
BARI – Sarebbero state 3.500 tonnellate di rifiuti pericolosi e non a essere smaltite illegalmente tra luglio 2023 e giugno 2024 in vigneti, uliveti, cave abbandonate e depositi dismessi della Capitanata e della Bat.
È il quadro accusatorio dell’inchiesta “Erebus” della Dda di Bari, secondo cui lo smaltimento illecito avrebbe consentito di risparmiare circa 2,38 milioni di euro sui costi del corretto trattamento dei rifiuti. La Procura ha chiesto il rinvio a giudizio per 37 imputati, 27 persone e 10 aziende, chiamati a rispondere complessivamente di 136 capi d’accusa, tra traffico illecito di rifiuti e singoli episodi di trasporto e abbandono non autorizzato.
Secondo l’accusa, i rifiuti provenienti soprattutto da impianti di trattamento del Lazio e della Campania sarebbero stati trasportati con documentazione falsa o irregolare, quindi abbandonati, smaltiti in siti non autorizzati o incendiati per cancellarne le tracce. L’inchiesta era sfociata nel blitz del 27 maggio 2026, con 19 misure cautelari e il sequestro preventivo di circa 2,5 milioni di euro, oltre a 10 aziende e 60 camion.
L’udienza preliminare davanti al Gup di Bari è fissata per il 22 settembre. Tra le parti offese individuate dalla Dda figurano anche il Ministero dell’Ambiente, la Regione Puglia, diversi Comuni della Capitanata e della Bat e proprietari dei terreni interessati.

