Cronaca

Willy come Donato, il ragazzo di Cerignola massacrato di botte a Foggia: “Non ha ancora ricevuto giustiza”

Cerignola – In queste ore sta facendo il giro dei social un lungo messaggio scritto nella pagina Facebook “Giustizia per Donato“, pagina nata per ricordare il giovane Donato Monopoli morto a 26 anni dopo una lunga agonia di sette mesi da quando due coetanei foggiani lo massacrarono di botte, per futili motivi, nella discoteca “Le Stelle” di Foggia.

Tanti i post e i messaggi che in questa settimana, dopo la tragica morte di Willy, il giovanissimo ragazzo ucciso a Colleferro, parlano di giustizia, indifferenza e rabbia per episodi come quello di Donato che, purtroppo, tornano a ripetersi.

C’è un messaggio in particolare che sta facendo il giro del web e che sottolinea come la morte di Donato sia passata in sordina rispetto al clamore che ha suscitato a livello nazionale quella di Willy.

Si tratta di due episodi tragici che dovrebbero indignare un intero Paese e dovrebbero puntare i riflettori su una parole orribile che genera ancora tante morti: indifferenza.

Ecco cosa si legge nella pagina Facebook dedicata al ragazzo di Cerignola: “Lui è Donato Monopoli, mio compaesano…un cerignolano come me! Aveva 26 anni, è morto l’8 Maggio 2019. Il 6 ottobre 2018, mentre lui sta ballando in una discoteca di Foggia, uno degli amici che erano con lui inizia a litigare con un coetaneo.

Parte un pugno, allora Donato si mette in mezzo per dividere i due litiganti, viene a sua volta aggredito. L’aggressione finisce con uno dei quattro seduto sopra di lui, che lo riempie di pugni in pieno volto. Viene ricoverato in condizioni gravissime all’ospedale di Foggia.

Resiste sette mesi in coma finché non si spegne l’8 maggio 2019.
I suoi due aggressori dopo 6 mesi ai domiciliari, ora sono liberi con obbligo di firma! Dov’è la prima pagina di Repubblica per Donato? Dove sono le decine di cronisti che hanno invaso Colleferro?

Dov’è il post di Giuseppe Conte? Dov’è Floris che chiede a Gassman in prima serata “che Italia emerge dall’omicidio di Colleferro?” Dove sono i trattati di sociologia emersi in questi giorni?

Per quale squadra tifava Donato? Che sogni aveva? Che lavoro faceva? E i suoi aguzzini? Praticavano le arti marziali? Erano dei “truzzi”? Guardavano Gomorra? Spacciavano? Sono la rappresentazione del “vuoto” della nostra epoca? Erano dei prepotenti?

Ora l’avete capito che anche voi siete vittime di una strumentalizzazione? Di un sistema mediatico che decide cosa conta e cosa no, quali narrazioni sono funzionali e quali no? Cosa fa audience e cosa no?

Guardate bene questo volto. Poteva essere vostro figlio, vostro nipote, vostro fratello, proprio come Willy! E la prossima volta riflettete sulla vera natura della vostra indignazione a comando. Vi prego fate girare il post, anche perché questo ragazzo ancora non ha ricevuto giustizia”.

Redazione

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