Cultura e territorio

Nicola Sacco, 129 anni fa nasceva l’attivista di Torremaggiore condannato ingiustamente

Torremaggiore – Ricorre oggi il 129° anniversario della nascita di Nicola Sacco.

Sfortunatamente sono tutt’ora in pochi coloro che conoscono la storia di questo importante attivista italiano pugliese che partì per la “Terra Promessa” del suo tempo, ovvero l’America, con la speranza di potersi regalare un futuro migliore, ma presto questo sogno si trasformerà in una tragedia.

Sacco nasce nella bellissima Torremaggiore il 22 Aprile del 1891, emigrò in America nel 1908.

Qui fece i lavori più disparati che lo tenevano impegnato sei giorni su sette e dieci ore ogni giorno ma, nonostante le pesanti condizioni da questo punto di vista, riusciva a partecipare alle manifestazioni operaie di quel tempo che richiedevano un aumento di salario, oltre ovviamente a un miglioramento delle condizioni in generale dell’ambiente in cui praticavano le loro professioni.

Sarà proprio in questi contesti che conoscerà Bartolomeo Vanzetti, un altro emigrato ed attivista italiano che aderiva come Nicola ad un gruppo anarchico italoamericano.

I due furono veri e propri compagni di sventure: entrambi, quando scoppiò la Grande Guerra, dovettero trasferirsi in Messico per un po’ di tempo poiché, secondo l’ideale del gruppo di cui facevano parte, partecipare alla guerra significa servire e uccidere per lo Stato.

Ovviamente la risposta deriva sicuramente dal fatto che gli Stati Uniti oltre a non poter garantire condizioni lavorative sane da tutti i punti di vista, allo stesso tempo nel caso di Sacco e Vanzetti gli emigrati italiani durante quel periodo erano fortemente discriminati e oltretutto avevano la “colpa” di far parte di un gruppo di manifestanti.

Tutti gli attivisti, i manifestanti e così via non erano visti di buon occhio al tempo a causa del forte sentimento anticomunista che avevano le autorità di Stato tra il 1917 e il 1920 definito ‘Paura rossa’, naturalmente questo era un pregiudizio dato da una presa di posizione che considerava i manifestanti necessariamente comunisti.

Nicola e Bartolomeo, una volta tornati dal Messico in seguito alla fine della guerra, andarono in Massachusetts dove furono pedinati dagli agenti segreti americani poiché erano stati inseriti dal Ministero della Giustizia in una lista di individui sovversivi.

Il 9 Maggio del 1920 furono arrestati con l’accusa di aver ucciso il cassiere di una ditta di calzature e la guardia giurata di quest’ultima (episodio avvenuto poche settimane prima del loro arresto).

Entrambi vennero condannati a morte nel 1921 e da quell’anno si mossero proteste da tutto il mondo accompagnate da petizioni che chiedevano l’assoluzione dal capo di accusa.

Nonostante i sette anni di udienze e la confessione di un gangster, Celestino Madeiros, che ammetteva di aver compiuto il crimine di cui i due erano accusati, vennero comunque condannati alla sedia elettrica a Charlestown nel 1927.

Prima di morire, Nicola Sacco scrisse un’emozionante lettera al figlio Dante in cui disse ‘Sì, Dante mio, essi potranno ben crocifiggere i nostri corpi come già fanno da sette anni: ma essi non potranno mai distruggere le nostre idee, che rimarranno ancora più belle per le future generazioni a venire’.

I corpi di Sacco e Vanzetti furono cremati e le loro ceneri vennero portate in Italia da Luigina Vanzetti nei rispettivi luoghi di nascita. Le ceneri di Sacco sono infatti tuttora conservate nel cimitero di Torremaggiore.

Questo processo, per molti studiosi e intellettuali sia del tempo che posteri, rappresenta la dimostrazione emblematica della fallacia della politica del terrore in America dovuta a un sentimento di paura che ha portato spesso ad accusare manifestanti innocenti di crimini gravi ed effettivamente Sacco e Vanzetti erano obiettivi facili poiché italiani, anarchici e con una conoscenza della lingua locale non proprio ottima che quindi non permetteva né garantiva a loro una difesa completa.

Il tempo continuò a passare, ma nessuno aveva dimenticato ciò che era successo e le proteste fatte anche in seguito alla morte di Nicola e Bartolomeo, incluso un film sul caso del 1971 diretto da Giuliano Montaldo (che voleva sicuramente sensibilizzare un pubblico sempre più maggiore sul triste episodio) si rivelarono utili.

Nel 1977, infatti, vennero dichiarati non colpevoli dal l’allora governatore del Massachusetts, Michael Dukakis. Insieme alla riabilitazione fu istituito il giorno del 23 Agosto il ‘Sacco and Vanzetti memorial day’.

Il loro ricordo anche in Italia fu riproposto in ambito culturale con tantissimi spettacoli teatrali, canzoni e anche una miniserie televisiva prodotta da Mediaset nel 2005.

Inoltre è recente la notizia che ci riporta l’inserimento delle registrazioni fatte dai membri noti della comunità degli immigrati italiani al tempo delle proteste nel patrimonio audio USA, una lista istituita nel 2002 con l’obiettivo di sensibilizzare le generazioni future sulla tradizione orale della nazione.

Sacco e Vanzetti (film 1971)

Un’ulteriore conferma della rilevanza di questa triste vicenda e di come può e deve insegnare ancora tantissimo alle generazioni di prima, di ora e di dopo, soprattutto durante periodo così difficoltoso che può renderci involontariamente più agitati e meno razionali.

Fonti: Ansa, Wikipedia, Corriere

Vincenzo Maddalena

20 anni. Studente di lettere moderne all’Università degli Studi di Foggia. Appassionato di libri, musica, serie tv e film. Come obiettivo principale mi pongo sempre quello di far conoscere realtà, idee diverse e interessanti di cui non si parla molto o se ne parla in maniera disinformata. Speranzoso soprattutto di continuare questo percorso giornalistico con buoni risultati.

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