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La Chiesa dei Morti, la storia di un tempio definito come un “unicum del Meridione”

Nel centro storico di Foggia, in un groviglio di vicoli sorretti da archi e ...

Foggia Reporter

Foggia – Nel cuore del centro storico della città si nascondono autentici tesori avvolti da misteri e leggende metropolitane. Uno di questi è la Chiesa dei Morti, dedicata a Santa Maria della Misericordia e costruita sulle strutture ipogee dell’antico Palatium federiciano.

Nel centro storico di Foggia, in un groviglio di vicoli sorretti da archi e accerchiati da antichi palazzi, si erge
una piccola Chiesa, un gioiello di epoca barocca costruito in corrispondenza dell’area sotterranea degli
Ipogei medievali, che prende il nome di “Chiesa di Santa Maria della Misericordia”, gergalmente conosciuta
come “Chiesa dei Morti”.
Edificata nel 1645 e ampliata nel 1650, è stata resa nuovamente visitabile dopo un lungo restauro che ne ha conservato i tratti caratteristici. Uno di questi è il simbolo del teschio umano, che domina la scena comparendo sin dagli angoli della facciata (per poi ripetersi all’interno) e che conferisce al momento un’aura di mistero e di fascino. E’ proprio accanto alla Chiesa che aspetto Franca Palese, guida ufficiale con mandato della Diocesi, che mi conduce in questo viaggio alla scoperta delle meraviglie celate in un luogo che regala effetti scenografici singolari e che, a distanza di secoli, continua ad essere oggetto di dubbi, storie e leggende popolari.
Durante il lungo periodo di abbandono, durato circa quarant’anni, quando della Chiesa restavano solo macerie ed impalcature di ferro arrugginite, c’era chi si dilettava a raccontare leggende che incuriosivano passanti e residenti della zona. Si vociferava che qualcuno, durante la notte della commemorazione dei morti, si recasse alla ricerca di spiriti e fantasmi nelle vicinanze o addirittura che il toponimo “morticelli” derivasse dall’esistenza di un piccolo cimitero sotterraneo nel quale giacevano i corpi dei caduti durante la seconda guerra mondiale. La connessione tra le ossa umane ed il nome della chiesa è legata alla “Confraternita dei Bianchi e dei Morti”, il quale principio era quello di “porgere ogni maniera di conforto ai condannati a morte dalla Giustizia”, che indisse la costruzione della Chiesa per conferire degna sepoltura alle anime purganti, compiendo così un gesto di Misericordia
corporale.
Quest’ultima si materializza all’interno della Chiesa in una delle 7 tele che ritraggono le Opere di Misericordia corporale, specularmente alle 7 Opere di Misericordia spirituale. Non si conoscono, ad oggi, gli ipotetici realizzatori di questi realistici dipinti dai toni oscuri, che accompagnano il visitatore lungo l’entrata. A rapire l’occhio, invece, è il soffitto ligneo a cassettoni in foglia oro, all’interno del quale sono incastonate delle decorazioni di teschi umani che sembrano vigilare dall’alto lo spettatore, donando un senso di solennità.
Un’architettura tipicamente barocca, che punteggia l’intero stabile fino a culminare splendidamente nell’altare, apogeo dei tratti caratteristici dello stile. Realizzato da artisti lucchesi di formazione napoletana, è coperto interamente da mosaici di pregiati marmi policromi e pietre preziose quali lapislazzuli e madreperla. A protezione dell’altare vi sono due imponenti statue marmoree rappresentanti l’Arcangelo Michele e l’Angelo custode. Di scuola napoletana è anche la tela raffigurante la Madonna della Misericordia con le anime del Purgatorio, oggi sostituita con un drappo rosso a causa di un precedente trafugamento.
Chiesa Dei Morti
Purtroppo, anche la teca contenente la pisside è stata rubata e poi ricostruita ad opera della comunità “Magnificat Dominum” della città, che oggi è incaricata della manutenzione e della sicurezza della struttura. Uno degli ultimi visitatori, precisa Franca, è stato lo storico d’arte Vittorio Sgarbi, rimasto affascinato dalla bellezza di questo tempio in miniatura, tanto da definirlo “un unicum del Meridione”.
A cura di Marilea Poppa