Rischio idrogeologico in Puglia: Monti Dauni sotto osservazione

FOGGIA – Il recente caso della frana di Niscemi, in Sicilia, con l’evacuazione di centinaia di persone, ha riportato al centro del dibattito nazionale la fragilità del territorio italiano. Un tema che in Puglia non è affatto astratto: il rischio idrogeologico si manifesta con forza sia nei Monti Dauni, nel Foggiano, sia nella provincia di Barletta-Andria-Trani, dove piogge intense possono trasformarsi rapidamente in una minaccia per infrastrutture e comunità.
Nel Subappennino Dauno la situazione è particolarmente delicata. A Roseto Valfortore, borgo di poco meno di mille abitanti, una strada comunale è chiusa da oltre due anni perché il terreno su cui insiste si è spostato insieme al versante. Gli smottamenti, soprattutto in prossimità del centro abitato, continuano a destare preoccupazione, tanto da spingere l’amministrazione comunale a chiedere l’intervento della Protezione Civile e degli uffici regionali della Difesa del Suolo. «La viabilità è compromessa e senza strade sicure rischiamo l’isolamento», avverte la sindaca Lucilla Parisi, sollecitando interventi urgenti di consolidamento. Criticità analoghe si registrano anche ad Accadia, Anzano di Puglia e Faeto, dove le infrastrutture minori mostrano cedimenti legati alle piogge intense e alla natura argillosa dei terreni.
I numeri confermano una vulnerabilità diffusa. Secondo i dati dell’Ordine dei Geologi della Puglia, in regione sono state censite 839 frane che coinvolgono circa 63mila residenti, oltre 17mila edifici, quasi 6mila imprese e più di 800 beni culturali. A queste si sommano le aree a rischio alluvione, con oltre 135mila persone e quasi 37mila edifici potenzialmente esposti. Particolarmente critica la situazione nella Bat, dove tutti i comuni risultano classificati a elevato rischio idrogeologico, anche per la combinazione di frane e pericoli idraulici.
Alla base del problema, spiegano i geologi, concorrono diversi fattori: la tropicalizzazione delle piogge, sempre più intense e concentrate, l’abbandono delle aree rurali, la cementificazione diffusa e il consumo di suolo che riducono la capacità naturale di drenaggio. «Il rischio idrogeologico non può più essere gestito come un’emergenza stagionale – è l’appello degli esperti – ma va affrontato con politiche di prevenzione strutturate, manutenzione dei corsi d’acqua, stabilizzazione dei versanti e un uso più responsabile del territorio». Solo una strategia di lungo periodo, condivisa tra istituzioni, tecnici e cittadini, potrà ridurre davvero l’impatto di frane e alluvioni in Puglia.