Cultura e territorio

“Per me l’agricoltura deve produrre bellezza e accoglienza”: Giuseppe Savino e quell’agricoltura che dona emozioni

Foggia – Ci sono storie che amiamo raccontare perchè profumano di lavoro, idee e tanta speranza. La storia di Giuseppe Savino, intraprendente e sognatore, agricoltore foggiano che con la sua Cascina Savino ha regalato sogni e bellezza negli scorsi mesi a tantissimi foggiani e non solo, la conosciamo bene.

Con itulipani di Puglia, i girasoli e ora con l’apertura dei campi di zucche e melograni, il fondatore dell’hub rurale Vazapp ha donato luce, colore e allegria nelle vite dei foggiani e dei tanti pugliesi che hanno raggiunto la sua campagna a pochi chilometri dal centro cittadino per vivere un’esperienza unica.

Giuseppe Savino è un contadino che ama la terra, la sua terra, quella bella quanto amara di Capitanata, un angolo di Puglia non sempre apprezzato e valorizzato che può regalare però grandissime soddisfazioni quando idee e dialogo si uniscono dando vita a piccoli eventi che contribuiscono a tessere rapporti sempre più stretti tra campagna e città.

“Questo evento nasce per favorire l’incontro della città con la campagna, siamo in un momento storico in cui la campagna può diventare accogliente per i cittadini. Dopo il lockdown la città ha bisogno della campagna, di spazi aperti e verdi, di luoghi di relazione e di bellezza.

Siamo in un territorio in cui la bellezza è monocromatica, l’agricoltore può rendersi conto invece che può lavorare a due livelli. Quello di produzione e quello di relazione. In questo modo può nutrire non solo il corpo ma anche l’anima delle persone perchè nella bellezza si ritrova se stessi”. Ci dice Giuseppe quando gli chiediamo di parlarci dell’apertura dei campi di zucche e melograni di Puglia.

Accoglienza e bellezza: questo l’obiettivo di Cascina Savino per la città di Foggia

Abbiamo chiesto a Giuseppe di parlarci della sua filosofia di agricoltore, un lavoro che punta ad accogliere. “L’agricoltura non deve solo sfamare deve anche accogliere. Nel nostro territorio le aziende agricole sono ancora monocolturali, ci sono colture intensive o estese, questa può essere l’agricoltura per chi ha come obiettivo quello di sfamare, nutrire.

L’agricoltura dei piccoli agricoltori, invece, non può essere simile a quella dei grandi agricoltori. A livello economico e di produttività non ce la facciamo. Cosa possiamo fare allora noi piccoli contadini? Possiamo spalancare le porte ai bisogni di una città che in questo momento ha voglia di immergersi nella bellezza. Il piccolo contadino dovrà, quindi, lavorare sulla bellezza e sulle relazioni.

Per me i campi non sono fatti unicamente per produrre, sono campi di relazione. Io non guardo a quanto produco ma a quanto accolgo. Quante persone faccio felici con questo campo? Questa è la domanda che voglio pormi. A livello produttivo ovviamente produco meno allestendo i campi in questo modo ma la produzione non è il mio obiettivo principale. Io voglio creare bellezza, questa è la mia produzione.

Le persone vengono nel campo e fanno la stessa cosa che farebbero al supermercato ma in un contesto diverso. Qui raccolgono i frutti non dalla cassetta ma dall’albero, sanno da dove vengono e chi li produce. Inoltre, si ha la possibilità di entrare in contatto diretto con la natura vivendo un momento di relax”.

La filosifia del lavoro di Giuseppe Savino mira a regalare esperienze, momenti da vivere in stretto contatto con la natura di Capitanata. “La mia idea è quella di fare sviluppo territoriale attraverso l’agricoltura, far conoscere le nostre bellezze formando dei giovani sul percorso già fatto – ci spiega -. C’è un’altra agricoltura, non è un’alternativa a quella classica è un altro genere di agricoltura.

La società ci chiede di venire in campagna per avere il diritto di raccogliere il proprio cibo. La risposta delle persone con l’apertura dei campi di tulipani e girasoli è stata grandissima. Sono arrivate a Foggia persone che hanno macinato 300 km solamente per la bellezza. Foggia, in questo modo, si trasforma e diventa altro. L’anno prossimo vogliamo attrezzarci per dare anche ospitalità a chi verrà a visitare i nostri campi. Faremo un vero e proprio percorso che permetterà ai nostri ospiti di trovare le risposte a tutti i loro bisogni come dove andare a mangiare e dormire”.

Da padre in figlio, un legame con la terra ma una visione diversa del lavoro

L’amore comune per la terra lega Giuseppe Savino a suo padre, un agricoltore vecchio stampo che ha lavorato duro per tutta la sua vita lavorando ancora oggi e sporcandosi le mani nel terreno. Il loro però è un approccio diverso al lavoro, abbiamo chiesto a Giuseppe di raccontarci il loro rapporto.

“Mio padre ha sempre coltivato la terra e prodotto ma non ha mai potuto fare il prezzo dei frutti del suo lavoro. C’è sempre stato qualcuno a dare il valore al suo lavoro. Mio padre ha sempre voluto che io e mio fratello ci riscattassimo in termini di dignità. Un padre vuole solo il bene per i suoi figli, vuole che studino e trovino il posto fisso. Quel riscatto che vuole per i figli corrisponde a un lavoro che non coincide con la terra perchè la sua esperienza è piena di sacrifici e spesso povera di soddisfazioni.

Quell’agricoltura che io e mio fratello stiamo realizzando è un’agricoltura che mio padre non comprende, non ha gli elementi per ‘leggere’ ciò che succede. Il punto di incontro è la sostenibilità economica, quella è facile da leggere, è immediata. Non capisce cosa stiamo combinando ma vede che sono arrivate tantissime persone da ogni dove e queste persone anche se con pochissimi soldi sostengono il lavoro dei suoi figli. Quando sono in un campo io mi rendo conto di non essere un semplice contadino, io rendo felici delle persone che mi ringraziano. A mio padre grazie non lo ha detto mai nessuno, ha sempre lavorato e basta”.

Salutiamo Giuseppe passeggiando lungo i terrenni che ospiteranno le zucche e che siamo certi regaleranno momenti emozionanti a tanti foggiani e non solo. La nostra mente e il nostro cuore si sono alleggeriti, è proprio vero che la bellezza della natura genera felicità.

 

 

Annarita Correra

Mi chiamo Annarita Correra, ho 28 anni, sono una giornalista pubblicista, una copywriter, content creator e cantastorie. Credo che la bellezza salverà il mondo e per questo la cerco e la inseguo nella mia terra, la più bella del mondo. L’amore per la letteratura mi ha portato a conseguire la laurea triennale in Lettere Moderne e quella magistrale in Filologia Moderna. Ho collaborato con riviste online culturali, raccontando con interviste e reportage le bellezze pugliesi. La mia avventura con Foggia Reporter é iniziata cinque anni fa. Da due anni curo la linea editoriale del giornale, cercando di raccontare la città e la sua provincia in modo inedito, dando voce e spazio alla cultura e alle nostre radici. Scrivo e creo contenuti digitali, gestisco la pagina Instagram del giornale raccogliendo e raccontando le immagini più belle delle nostra terra.
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