
Una riflessione intima, ma profondamente collettiva, sulla società contemporanea e sulle sue contraddizioni. Nasce da questa esigenza “IL VUOTO”, il progetto artistico ideato da Jack Poliseno, che affronta alcuni dei temi sociali più urgenti del nostro tempo: la velocità esasperata, il consumo immediato, la perdita di consapevolezza e di profondità nell’esperienza culturale e relazionale.
Viviamo in un’epoca in cui tutto è accessibile istantaneamente. Informazioni, immagini, contenuti culturali vengono consumati in modo rapido e superficiale, senza lasciare spazio all’attesa, alla ricerca e all’assimilazione. Un meccanismo che, secondo l’artista, genera un vuoto sempre più evidente: un vuoto di conoscenza, di emozione, di senso. È proprio questo spazio mancante che “IL VUOTO” intende portare alla luce.
Il progetto si sviluppa come un’indagine che attraversa linguaggi da sempre centrali nella ricerca di Poliseno, come musica e cinema, intrecciandoli alla dimensione della vita sociale contemporanea. Le opere non si limitano a essere osservate: chiedono allo spettatore di fermarsi, di interrogarsi, di partecipare attivamente a un processo di riflessione che va oltre l’immediatezza dello sguardo.
Dal punto di vista formale, lo stile minimalista che caratterizza la poetica dell’artista viene qui portato all’estremo. Le opere si presentano come strutture essenziali, in cui l’unico elemento fisicamente presente è la cornice. Una cornice nera, sempre delle stesse dimensioni (40×40 cm), che racchiude un’assenza. Un’assenza che diventa simbolo di una società concentrata sull’apparenza, sull’uniformità e sulla ripetizione, ma fragile e priva di sostanza.
È proprio nello spazio vuoto che si concentra il significato del progetto. Allo spettatore è richiesto un gesto attivo: osservare, immaginare, dare forma al tema suggerito, colmare — almeno idealmente — quel vuoto con la propria esperienza e sensibilità. I colori utilizzati rafforzano questa lettura simbolica: il nero, emblema dell’oscurità e del vuoto assoluto; il rosso, che richiama il sangue e diventa metafora della ferita interiore lasciata dal vuoto; il bianco, opzionale e adattabile a ogni contesto, simbolo di neutralità.
“IL VUOTO” si configura così come una riflessione critica sull’apparenza a discapito della sostanza, un’indagine sul vuoto sociale ed emotivo che caratterizza il nostro tempo. Un vuoto che, oggi più che mai, appare difficile da colmare, ma che l’arte può ancora rendere visibile, costringendoci a guardarci dentro. (comunicato stampa)



