Salute e Benessere

Come fare la scorta di vitamina D in inverno

In inverno il sistema immunitario deve far fronte all’influenza, a raffreddori, mal di gola, tosse e tanti altri malanni di stagione. A ciò si associa anche una carenza di vitamina D, giacché durante la fredda stagione la nostra pelle è meno esposta ai raggi solari, fonte principale del contenuto vitaminico.

La vitamina D, infatti, a differenza delle altre vitamine, può essere solo parzialmente assunta per via alimentare. La maggior parte viene per l’appunto sintetizzata, attraverso la pelle, dall’azione dei raggi UV-B del sole.

Come agisce la vitamina D

La vitamina D stimola l’assorbimento di calcio e fosfato nell’intestino e conseguentemente va a depositarsi nelle ossa e nei denti. Una carenza di vitamina D infatti potrebbe compromettere lo stato di ossificazione e quindi causare l’osteoporosi o fratture. Le ossa infatti necessitano di vitamina D per “fortificarsi”.

Ma non solo: la vitamina D protegge dalle malattie infettive e svolge un’azione preventiva in caso di depressione, sovrappeso o patologie cardio-circolatorie, tumore, sclerosi multipla e disturbi delle articolari, Alzheimer.

Carenza di vitamina D: come integrarla

Dunque, in caso di carenza di vitamina D bisogna esporsi al sole, approfittandone soprattutto durante le stagioni calde, tra primavera ed estate. In questo modo il corpo farà una piccola scorta per far fronte all’inverno.

Dal punto di vista alimentare è possibile integrarla con alcuni cibi, come: aringa, funghi gallinacci e funghi champignon, salmone d’allevamento o selvaggio, tuorlo d’uovo, latte e latticini, fiocchi di cereali, margarina. Infine, sono disponibili sul mercato anche gli integratori alimentari con un’alta concentrazione vitaminica, ma occorre prestare attenzione alla posologia e alla modalità di somministrazione. Al contempo bisogna fare attenzione ad evitare un sovradosaggio, assumendo contemporaneamente la vitamina D tramite integratori, medicinali ed alimenti arricchiti.

Come riconoscere una carenza di vitamina D: i sintomi

Generalmente la carenza di vitamina D dipende da una mancata esposizione alla luce solare, ma può essere causata anche da alcune malattie. Come accorgersene? I campanellini d’allarme più comuni sono: debolezza muscolare, fragilità ossea, dolori osteo-muscolari. Nel caso dei neonati, inoltre, c’è il rischio che possa svilupparsi il rachitismo, cioè le ossa crescono in modo anomalo e il neonato ha difficoltà a gattonare o sedersi. Ecco perché difatti vengono somministrati gli integratori di vitamina D, in quanto spesso nel latte materno la quantità di vitamina D è ben poca.

Negli adulti, invece, le ossa diventano più fragili, specie quelle del bacino, delle gambe e della colonna con conseguente grave rischio di cadute. In particolare di frattura dell’anca, specie nei soggetti più anziani.

Per diagnosticare una carenza di vitamina D vengono prescritte radiografie ed analisi del sangue. Nel primo caso si verificano eventuali alterazioni delle ossa, nel secondo invece si misura il livello di calcio e fosfato e dunque ci si accerta quale sia il contenuto della vitamina D.

In conclusione, per evitare problemi alle articolazioni e di conseguenza rischiare cadute, fratture o l’insorgenza di altre patologie, bisogna integrare la vitamina D tramite alimentazione, integratori o semplicemente trascorrendo più tempo all’aria aperta esponendosi ai raggi solari.

 

 

Redazione

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