Stornara, il Reale Sito degli storni e del grano

Andiamo alla scoperta di Stornara

Foggia Reporter

Benvenuti alla diciannovesima puntata di Viaggiando s’impara

Gli storni in picchiata sulle creste dorate del grano rimandano al profilo di Stornara, che di uccelli ed agricoltura ne porta da sempre il nome.

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Agro di Stornara

Su Stornara, non di rado si vedono planare migliaia di storni in cerca di cibo tra le valli che in autunno ormai sono arse dal “fuoco” del sole. Come alla sua origine, databile tra il 1100 e il 1200, i cieli di Stornara sono la casa degli storni, volatili da cui la cittadina prende il nome. Questo è lo scenario bucolico-pastorale che circonda Stornara lungo la Via Traiana, un tempo luogo di transumanza e, prima ancora, palude puntellata da boschi lussureggianti.

Stornara è il punto nevralgico del basso Tavoliere delle Puglie, lì dove le bionde distese di grano si estendono lungo tutta la pianura. Ma la bellezza non è solo dettata dalla natura circostante. Nel cuore di Stornara si dispiegano sinuose le architetture sormontate da volte a crociera testimoniando le correnti e le influenze dei più grandi egemoni che hanno eccelso tra le terre daunie durante la storia. Decorazioni eleganti delle vie principali del paese, un tempo attraversate da lunghe schiere di greggi e pastori durante la transumanza. Scene suggestive, se si pensa al rimbombo del belo delle pecore sotto il profilo di Palazzo Schiavone o l’attuale Chiesa di San Rocco, dai più anziani nominata Santa Maria della Stella il cui quadro vi è ancora custodito all’interno.

È bene ricordare, inoltre, che in  Stornara si riconosce uno dei Cinque Reali Siti bonificati da Ferdinando IV di Borbone, a cui seguì il consolidamento dell’identità agricola di Stornara grazie all’intervento di colonizzazione napoleonica. Fu ufficializzato così un borgo agricolo composto da circa 83 famiglie di agricoltori dediti alla produzione cerealicola. Tuttavia la natura del paesaggio circondario a Stornara volle che fin dai tempi federiciani un’aggregazione spontanea di contadini saraceni, le cui terre con Carlo II d’Angiò furono suddivise in 5770 versure di terra, di cui una parte destinata al pascolo, mentre la metà rimanente all’agricoltura, fino a che non giunsero i Gesuiti, che con il proprio ordine religioso stanziarono la residenza rurale presso la Residentia Asturnariensis, dove oggi si uboca l’antica torre (XV secolo).

Impasto dei cavatelli

Un’identità produttiva consolidata nel tempo: vigneti, uliveti e campi di grano sono resi speciali grazie alle proprietà di una terra calcarea che rende appunto corposità ai frutti che vi nascono. Forse, da qui si spiega l’autenticità dei prodotti caratterizzati da una materia prima degna di nota. Si pensi solo alla porosità della pasta fresca come quella dei cavatille che insieme alle verdure spontanee di campagna rendono delizioso ogni abbinamento culinario.

Fonte: Stornara