Tsundoku: ecco come i Giapponesi definiscono l’abitudine di accumulare libri
Secondo il parere della psicoterapeuta Gialdi questa tendenza rivela curiosità e vivacità intellettuale

In Giappone il termine “Tsundoku” definisce l’abitudine di accumulare libri con l’intenzione di leggerli in futuro. I volumi non letti che molti accumulano sul comodino o nei mobili in soggiorno non sono indice di disordine, bensì simboleggiano la promessa di dedicarsi a nuove esplorazioni letterarie. L’accumulo di libri rappresenta quindi una sorta di “promemoria” per rimanere curiosi e vivaci intellettualmente.
A conferma di ciò, il parere della psicoterapeuta e ricercatrice dott.ssa Giulia Gialdi, che in una rivista femminile ha dichiarato: “La tendenza diffusa a circondarsi di libri rivela curiosità e vivacità intellettuale, ci aiuta ad uscire dalla dinamica molto contemporanea, e spesso ansiogena, del volere tutto e subito. A differenza di altri oggetti virtuali (compreso l’e-book), il testo cartaceo ci accompagna in una dimensione più concreta e molto sensoriale, che ci mantiene in stretta connessione con noi stessi e con il mondo reale”.
Avere accanto, negli spazi in cui viviamo, un potenziale di conoscenza da toccare e sfogliare è qualcosa che appaga la speranza e la progettualità.
Secondo l’esperta, inoltre- comprare un libro per leggerlo più avanti nel tempo è una scelta che non genera stress, ma piacere. Ogni libro è diverso incarna una volontà di crescita personale che nasce da una scelta consapevole, e non da un atto incontrollato e impulsivo.
Ogni nuovo titolo che portiamo a casa esprime le nostre passioni, e rappresenta una investimento sul futuro. Questo atteggiamento, l’abitudine del “Tsundoku” giapponese sarebbe uno dei segreti della longevità.
“Chi accumula libri accumula desideri; e chi ha molti desideri è molto giovane, anche a ottant’anni” (diceva lo scrittore e giornalista Ugo Ojetti).