Con i fossi e il blues ecco la città di Accadia

Da città greca dell’acqua al sound del blues: ecco Accadia

Foggia Reporter

Da città greca dell’acqua al sound del blues: Accadia e la bellezza dei suoi fossi.

Vicoli di Accadia

Accadia, uno degli ultimi paesi della Daunia, che al confine con la vicina Campania ne condivide boschi secolari, accenti e qualche storia. Acqua cadiva non è altro che una città greca famosa nell’Antica Daunia per l’abbondanza di sorgenti d’acqua. Non è un caso, dunque, la sua nomenclatura, e non è l’unica ad esserlo sui Monti Dauni. Grazie a queste stesse fonti sorgive, infatti, Accadia ha offerto una buona condizione per lo stanziamento di abitazioni ed accampamenti militari. Ciò che oggi riconosciamo in borgate e poderi agricoli, un tempo vi erano case ed accampamenti di popoli nuovi, dominatori ed invasori. Sorgendo sul fianco del Monte Crispignano all’ombra del Bosco Paduli verso la verde distesa di Pietra di Punta, Accadia si rivelò accattivante sia per i Dardani sia per i Troiani. Come i Greci che ve ne furono così ammaliati da costruirvi mura, cinta partendo dai fossi, dando vita ad abitacoli tutti intorno mantenuti nel corso delle epoche successive.

Rione Fossi è il cuore medievale di Accadia: un esempio urbano unico nel suo genere contenete grotte antichissime, qualcuna, si dice, addirittura preistorica. “Fosse dei Greci” era il suo antico nome proprio a giustificare la presenza degli Orfici, un ordine di eremiti che viveva in queste grotte. Ed è in pieno centro storico che, subito dopo l’Arco Porta di Capo, è possibile cogliere il meraviglioso affaccio di Accadia sulla Valle del Rotato dove si ubicano i resti di un originale taverna romana.

Pietra di Punta

Anche se attualmente il nucleo urbano di Accadia è in parte disabitato a causa di un potente terremoto del 1930, le testimonianze locali dimostrano come in realtà Accadia sia stata sempre affollata di genti che ne ammiravano la bellezza e lo stile di vita. Sembra quasi che il tempo si sia fermato al secolo scorso ed oggi la sua unicità è proprio questa: un museo diffuso dove in ogni angolo sia racconta la storia in una sequenza cronologica esatta di avvenimenti e situazioni. La Fontana Monumentale, la Chiesa di Santa Maria Maggiore, la Torre dell’Orologio e il Santuario della Madonna del Carmine fanno da sfondo ad una piccola comunità ben radicata nel propria identità. Difficile resistere al fascino della decadenza, soprattutto se a conquistare vi sono in tavola gnoct’ e acc’ o i  pizzott’ e tall’ di San Sebastiano con il sound dell’Accadia Blues, che dalle fanoje del Santo fino a luglio fanno ascoltare l’Accadia più bella che c’è.

Fonti: Del Franco, G. M., “Accadia, vita e morte di un villaggio del Sud Italia”, 2000.

Paoletta, E., ” Accadia e Acquatorta: dalla transumanza preistorica sotto gli auspici dell’Acca Idea alla rinascita di Accadia dopo l’assedio aragonese nel contesto dell’antica eptapoli subappenninica”, Amministrazione provinciale di Capitanata, 2001.

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