Cronaca

Delitto di Luigia Fortunato, niente accusa di femminicidio. La famiglia: “Siamo sconcertati”

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ANCONA – Resta in carcere Sami Khemaies, il 39enne tunisino accusato di aver ucciso a coltellate la moglie Luigia Fortunato, 33 anni, originaria di Cerignola (Foggia), nella loro abitazione di Loreto (Ancona) la sera del 9 luglio.

Il gip di Ancona, Carlo Cimini, ha disposto la custodia cautelare in carcere per l’uomo con l’accusa di omicidio volontario aggravato. Il giudice non ha convalidato il fermo, ritenendo insussistente il pericolo di fuga, ma ha confermato la misura cautelare. Al momento, però, non è stata contestata l’aggravante del femminicidio, ritenendo che, allo stato degli atti, non ricorrano i presupposti previsti dalla normativa.

Una scelta che ha suscitato la reazione della legale della famiglia della vittima, Cristina Perozzi, che ha parlato di una decisione “sconcertante”, sostenendo che rischia di “rivittimizzare” Luigia Fortunato. L’avvocata ha comunque ribadito la fiducia nell’operato della magistratura, sottolineando che le indagini sono ancora in corso.

Sulla vicenda è intervenuta anche la ministra per la Famiglia, la Natalità e le Pari Opportunità, Eugenia Roccella, ricordando che il reato di femminicidio non dipende dal genere della vittima, ma dal movente dell’omicidio, auspicando la massima attenzione nell’applicazione della nuova normativa.

Nel frattempo, l’indagato è stato sottoposto a un’ispezione medica per accertare le lesioni riportate a una mano. Davanti al pubblico ministero ha dichiarato di aver reagito dopo essere stato minacciato dalla moglie con un coltello, sostenendo di averla disarmata prima di colpirla. La sua versione è al vaglio degli investigatori. Per chiarire la dinamica del delitto sarà determinante anche l’autopsia, che dovrà accertare le cause della morte della donna, raggiunta, secondo i primi riscontri, da almeno dieci coltellate.

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