Cultura e territorio

Teatro Umberto Giordano, la vera storia di una pietra miliare di Foggia

Foggia – Ogni città dovrebbe avere un teatro, un luogo che rappresenti il centro della vita culturale cittadina, un cuore pulsante che racchiuda in sé storie di amori impossibili, di simpatici e divertenti malintesi, di passioni strazianti che tolgono il respiro e di comiche e leggere avventure. Foggia oggi può vantare vari teatri, ma senza dubbio quello che rappresenta al meglio la bellezza e la vita artistica della nostra città è quello che chiamiamo ora Teatro Umberto Giordano, ma che in passato ha conosciuto diversi nomi e ha superato non pochi ostacoli.

Il Teatro Comunale di Foggia è un meraviglioso esempio di teatro all’italiana, fu progettato fra il 1825 e il 1828 dall’ingegnere napoletano Luigi Oberty che gli diede un chiaro e romantico stile neoclassico. Oberty era già molto conosciuto a Foggia per la costruzione di diverse opere tra cui il caratteristico Pronao della Villa Comunale.

Agli inizi dell’Ottocento anche la città di Foggia sentì il bisogno di avere un vero teatro, un cuore culturale pulsante nel quale dilettare la gente con spettacoli e concerti. Dopo tre anni di lavori, il “Real Teatro Ferdinando”, dedicato a Ferdinando I di Borbone, venne inaugurato il 10 maggio 1828, con un costo complessivo di ben 54.697 ducati.

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Teatro Umberto Giordano: la veduta interna

Il teatro foggiano doveva avere un aspetto grandioso ed elegante e i foggiani ne andavano senza dubbio fieri. Lo stile neoclassico italiano di Oberty, che come detto lasciò la sua firma anche in altre edifici della città, conferì al capoluogo dauno un’aurea di raffinata bellezza. Foggia con il suo meraviglioso teatro diventava la seconda città più importante del regno, dopo Napoli.

Nel 1836 lo scultore napoletano Tito Angelini fu incaricato dal consiglio comunale di Foggia di realizzare una statua colossale, in marmo, rappresentante Ferdinando II, statua che venne collocata nella grande sala del teatro.

Il teatro non ospitava solo manifestazioni sceniche, nel periodo di Carnevale vi venivano organizzate anche grandi feste da ballo in maschera, con una partecipazione popolare assai numerosa. Era una colorata festa per tutta la città, degna dei grandi teatri italiani dell’epoca.

Foto tratta da “Archivi Storia e Ricerca” dell’Archivio di Stato di Foggia

Nel corso dell’Ottocento, con l’avvicinamento sempre più evidente delle persone al teatro e con l’affinamento culturale degli stessi spettatori, il repertorio delle compagnie si elevò così tanto al punto che vennero rappresentate le opere del maestro del melodramma italiano per eccellenza, Verdi. Ricordiamo che a Foggia il genere del melodramma era molto amato dalla popolazione.

Dopo l’Unità d’Italia, fu chiamato “Teatro Dauno” e infine, nel 1928, fu dedicato a Umberto Giordano, noto compositore foggiano che ancora oggi dà il suo nome al teatro cittadino e non solo. A lui, infatti, sono dedicate una piazza e il Conservatorio.

Dopo i bombardamenti, varie ipotesi di abbattimento (per fortuna scartate), rinascite artistiche, progetti avanguardisti, restauri e molti anni di chiusura “forzata”, il Teatro Umberto Giordano, fiore all’occhiello della nostra città, si riprende il suo meritato posto nel panorama culturale e artistico italiano.

Ecco alcune interessanti locandine tratte dal testo “Archivi storia e ricerca” dell’Archivio di Stato di Foggia.

Fonte: “Archivi Storia e Ricerca”, testo dell’Archivio di Stato di Foggia (1994)

Per saperne di più, visita il sito ufficiale del Teatro Umberto Giordano.

Annarita Correra

Mi chiamo Annarita Correra, ho 27 anni e amo raccontare storie. Credo che la bellezza salverà il mondo e per questo la cerco e la inseguo nella mia terra, la più bella del mondo. L’amore per la letteratura mi ha portato a conseguire la laurea triennale in Lettere Moderne e quella magistrale in Filologia Moderna. Ho collaborato con riviste online culturali, raccontando con interviste e reportage le bellezze pugliesi. La mia avventura con Foggia Reporter é iniziata cinque anni fa. Da un anno curo la linea editoriale del giornale, cercando di raccontare la città e la sua provincia in modo inedito, dando voce e spazio alla cultura e alle nostre radici. Mi occupo di web editor e creo contenuti digitali, gestisco la pagina Instagram del giornale raccogliendo e raccontando le immagini più belle delle nostra terra.

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