Cronaca

Vieste, aggressione al padre del sindaco: la replica della famiglia dell’uomo accusato

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VIESTE – Dopo la denuncia social del sindaco di Vieste e presidente della Provincia di Foggia Giuseppe Nobiletti sull’ennesima aggressione subita dal padre 79enne, arriva la replica di Carmela Pecorelli, figlia dell’uomo indicato come responsabile, che interviene pubblicamente per chiarire la propria versione dei fatti.

In un lungo post, la donna afferma di voler difendere “l’onorabilità mia e dei miei cari” e ristabilire quella che definisce una verità “distorta”. Spiega di aver scelto il silenzio negli ultimi anni per tutelare la propria attività commerciale e per rispetto delle cause giudiziarie in corso, ma sottolinea che “adesso la misura è colma”.

Pecorelli non nega l’esistenza di una lunga controversia tra le due famiglie, risalente a decenni e legata a questioni di confini, terreni e demolizioni, in particolare nell’area di Baia dei Colombi. Secondo la sua ricostruzione, i contrasti sarebbero iniziati dopo l’acquisto di un terreno confinante con un passaggio pedonale, circostanza che avrebbe generato tensioni con il padre del sindaco.

La vicenda, sempre secondo la donna, si sarebbe ulteriormente complicata con questioni amministrative e urbanistiche. Dopo l’elezione a sindaco di Nobiletti, le sarebbe stato notificato un preavviso di diniego relativo a un condono edilizio richiesto anni prima, dando origine a un contenzioso ancora aperto con il Comune di Vieste. Pecorelli sostiene inoltre di aver già provveduto alla demolizione dell’abuso contestato.

Nel suo racconto emergono anche episodi personali e familiari particolarmente delicati: la donna parla di uno sgombero avvenuto senza preavviso e delle gravi conseguenze psicologiche subite dal padre, che oggi – afferma – sarebbe in cura e con invalidità riconosciuta.

Pur condannando ogni forma di violenza, Pecorelli invita a considerare il contesto complessivo della vicenda, sottolineando come le reazioni del padre sarebbero maturate in una situazione di forte stress e fragilità: “La violenza va sempre condannata, ma vanno riconosciute anche le condizioni di una persona affetta da infermità mentale e provocata per anni”.

Una ricostruzione che aggiunge ulteriori elementi a una vicenda complessa, già al centro dell’attenzione pubblica e destinata a proseguire nelle sedi giudiziarie.

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