Sanità pugliese, il conto alla rovescia è già partito: 702 medici di famiglia in pensione entro il 2028 e nessun ricambio
Non è un allarme per il futuro. È un'emergenza del presente. Il conto alla rovescia nella sanità pugliese per la penuria di medici di base è già partito e ha un numero preciso: 702.Tanti saranno i med...
Non è un allarme per il futuro. È un'emergenza del presente. Il conto alla rovescia nella sanità pugliese per la penuria di medici di base è già partito e ha un numero preciso: 702.
Tanti saranno i medici di famiglia che andranno in pensione in Puglia entro il 2028 per il raggiungimento dei 70 anni. Lo dice l'ultimo report della Fondazione Gimbe. Un'uscita di massa che rischia di trasformare i vuoti di oggi in voragini domani.
Perché il vuoto c'è già. Dal primo gennaio 2025 in Puglia mancano 279 medici di medicina generale e ogni dottore rimasto ha in carico in media 1.331 assistiti. Tra il 2019 e il 2024 la Puglia ha perso il 26,3% dei medici di base, quasi il doppio della media nazionale che è del 14,1%. In pratica, un medico su quattro è scomparso in cinque anni.
E dietro chi va via non c'è nessuno. Le borse per il corso di formazione in medicina generale restano in parte vuote, almeno il 20% di chi lo inizia abbandona prima della fine. Chi si forma, poi, spesso non resta. Sceglie il privato, dove le condizioni economiche e di lavoro sono migliori, o sceglie l'estero. Germania, Inghilterra, Svizzera offrono contratti stabili, meno burocrazia e stipendi più alti.
Il risultato è sotto gli occhi di tutti: negli ambulatori di Bari, Foggia, Taranto e Lecce i massimali da 1.500 pazienti sono già sforati da un quarto dei medici, le liste d'attesa per prendere un nuovo medico di base si allungano, i sindaci dei piccoli centri del Gargano, della Murgia e del Salento interno lanciano appelli perché il loro paese è rimasto senza dottore.
Se oltre 700 medici andranno in pensione senza ricambio, come stima la Fimmg, circa un milione di cittadini pugliesi rischia di rimanere improvvisamente senza un punto di riferimento.
Formare e trattenere i giovani medici non è più un tema da convegno. È l'unica cosa che può evitare che interi territori restino scoperti. Servono incentivi veri per chi sceglie le aree disagiate, una riforma del corso di formazione che non sia un parcheggio e contratti che rendano conveniente restare nel pubblico.
Altrimenti, il medico di famiglia, quello che conosce nome e storia di ogni paziente, diventerà un ricordo.