Foggia e le sue vie: Sant’Alfonso de Liguori

Il racconto a cura di Ettore Braglia

Foggia Reporter

Rimase deluso ed amareggiato da una causa patrocinata con grande dottrina a Napoli a Castel Capuano, le aveva vinte tutte, questa volta la perdette ed amareggiato e deluso lasciò la toga, abbandonò Napoli e si recò nella nostra provincia, prima ad Ischitella, poi a Foggia e Deliceto, per dedicarsi esclusivamente all’apostolato, alla fede.

A soli diciassette anni divenne dottore in diritto civile e canonico. Esercitò l’avvocatura per un decennio, ricevendo molto successo. Un giorno gli capitò una causa eccezionale, sollevava questioni di diritto feudale che investiva grandi interessi; era una contestazione circa un feudo, sorta tra il Granduca di Toscana e uno dei maggiori feudatari: il Principe Orsini. La perdette. Quel giorno Alfonso uscì da Castel Capuano sede dei tribunali di Napoli per non tornarvi mai più. In quello stesso anno 1723, solo qualche mese prima, un evento memorabile era accaduto nella città di Napoli suscitando tanto eco in Italia e in Europa. Pietro Giannone figlio di un povero speziale di Ischitella aveva dato alle stampe il libro “La storia civile del regno di Napoli”, che poneva nel libro la gran meta rivoluzionaria del non lontano avvenire, non si salvarono nemmeno le credenze, le tradizioni più care al popolo, non erano che per Pietro Giannone delle formazioni culturali e professionali. Da Ischitella patria di Pietro Giannone, Sant’Alfonso passò e si fermò a Foggia nel convento della Chiesa delle Croci. Ed a Foggia che davanti alla “Madonna misteriosa”, trovata secondo la tradizione, ravvolta in sette veli neri, quando Foggia non ancora esisteva e il gran piano era deserto e pieni di acquitrini. “Mentre Alfonso faceva la predica del patrocinio della Vergine ed animava il popolo a ricorrere con fiducia a Maria S.S., ecco comparire nell’ovale del tavolo il volto della Vergine”. Attestò egli stesso di averla vista quella giovinetta di tredici-quattordici anni, coperta di velo bianco, il sacro volto, non come dipinto, ma di donna vivente. Moltissimi altri episodi si potrebbero rievocare della sua permanenza nel Tavoliere e particolarmente a Deliceto nell’attuale Convento della Consolazione, dove l’Avvocato di Maria si fermò a lungo per soccorrere le miserie morali e materiali di quel paese. Nella sua cella, che tutt’ora si conserva compose la famosa canzone natalizia “Tu scendi dalle stelle”, che tuttora dopo tanti decenni si canta in tutto il mondo cattolico.

A cura di Ettore Braglia