Turismo, in Puglia cresce il caporalato “in rosa”: donne sfruttate e diritti negati
Filcams Cgil: Il turismo è un settore dove queste forme di sfruttamento sono più accentuate perché c’è meno controllo

BARI – Dal Gargano al Salento, si diffondono nuove forme di sfruttamento nel settore turistico pugliese, soprattutto ai danni delle donne. Giovani lavoratrici costrette a restituire parte dello stipendio al datore di lavoro o impossibilitate a usufruire dei giorni di maternità: è il volto moderno del caporalato.
«Il turismo è uno dei settori dove lo sfruttamento è più accentuato – spiega Barbara Neglia, segretaria regionale della Filcams Cgil – perché mancano i controlli e persiste molto lavoro nero».
Nonostante le donne rappresentino oltre il 60% della forza lavoro nel comparto, guadagnano in media il 15% in meno degli uomini. A peggiorare la situazione, i cosiddetti contratti pirata: accordi firmati da sigle poco rappresentative che prevedono salari più bassi e minori tutele rispetto ai contratti nazionali.
«Molte accettano qualsiasi condizione pur di lavorare – aggiunge Neglia – e lo sfruttamento non riguarda solo le straniere, ma anche tantissime italiane costrette a rinunciare ai propri diritti, tra mansioni aggiuntive non previste e ferie negate per gravidanza».