Costume e società

Uno sguardo ai coltivatori di cannabis in Europa

Nei prossimi cinque anni, l’Europa è destinata a diventare il più grande mercato legale di cannabis al mondo. 

Con una popolazione di oltre il doppio di quella degli Stati Uniti e del Canada messi insieme, il mercato è infatti maturo e l’industria è cresciuta di più nell’ultimo anno rispetto agli ultimi sei messi insieme. Tutto ciò è quanto emerge da un rapporto stilato da autorevoli enti economici, e su cui vale la pena approfondire lo sguardo.

Nuovi investimenti in Europa per la coltivazione di cannabis

Finora in Europa sono stati investiti più di 500 milioni di euro nell’industria della cannabis e sei sono i paesi che hanno annunciato una nuova legislazione riguardante la crescita di semi di cannabis femminizzati in casa, la vendita o il consumo del CBD a scopo ricreativo o medico.

Francia, Regno Unito e Spagna stanno rivedendo la legislazione attuale, mentre Germania, Italia e Paesi Bassi considerati questi ultimi leader del settore, si stanno concentrando sull’espansione dei programmi medici esistenti. 

In parole semplici, una buona gemma porta soldi e, mentre gli europei non si aspettano un mercato ricreativo regolamentato simile come quelli degli Stati Uniti e in tutto il Canada nell’immediato futuro, i politici e le imprese prevedono tuttavia una crescita sostanziale della produzione per soddisfare diverse aree con in primis quella medica.

I semi di cannabis maggiormente coltivati in Europa

I segni dell’imminente legalizzazione della marijuana sono sempre più evidenti, ma ci sono diverse azioni che devono essere intraprese per garantire una base stabile per l’industria. 

Premesso ciò, va altresì aggiunto che alcuni sono più avanti di altri. Dopo la decisione del Canada di legalizzare completamente la cannabis ricreativa nel 2018, l’OMS ha iniziato a rivedere lo status legale della pianta. 

La commissione per l’ambiente, la sanità pubblica e la sicurezza alimentare del Parlamento europeo sta in tal senso lavorando per stabilire un quadro normativo a livello regionale sulla cannabis medica, che potrebbe portare a una regolamentazione multinazionale ne prossimi mesi e su una solida base creata nell’anno 2019.

A margine è importante sottolineare che oggi in Europa, Italia compresa, la coltivazione primaria della cannabis è in grado di fornire alle industrie diversi tipi di semi e varietà molto apprezzate poiché con una buona percentuale di cannabidiolo, e a tale proposito, vale la pena citare la Critical ovvero una specie all’80% Indica, particolarmente adatta per chi cerca effetti rilassanti.

Tuttavia è importante sapere che la coltivazione in Europa consente anche di produrre ibridi ottenuti dalla famiglia delle Haze, ovvero piante con un apprezzabile quantitativo di CBD e con sapori a dir poco unici.

I principali motivi della coltivazione di cannabis in Europa

Secondo un recente rapporto, in Europa ci sono almeno quattro categorie che traggono benefici dalla coltivazione della cannabis. Nello specifico si tratta di quella medica, farmaceutica, ricreativa e dello svapo del CBD

La prima si riferisce a prodotti prescritti da un medico per il trattamento di una condizione o malattia. 

La cannabis farmaceutica invece si riferisce a prodotti che utilizzano cannabinoidi e sottoposti a studi clinici che li hanno autorizzati come medicina curativa. 

La cannabis ricreativa viene definita tale poiché utilizzata per scopi non medici e in genere ha una concentrazione più alta di THC, il composto chimico che fornisce all’utente un “alto” effetto psicoattivo. Infine a riguardo del CBD per lo svapo, va detto che in Europa, la coltivazione mira proprio a coltivare la cannabis Sativa allo scopo di consentire alle industrie di estrarre l’olio per la vaporizzazione.

I prodotti CBD sono tra l’altro già disponibili in molti mercati europei e utilizzati per scopi di benessere come ad esempio per rimediare a condizioni legate al sonno e all’ansia. A margine va altresì aggiunto che per il basso contenuto di sostanze psicoattive i prodotti a base di CBD (intorno al 6%) non richiedono una prescrizione e quindi si possono vendere e consumare legalmente con notevoli benefici dal coltivatore al consumatore finale.

Redazione

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