Internalizzazione bloccata al Policlinico di Foggia, la Fials alza la voce: “Non siamo lavoratori di serie B”

FOGGIA – È un attacco frontale quello lanciato da Achille Capozzi, segretario provinciale della FIALS Foggia, dopo lo stop della Corte dei Conti e della Regione Puglia al processo di internalizzazione dei servizi del Policlinico di Foggia.
Il parere negativo dei giudici contabili e la successiva diffida regionale, che impone la revoca delle delibere per l’ingresso in Sanitaservice, hanno creato forte allarme tra i lavoratori. Centinaia di addetti alle pulizie, al CUP, all’ausiliariato e al portierato – da anni in attesa di stabilità – vedono ora il proprio futuro nuovamente affidato a gare-ponte e contratti precari con ditte esterne.
«Non permetteremo che i lavoratori del Policlinico di Foggia siano trattati come figli di un Dio minore rispetto ai colleghi di Bari o del resto della Puglia», tuona Capozzi, annunciando la mobilitazione generale. «La Regione deve spiegare perché a Bari Sanitaservice garantisce diritti e tutele, mentre a Foggia tutto si blocca per cavilli burocratici su statuti e quote societarie. Se il problema è giuridico, la politica ha il dovere di risolverlo subito: non si risponde a chi lavora con un semplice “parere tecnico” dopo anni di promesse».
La FIALS Foggia ha intanto proclamato lo stato di agitazione, denunciando una palese disparità di trattamento territoriale e il rischio che le gare-ponte annunciate dal commissario Pasqualone si trasformino nell’ennesimo limbo per lavoratori che garantiscono servizi essenziali alla sanità pubblica.
Da qui l’appello diretto al presidente della Regione Michele Emiliano e all’assessore alla Sanità Raffaele Piemontese: «Chiediamo un tavolo urgente. Il parere della Corte dei Conti non può essere una pietra tombale, ma uno stimolo ad adeguare subito gli strumenti di governance. Le soluzioni tecniche per il controllo analogo congiunto tra ASL e Policlinico esistono: serve solo la volontà politica».
Il sindacato avverte infine che, in assenza di risposte concrete, la protesta uscirà dagli uffici per arrivare nelle piazze, con presìdi permanenti davanti alle sedi delle istituzioni.