
Il successo commerciale dell’olio di CBD è realtà ormai da diversi anni. Dal gennaio 2017, mese dell’entrata in vigore della Legge 242/2016, il nostro Paese ha di fatto iniziato a conoscere i benefici del cannabidiolo. Fitocannabinoide isolato all’inizio degli anni ‘40, per diversi decenni è stato in ombra rispetto al THC, il “cugino” più famoso caratterizzato, però, da effetti psicoattivi.
Il CBD è uno straordinario modulatore per l’organismo. Grazie alla sua capacità di interagire con i recettori CB1 e CB2 del sistema endocannabinoide, è in grado di contribuire al mantenimento e al riacquisto di quello che, in termini scientifici, è noto come omeostasi (l’equilibrio interno che caratterizza ogni organismo vivente).
L’olio è indubbiamente la modalità migliore per assumere il CBD. Questo prodotto, tra i più apprezzati quando si parla di marijuana legale in Italia fuori dall’ambito terapeutico, necessita, da parte di chi non lo ha mai assunto e ha intenzione di iniziare a farlo, della conoscenza di alcuni aspetti tecnici. Scopriamone sei nelle prossime righe di questo articolo.
L’olio vettore
L’olio di CBD è un prodotto che si contraddistingue per la presenza del cosiddetto olio vettore dove viene diluito il fitocannabinoide principale. L’olio vettore può essere di diverse tipologie. Qualche esempio? L’olio d’oliva, un alimento noto per la presenza di grassi buoni e di polifenoli antiossidanti.
Chi, invece, vuole fare soprattutto il pieno di grassi omega 3 e omega 6, può prendere in considerazione l’assunzione di CBD diluito in olio di canapa.
Un’altra alternativa ricca di proprietà è l’olio di lino, fonte di acidi grassi polinsaturi e vitamine.
Gli effetti indesiderati
L’olio di CBD è generalmente ben tollerato (a dirlo sono gli esperti dell’Organizzazione Mondiale della Sanità). Nonostante ciò, è possibile avere a che fare con l’insorgenza di alcuni effetti avversi. Tra i più frequenti rientrano il senso di affaticamento e la secchezza della bocca.
Il dosaggio consigliato
Per evitare di avere a che fare con il sopra menzionato problema degli effetti avversi – attenzione, sono estremamente blandi e rari e in ogni caso non inerenti l’aspetto della percezione della realtà – è bene gestire con buon senso il dosaggio di olio di CBD.
Dato che la scienza non ha ancora fornito delle indicazioni definitive in merito, gli esperti del mondo della cannabis depotenziata consigliano di partire con dosaggi molto bassi. Se il corpo reagisce bene, si può aumentare nei giorni (si fa sempre in tempo a farlo).
La concentrazione
Il dosaggio ridotto è solo uno degli aspetti da considerare quando si inizia da zero a assumere olio di CBD e si vuole apprezzare al massimo i benefici del cannabidiolo. Anche la concentrazione di principio attivo ha il suo perché. Idealmente, è il caso di partire con la diluizione più alta. Ciò vuol dire focalizzarsi verso l’olio di CBD con un livello di concentrazione pari al 5% (si può arrivare al 30% massimo).
L’interazione con i farmaci
Se si stanno assumendo dei farmaci, è possibile, nel contempo, prendere l’olio di CBD? A questa domanda può rispondere solamente un medico. Il cannabidiolo, infatti, quando arriva nel fegato interagisce con gli enzimi, provocando, di fatto, un rallentamento nella scomposizione di diverse tipologie di sostanze.
Ecco perché, anche se l’olio di CBD non è psicoattivo e non è un medicinale, prima di iniziare ad assumerlo è sempre meglio chiedere un consulto al proprio medico curante.
L’utilizzo prima della guida
L’olio di CBD non andrebbe mai preso prima di mettersi alla guida. Il prodotto in questione, infatti, è caratterizzato da una quantità blanda di THC. Gli strumenti in dotazione alle Forze dell’Ordine per rilevare l’assunzione di sostanze stupefacenti da parte degli automobilisti sono in grado di rilevarlo. Bastano anche quantità bassissime per far scattare sanzioni non affatto auspicabili.

