palazzo del Comune, un bellissimo palazzo risalente al XVI secolo d.C. Quello che ci ha colpito di questo palazzo è la presenza di tre immagini che si sovrappongono alla bandiera della pace e che raffigurano i tre simboli delle tre religioni monoteiste (cristiana, ebraica ed islamica).

TROIA E LA SUA PASSIONATA

Troia vanta moltissimi prodotti tipici spesso prodotti con una coltura biologica a km 0. Come non citare, ad esempio, il famosissimo vino Nero di Troia, prodotto rigorosamente con uva locale e conosciuto in tutta Italia. La vera protagonista di Troia è però la Passionata, un dolce ideato difronte la Cattedrale, nella piccola pasticceria “Casoli”, nata circa dieci anni fa. Qui ha preso forma un vero e proprio gioiellino della pasticceria locale, creato con tre tipi di ricotta (pecora, bufala e mucca), pandispagna e pasta di mandorle.

«Le mandorle ci arrivano da Toritto – ci dice il giovane proprietario -. Qui utilizziamo tutti prodotti pugliesi e locali, alcune passionate, infatti, quelle che vedete di color viola scuro, sono fatte con il Nero di Troia». Una sfilata di brillanti colori e sapori quella che si apre davanti ai nostri occhi: c’è la passionata verde al pistacchio, quella all’arancia, all’amaretto, alla nocciola, alle mandorle e persino alla curcuma. Affondare il cucchiaino in questo soffice gioiellino è un vero e proprio piacere per tutti i sensi che ci fa percepire la “passione” che i troiani hanno per il loro territorio, per i loro prodotti e per le loro tradizioni.

Tra stretti vicoletti che profumano di bucato appena steso e preziose architetture romaniche, Troia è un vero e proprio salto nel passato, in cui è bello perdersi in un pomeriggio d’estate, respirando l’aria di un eterno presente.