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Foggia e la sua forza di rialzarsi sempre anche con le ferite nel cuore

Foggia e i suoi cittadini, anche con il dolore nel cuore, sono sempre riusciti a rinascere dalle ceneri, a risollevarsi e a guardare al futuro con forza ed ostinazione. Ecco perchè riteniamo Foggia una città resiliente

Per la rubrica “Vi raccontiamo Foggia”, oggi vogliamo parlarvi di una parola che ben si addice, a nostro avviso, alla città di Foggia: la parola resilienza. La nostra città ha vissuto momenti difficilissimi, vere e proprie catastrofi, drammi ed eventi che l’hanno scossa profondamente, e continuano a farlo ancora adesso, ma non si è mai data per vinta. Come un’araba fenice è riuscita a risolevvarsi, a rinascere dalle proprie ceneri, testimone della caparbietà, della forza e del grande cuore dei suoi cittadini.

In psicologia, la resilienza è la capacità di un individuo di affrontare e superare un evento traumatico o un periodo di difficoltà, noi vogliamo traslare questo concetto ad una città e non ad una singola persona. Perchè parliamo di resilienza? Foggia dal 1731 ha attraversato pagine molto nere della sua storia, ma ha saputo stringere i denti e a rialzarsi, diventando la città che è oggi.

Foggia nel lontano 20 marzo 1731, mentre tutti dormivano, alle 5 del mattino di quel martedì santo, fu svegliata da una terribile scossa di terremoto, devastante, disastrosa. Quel terremoto così forte, di intensità pari al IX grado della scala Mercalli, oltre a colpire in maniera terrificante la nostra città, procurò ingenti danni anche nel resto del  Tavoliere delle Puglie e nel settore nord delle Murge.

Un terzo della città fu distrutto, il crollo delle case fu totale, così come quello di altri edifici pubblici e religiosi, tra i quali la Cattedrale, annientati da scosse violentissime. Sogni, ambizioni, sentimenti, tutto fu spazzato vià da quell’orrenda e sconvolgente scossa che portò via la vita a duemila persone, uomini, donne, anziani, bambini, anime separate dalla terra che con i suoi mortali movimenti le ha portate via.

Foggia e la resilienza. La città che con la sua ostinazione riesce sempre a risollevarsi

Foggia non è solo il terremoto del 1731, è anche i brutali bomabrdamenti del 1943. Tra il maggio e il settembre di quell’anno il capoluogo dauno divenne il bersagio dell’aviazione alleata nel corso della sanguinosa seconda guerra mondiale. Le incursioni aeree della RAF furono ben nove e con i loro bombardamenti rasero al suolo la città.

Ecco le parole del Monsignor Farina a proposito di quel tragico evento: «La prima incursione, che fu veramente disastrosa per la città, fu quella del 22 luglio: l’obiettivo pare fosse la stazione ferroviaria, ma per riuscire nell’intento di annientarla, il nemico demolì rovinosamente un intero rione della città. E sicuramente l’azione si svolse in pochi minuti, fulmineamente nel momento stesso che sibilavano le sirene dell’allarme, sorprendendo le persone nel massimo affollamento lungo le vie per le attività mattutine, il mitragliamento, davvero barbaro e brutale, aggiungeva alle rovine ed alle vittime del rione demolito, una moltitudine di vittime abbattute per le strade, sui mercati, nella villa comunale, ove molti avevan cercato di occultarsi sotto gli alberi» .

Ma Foggia è forte, ancora una volta stringe i denti, anche se sotto i bombardamenti ha perso un terzo della popolazione di allora (ventiduemila vittime stimate) e tantissimi edifici, tra i quali la Villa comunale e la Stazione ferroviaria. E mentre la città è ancora stremata dai bombardamenti, l’autore foggiano Mauro Menduni scriveva: “Di fronte a tante incoraggianti prospettive, sentiamo il dovere di sostenere perché i Giardini pubblici di Foggia risorgano nella loro primitiva bellezza. Noi figli di questa martoriata Città, col più alto senso civico e spirito di abnegazione dobbiamo cooperare all’opera di ricostruzione che l’Amministrazione Comunale, con sforzi veramente ammirevoli, svolge in tutti i settori”.

I foggiani non si arrendono, anche nei momenti più bui, si rimboccano le maniche e guardano avanti, sempre con fiducia ed ottimismo, anche se portano un pesante e devastante dolore nel cuore. Foggia è tutto questo, è il ricordo del terribile e gravissimo crollo di viale Giotto, quella ferita che sanguina ancora nel cuore di qualsiasi foggiano e lo spinge a ricordare quel drammatico 11 novembre del 1999, quando, nelle prime ore del mattino, in soli 19 secondi, furono cancellati per sempre ricordi, sogni e desideri di 67 persone.

E il cuore diventa un po’ più leggero quando si pensa alle tante mani che scavarono senza sosta tra le macerie di quel palazzo, i volontari di Foggia, Bari e Alessandria, i soldati di leva della brigata “Pinerolo”, i vigili del fuoco, i poliziotti e i carabinieri, le crocerossine, i finanzieri, i vigili urbani, e i tanti eroi senza nome che non si diedero per vinti fino alla fine. Tra questi tanti eroi spicca un nome, quello di Agostino Laquaglia, l’addetto alla pala meccanica incaricato di ritrovare qualche anima sotto quelle maledette macerie. Agostino lavorò per ben 48 ore consecutive, senza soste, decidendo di non nutrirsi, perchè sapeva che ogni minuto poteva valere la vita o la morte di qualcuno.

Foggia è tutto questo, è una città fatta di eroi, di gente che si prodiga per il bene degli altri, che scende tra le macerie di un palazzo crollato scavando a mani nude, che si stringe nei portoni mentre piovono bombe dal cielo, che si commuove, che ricorda gli attimi di paura prima di un bombardamento, che tende la mano verso il prossimo, che porta ferite profonde sul cuore ma guarda avanti. Foggia è la resilienza, è l’ostinazione di volersi rialzare a tutti i costi.

 

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