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L’Iconavetere pellegrina per le strade di Foggia

Mons. Pelvi: "inaugurare la stagione dell'accoglienza"

Foggia Reporter

Si svolgerà questo pomeriggio, a partire dalle ore 18:00, la consueta processione del Sacro quadro dell’Iconavetere per le vie principali del centro cittadino. Dopo i Vespri solenni, presieduti dall’Arcivescovo di Foggia mons. Vincenzo Pelvi, la Madonna dei Sette Veli sarà pellegrina lungo le strade della città.

L’invito del Vescovo è quello di “inaugurare la stagione dell’accoglienza che non è frutto di buonismo ma, per i credenti, è scegliere di testimoniare lo stile di Dio nel vissuto quotidiano”. In un clima generale “di paura dell’altro, dello straniero, di chi ha la pelle nera” – prosegue il presule –  “accogliamo la cultura, la religione e l’etica degli altri senza pregiudizi e senza misurarla con la nostra, mettendoci in ascolto”.

Il cammino della Madonna dei Sette Veli, oltre ad essere seguito da migliaia di fedeli foggiani, sarà al centro del presstour che si sta svolgendo in città. Proprio la storia, la tradizione e il culto per la Madre di Dio sono al centro dell’interesse dei giornalisti, influencer e blogger giunti da tutta Italia.

La storia

Il 22 marzo del 1731 la Madonna apparve a Sant’Alfonso Maria de’ Liguori (1696-1787), dottore della Chiesa e fondatore della Congregazione del Santissimo Redentore. La chiesa di Maria Santissima dei Sette Veli, edificata intorno al 1100, custodiva un’antica icona bizantina recuperata prodigiosamente nel 1062 da alcuni pastori in una palude dove era stata nascosta alla fine del VIII° secolo per sottrarla alla furia degli iconoclasti. Il dipinto raffigurava la Madonna ed era ricoperto da veli per un’antica tradizione. Il volto di Maria, prodigiosamente scoperto, si mostrò vivo al santo per due volte: nel 1731 e nel 1745. Nella sua relazione del 1777 a papa Pio VI così sant’Alfonso descrive la prima apparizione:

“Vidi molte volte ed in diversi giorni, nel cristallo di quella Immagine, il volto di Maria Vergine, come volto di una verginella fra i tredici ed i quattordici anni, la quale aveva coperto il capo di un velo bianco. E… vidi quel volto non come scultura o pittura, ma come volto vero, carneo, di fanciulla. Il volto si volgeva qua e là, e nel medesimo tempo che era veduto da me, era pur veduto da tutto il popolo ivi raccolto, il quale perciò si raccomandava a Maria Santissima con grande fervore”.

La visione del 1745 ebbe le stesse caratteristiche della precedente; quando tutti gli sguardi dei fedeli presenti in chiesa (circa duemila persone) furono rivolti al volto della Vergine, se ne staccò improvvisamente un abbagliante raggio di luce che andò a posarsi sulla fronte del Santo che, in estasi, si sollevò alcuni palmi dalla cattedra.

Nel 1062 Foggia non era ancora una città. I pochi casolari arroccati intorno alla Taverna del Gufo si perdevano solitari nella campagna arroventata. I grandi querceti, numerosi all’epoca, erano ricchi di selvaggina. Qua e là, in primavera, apparivano laghetti e stagni, resti delle piogge invernali. Fu sulle acque di una di queste pozze che ebbe inizio la storia della Madonna dei Sette veli e, con essa, la storia di Foggia. Alcuni contadini, che conducevano i buoi all’abbeverata, videro tre fiammelle posate sulle acque. Incuriositi e timorosi, vollero approfondire. Trovarono, così, sepolta nella melma, una grande tavola avvolta in teli. La scoprirono: era un’icona che né l’acqua, né le vicissitudini del tempo erano riuscite a distruggere del tutto. Nonostante fosse degradata, si distingueva bene l’immagine della Vergine Madre di Dio nell’atto di offrire all’adorazione il suo Figlio Gesù. I buoni contadini rivestirono l’immagine di veli nuovi e la portarono in una vicina casupola, la Taverna del Gufo. La capanna divenne ben presto il centro religioso della zona e nei dintorni si costruirono molte case. La Taverna, con la sua preziosa icona, divenne il centro di un agglomerato che sia forestieri che i paesani chiamavano volentieri Sancta Maria de Focis, a ricordo della Vergine Santa e delle tre fiammelle apparse sulle acque del lago. Nel 1080 Roberto il Guiscardo volle che sullo stagno dove era stato rinvenuto il Sacro Tavolo fosse costruita una grande chiesa. Appena ultimata, la chiesa venne elevata al rango di Chiesa Palatina e l’immagine della Vergine vi trovò la sua definitiva sistemazione. Con la chiesa cresceva anche la città che divenne ben presto una delle più importanti del Regno. Il 1731 fu un anno memorabile. La Chiesa Collegiata di Foggia era stata semidistrutta da un violento terremoto. Il Sacro Tavolo era alloggiato nella chiesa di San Giovanni Battista. Il 22 marzo, giovedì santo, mentre il popolo era tutto raccolto nella partecipazione alla Santa Messa, si vide distintamente apparire nella piccola finestra ogivale del Sacro Tavolo il volto della Vergine Madre di Dio. S. Alfonso Maria de’ Liguori, appresa la notizia, volle recarsi a Foggia per rendere omaggio alla Vergine Santissima. Nel 1782 la sacra immagine venne incoronata con decreto del Capitolo Vaticano e nel 1806, per volere di Pio VII, la chiesa fu illustrata col titolo di Basilica Minore. Infine, nel 1855, con la istituzione della Diocesi di Foggia, la chiesa di Santa Maria del focis venne elevata a cattedrale della nuova diocesi.