Foggia Reporter

Foggia – C’è stato un tempo, non molto lontano, che per fortuna rivive ancora attraverso i racconti dei nonni e delle persone anziane che hanno vissuto la Foggia dei primi decenni del ‘900, in cui la nobiltà foggiana faceva sfoggio di sé, tutte le settimane, per recarsi alla messa domenicale, uno degli appuntamenti più attesi e più sentiti dal ceto alto della città.

La Chiesa di Santa Maria della Misericordia, meglio conosciuta come Chiesa dei Morti, era il ritrovo della Foggia importante, quella delle famiglie nobiliari e alto borghesi che abitavano i palazzi più belli e sontuosi del centro storico; tutte le domeniche, decine di carrozze, affollavano il piazzale antistante il tempio per accompagnare nobiluomini e nobildonne che si apprestavano ad assistere alla celebrazione.

Nella piazza risuonavano i rumori provocati dai ferri dei cavalli e dalle ruote delle carrozze che percorrevano le stradine di accesso per raggiungere la chiesa. Dai palazzi limitrofi accorrevano i bambini, quelli delle famiglie più umili, per assistere a quelle che, per quei tempi, erano delle vere e proprie sfilate di moda, soprattutto perché i signori e le signore che partecipavano al rito, facevano sfoggio dei loro abiti più belli e costosi, quelli che si potevano ammirare solo nelle boutique di alto livello della città.

Ed era un affollarsi di cappellini, ombrelli, merletti, scarpe lucide e bombette scelti accuratamente per dare risonanza del proprio benestare e della propria ricchezza. Non a caso, il tempio assurto come ritrovo della nobiltà foggiana era proprio quello che, ancora più di oggi, può essere definito come il più ricco edificio sacro, dal punto di vista architettonico ed artistico, e questo i nobili dell’ epoca lo sapevano benissimo.

Un tripudio di marmi, pietre preziose e tele seicentesche adornava la chiesa che da sempre era stata ‘adottata’ dai nobili del capoluogo dauno per le proprie celebrazioni private e per i riti eucaristici.

Finita la celebrazione e conclusi i convenevoli, i saluti e le chiacchiere di circostanza , tutte le famiglie si apprestavano a fare ritorno verso le proprie carrozze, rimaste ad aspettarle, per recarsi nelle rispettive dimore dove, ad attendere c’era già pronto il sontuoso pranzo della domenica, preparato con amore e dedizione dalle signore stesse con l’ aiuto della servitù, per quelle famiglie che, ovviamente, avevano la possibilità di permettersela.

Negli occhi dei bambini e delle bambine appartenenti alle famiglie dei ceti più umili, che assistevano a questo vero e proprio appuntamento fisso, tutto quello scintillio, quei profumi, quei tessuti preziosi e quegli abiti di alta sartoria erano un sogno inavvicinabile, ed ogni domenica si trasformava in un rito a cui non si poteva mancare, lì in Piazza Purgatorio, scenario di una Foggia che ormai non esiste più.

A cura di Gianluca Vivoli