Cultura e territorio

Le epidemie storiche in Puglia e nella nostra Capitanata

Le epidemie sono sempre stato un fenomeno che storicamente ha travolto tutto il mondo, incluso ovviamente il nostro Paese.

Interessante però è raccontare come tempi affatto facili come questi che purtroppo anche noi stiamo vivendo, sono stati vissuti secoli fa anche da altri nostri conterranei in Capitanata.

Durante la seconda metà del XVII secolo la città di Foggia fu colpita dalla peste che portò via circa un quarto della popolazione in soli quattro mesi (da Settembre a Dicembre del 1656).

Secondo i dati ricavati dai libri parrocchiali del tempo, da scrittori contemporanei e da altre fonti locali il totale delle morti era più di 1100.

Grazie alle annotazioni contenute nei registri dei morti delle parrocchie che funzionavano all’epoca come quella di S. Maria Maggiore, apprendiamo che già dal 22 giugno del 1656 gli adulti erano sepolti in fosse comuni, mentre i bambini erano sepolti in un luogo definito “nel corpo di Cristo, sopra le Vergini”.

Anche a Settembre i morti continuavano ad essere sepolti in fosse comuni e proprio durante in quel mese l’epidemia esplose totalmente. Infatti nell’atto di morte del 17 Settembre, il curato di S. Maria Maggiore annotava: In questo mese di settembre sventurata città di Foggia incomincia la peste quale cagionai la morte di dodicimila persone fra il spatio di tre mesi passarono tutti a miglior vita.

Stando a quanto racconta il parroco, sicuramente in preda alla disperazione, sarebbe morto per la peste un numero di persone corrispondente al doppio degli abitanti della cittadina.

Fatto sta che nella distribuzione dei morti per mesi che si è riuscita a ricavare nel tempo risulta chiaro che i documenti che fanno riferimento alla mortalità dovuta alla pestilenza si riferiscono principalmente al solo 1656, più specificamente si parla dell’ultimo quadrimestre dell’anno, in cui viene toccata la punta più alta a novembre-dicembre.

Infatti già dall’inizio del 1657 e poi per tutto il resto dell’anno l’ammontare mensile dei decessi è a livelli inferiori alla media.

Ovviamente neanche la nostra regione fu esente dall’attacco della peste, in particolare ricordiamo l’ultima peste (storicamente parlando) che colpì l’Europa, ovvero la cosiddetta “Peste di Noja“, che colpì in particolare il paese di Noicattaro, in Puglia, in provincia di Bari, nella prima metà del 1800.

Al tempo si pensò che il virus fosse giunto in Puglia, dalla Dalmazia o dall’Albania, dai mercanti di filati. L’epidemia raggiunse velocemente il centro Noicattaro nel Barese portando alla morte 700 abitanti su un totale di 5mila.

Secondo un intervento fatto il 15 Marzo nel programma Radio Rai Tre “Zazà – Cultura, società, meridione e spettacolo” dall’attuale direttore del dipartimento di Studi umanistici dell’Università di Foggia, Sebastiano Valerio, emerge addirittura che l’epidemia di Noja potrebbe aver offerto ispirazione alla descrizione della peste ne I promessi sposi di Alessandro Manzoni (in effetti, la storia è ambientata tra 1628 e 1630, durante la peste che flagellò il Ducato di Milano; ma la prima stesura di Fermo e Lucia risale al 1821). 

Ritornando alla nostra città, quest’ultima fu colpita una seconda volta da una grave epidemia tra il 1910 e il 1913: il morbo del colera. Si fece molta fatica a debellarlo principalmente per le scarse condizioni igieniche e sanitarie dell’epoca, insieme alla mancanza di acqua, alla miserie e all’ignoranza generale sui metodi di prevenzione.

Come oggi fu di grandissimo aiuto l’opera instancabile dei medici ed infermieri del Corpo Volontario della Croce Verde che aiutarono i malati per tutta la durata dell’epidemia.

Il Corpo Volontario della Croce era un’istituzione che prestava assistenza e primo soccorso nella nostra città e aveva la sua sede in via Arpi, la struttura venne eliminata in seguito negli ultimi anni del ventennio fascista.

Fu molto consistente anche l’aiuto di noti chimici dell’epoca come l’On. Castellini, ma anche il contributo dell’Amministrazione Civica dell’epoca che nella discussione sul “colera”, durante la seduta del Consiglio comunale del 18 agosto 1910, si decise dei aumentare il numero degli spazzini, dei carri per la raccolta del letame e delle acque luride, oltre a istituire iniziative per conferenze popolari con l’obiettivo di illustrare e diffondere le norme di igiene, oltre alla decisione per la costruzione di un lazzaretto.

Per questo progetto vennero impegnate in totale 4300 lire e venne costruito oltre la Chiesa delle Croci, sull’area dove attualmente risiede il quartiere “Candelaro – Ina-Casa”. La costruzione verrà poi demolita dopo la fine della Prima Guerra Mondiale.

Al sindaco dell’epoca, Senatore Emilio Perrone, venne concessa dal governo nazionale la medaglia d’oro di benemerito alla salute publica per l’opera svolta da lui e dall’amministrazione da lui retta a favore dei colpiti dal colera e dei numerosi orfani rimasti senza assistenza.

Come si nota dalle storie riportate qui sopra, l’andamento di avvenimenti di questo tipo consiste sempre in una risoluzione che, in un modo o nell’altro, tenta di porre fine alle sofferenze di quanti hanno subito queste terribili situazione.

Come queste persone nel passato, anche noi prima o poi riusciremo a trovare una soluzione e a ritrovare il sorriso anche solo nei piccoli gesti o nei piccoli momenti, riuscendo poi gradualmente a rialzarci e quindi a riprenderci definitivamente.

Fonti: manganofoggia.it

Vincenzo Maddalena

20 anni. Studente di lettere moderne all’Università degli Studi di Foggia. Appassionato di libri, musica, serie tv e film. Come obiettivo principale mi pongo sempre quello di far conoscere realtà, idee diverse e interessanti di cui non si parla molto o se ne parla in maniera disinformata. Speranzoso soprattutto di continuare questo percorso giornalistico con buoni risultati.

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