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5-11 ottobre: al via la Settimana Europea della Dislessia

Anche quest’anno torna l’appuntamento con la Settimana Europea della Dislessia per informare sulle tematiche attinenti i Disturbi dell’Apprendimento Scolastico o DSA.

Cosa sono i DSA?   

Si tratta di difficoltà che interessano in maniera specifica l’ambito della lettura, della scrittura e del calcolo, pur in assenza di disturbi neurologici o sensoriali gravi. Le persone con DSA  manifestano infatti un’intelligenza generale nella norma. All’interno dei DSA distinguiamo la Dislessia,  ossia la  difficoltà nel leggere in maniere veloce e corretta e/o a comprendere ciò che si legge, la Disortografia, caratterizzata dalla presenza di  errori ortografici nei compiti scritti, la Disgrafia, che riguarda prevalentemente l’aspetto motorio  e si traduce nella difficoltà a scrivere in maniera fluida e veloce e la Discalculia, cioè la difficoltà nel manipolare i numeri, memorizzare le tabelline, fare calcoli veloci a mente o altri compiti aritmetici.

A che età si manifestano?

In realtà stiamo parlando di un disturbo cronico che accompagnerà la persona per tutto l’arco della vita, a partire dai primi anni della scuola primaria, epoca in cui generalmente si manifestano i primi segnali, per proseguire anche nella vita da adulto.  Quindi non stiamo parlando di difficoltà superabili “con un po’ di buona volontà”, come a volte si pensa, né  sono dovute alla pigrizia o alla scarsa motivazione.

E’ possibile prevenire questi disturbi?

Spesso il Logopedista riesce a cogliere i primi segnali di rischio di DSA in bambini anche molto piccoli. Esiste infatti una stretta connessione tra sviluppo del linguaggio e apprendimenti scolastici: il ritardo nello sviluppo del linguaggio costituisce un indice di rischio per i DSA. Il  logopedista, mediante l’intervento precoce, può  andare a stimolare nel bambino, già in età pre-scolare, alcune competenze che consentiranno di ridurre le sue difficoltà, preparandolo adeguatamente all’esperienza scolastica.

Come vivono la scuola gli studenti con difficoltà scolastiche?

Le difficoltà vere e proprie insorgono quando la Difficoltà specifica nell’apprendimento scolastico non viene riconosciuta e quindi lo studente vive un’esperienza scolastica traumatica, fatta di fallimenti e frustrazioni che vanno a ripercuotersi sull’interesse verso lo studio e  sulla stima di sé. In Italia, la diagnosi di questi disturbi è spesso insufficiente e le stime dicono che almeno due studenti su tre non ricevono una diagnosi durante il percorso scolastico. Ciò costituisce la causa principale di difficoltà scolastiche e di abbandono della scuola.

Perché e’ importante avere una diagnosi?

In Italia esiste una legge che tutela chi abbia un diverso stile di apprendimento, dando la possibilità a tutti di avere le stesse opportunità di imparare o confrontarsi in un medesimo compito. Se lo studente ha una diagnosi di DSA si potrà elaborare il PDPPiano Didattico Personalizzato che tiene conto delle difficoltà e dei punti di forza del singolo alunno e consente di personalizzare il percorso scolastico scegliendo  compensazioni e strategie adeguate al suo stile di apprendimento. Gli insegnanti decideranno, in base alle capacità dell’alunno, se proporre attività facilitate.

E’ possibile personalizzare il percorso di studi anche per gli studenti universitari? 

Certo! E’ prevista ad esempio la possibilità di avere un tutor durante il percorso universitario,  oppure di godere di facilitazioni durante gli esami universitari, di stato  e di guida: per esempio avere più tempo per lo svolgimento di compiti o avere le domande in forma scritta piuttosto che doverle trascrivere sotto dettatura.  Per tutte queste ragioni è importante avere una diagnosi.

In cosa consiste la diagnosi?

La diagnosi viene rilasciata da un team clinico multiprofessionale e multidisciplinare che deve includere il neuropsichiatra infantile o il neurologo, lo psicologo e  il logopedista. Dopo una raccolta iniziale di  informazioni relative alla storia personale, sanitaria e scolastica, viene effettuata una valutazione cognitiva e delle capacità scolastiche mediante test standardizzati. Vengono inoltre indagate altre aree correlate agli apprendimenti come per esempio: il linguaggio, la memoria di lavoro e la memoria a lungo termine. Al termine della valutazione l’equipe metterà insieme i risultati ed elaborerà non solo la diagnosi ma anche il profilo funzionale che spiega per l’appunto come la persona valutata “funzioni”, mettendone in evidenza i punti di forza e di debolezza.

E’ prevista anche la riabilitazione di queste difficoltà?

Naturalmente! E’ possibile intervenire con successo, coinvolgendo attivamente anche i genitori e la scuola per un lavoro coerente ed efficace. L’intervento abilitativo, avviene all’interno di un team clinico che include lo psicologo e il logopedista.  Quest’ultimo abilita e riabilita non soltanto il linguaggio verbale, ma anche quello letto, scritto e il calcolo. Il trattamento mira a correggere le difficoltà, promuovere, migliorare e generalizzare le competenze e le strategie di studio. A questo scopo vengono utilizzati anche  strumenti informatici in particolare per le difficoltà in ambito di lettura e viene avviato l’uso di strumenti compensativi quali ad esempio la sintesi vocale, per la lettura.

Che conseguenze può avere il mancato riconoscimento del disturbo?

Alcuni studi hanno messo in luce le conseguenze devastanti che può avere un vissuto scolastico negativo, anche  in età adulta (ad es.: depressione, dipendenze) e che possono influenzare le possibilità di successo nel lavoro o nella vita privata. Anche in età adulta può essere utile quindi avere una Diagnosi e l’accesso ad interventi che promuovano la consapevolezza e facilitino i risultati professionali.

Oggi in realtà si tende a sostituire il  termine “Disturbo” con quello di “Condizione neurobiologica”, perché non si tratta di una “malattia” da curare, le persone con DSA conducono infatti una vita normale e molte di esse hanno dimostrato di essere  più abili in altri ambiti, diversi da quello scolastico: tra essi ricordiamo Albert Einstein che ha imparato a leggere a 9 anni, John Lennon  che faticava a memorizzare le parole delle canzoni,  Agatha Christie  la quale ha dettato tutti i suoi romanzi.

Valentina Minelli – Logopedista FLI

Logopedista FLI

Commissione d’Albo dei Logopedisti

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