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"No Cap": nelle campagne di Foggia nasce il pomodoro contro il caporalato

Nasce nelle campagne di Foggia la prima filiera etica in Italia contro il drammatico fenomeno del caporalato.

Questo ambizioso progetto è frutto dell’intesa tra il Gruppo Megamark di Trani, impresa di distribuzione con oltre 500 supermercati, l’associazione internazionale anticaporalato No Cap di Yvan Sagnet, e la Rete Perlaterra.

L’obiettivo di “No Cap” è quello di produrre una linea di pomodoro trasformato, da vendere sugli scaffali dei supermercati a un prezzo che tenga conto dei costi reali per produrlo. I lavoratori, quindi, dovranno essere regolarmente sotto contratto, si dovrà tener conto dei diversi costi per il trasporto della manodopera e delle spese di trasformazione.

Si lavorerà, quindi, sul pomodoro fresco, prodotto di cui la provincia di Foggia, in Italia, è vera e propria leader. Ma cosa significa “filiera etica”?

Con questo nuovo progetto che si oppone al fenomeno del caporalato, si sperimenta, per la prima volta in Italia, un sistema di tracciabilità delle filiere agroalimentari.

Ogni prodotto controllato verrà contrassegnato dal bollettino “NoCap” promosso dall’associazione omonima e dal marchio di qualità etico “IAMME“, e distribuito in diversi supermercati del territorio (A&O, Dok, Famila, Iperfamila e Sole365 del Mezzogiorno).

Crediti Foto: Ansa

I lavoratori devono vedere riconosciuti i loro diritti, a partire dall’applicazione dei contratti collettivi del lavoro. Basta sfruttamento.

In questo primo momento il progetto coinvolge una ventina di aziende e circa 100 braccianti extracomunitari selezionati soprattutto all’interno di difficili ghetti e baraccopoli delle tre regioni in cui si sta svolgendo il progetto: Puglia, Basilica e Sicilia.

Nel Foggiano sono stati selezionati una quarantina di braccianti per la raccolta dei pomodori e una decina vengono dal ghetto di Borgo Mezzanone, altrettanti dal ghetto di Cerignola mentre alcuni provengono da Casa Sankara di San Severo.

A questi giovani ragazzi stranieri, provenienti da diversi Paesi come Ghana, Senegal, Mali, Gambia e Costa d’Avorio, sono stati garantiti alloggi dignitosi e contratti di lavoro regolari, una “grande conquista” che dovrebbe essere semplicemente normalità.

Inoltre potranno disporre di spostamenti con mezzi di trasporto adeguati e non furgoncini dei caporali, puntuali visite mediche, dispositivi per la sicurezza sul lavoro come le scarpe antinfortunistiche, le tute, i guanti e le mascherine, e infine utili bagni chimici nei campi di raccolta.

Un primo passo per combattere e distruggere il fenomeno del caporalato, piaga per l’economia, il rispetto e la sicurezza di tanti lavoratori onesti della nostra terra.

Fonte: Open.online

Redazione

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