Terra Vecchia di Cerignola, la speranza tradita: dopo i sopralluoghi nel quartiere tutto è ancora fermo
A distanza di mesi dalle visite degli amministratori, il cuore antico di Cerignola sprofonda tra rifiuti, basolato divelto e incuria. E scoppia il caso dell'insulto: "Ci hanno chiamato indigeni"

Per un attimo, qualche mese fa, la Terra Vecchia di Cerignola aveva sperato davvero.
Il suo cuore più antico, l’anima e memoria della città, era stato finalmente attraversato a piedi. Non una passerella istituzionale, ma un sopralluogo vero, vicolo per vicolo, guidato da chi quei vicoli li vive, li pulisce, li presidia ogni giorno: i residenti.
Gli amministratori comunali hanno visto. Hanno visto la sporcizia diffusa, i rifiuti abbandonati che deturpano scorci bellissimi, l’incuria che si accumula negli angoli. Hanno preso atto soprattutto dell’emergenza più grave: la pavimentazione che cede, giorno dopo giorno. Avvallamenti, basole sconnesse, ciottoli che saltano. Un pericolo concreto per chiunque provi ad attraversare il borgo, aggravato dal fatto- noto a tutti- che al di sotto della pavimentazione la Terra Vecchia è vuota (a causa della presenza di cunicoli e passaggi sotterranei).
Di quel bellissimo lastricato di una volta, del resto, non resta quasi più nulla. Pochi residenti conservano ancora qualche ciottolo originale, come una reliquia.
In quell’occasione sono stati presi appunti, ascoltate criticità, raccolte promesse. Sembrava l’inizio di un piano di recupero serio, di una manutenzione ordinaria e straordinaria degna di quello che dovrebbe essere il biglietto da visita di Cerignola. Un museo diffuso, un percorso turistico e culturale di valore inestimabile.
Oggi, a distanza di mesi, di quelle visite resta solo il ricordo.
Nulla si è mosso. La pulizia resta un’emergenza quotidiana, affidata alla buona volontà di pochi residenti e a interventi sporadici e inefficaci. Le strade continuano a sgretolarsi, pezzo dopo pezzo, in un lento e inesorabile degrado. La Terra Vecchia continua a morire di abbandono.
E alla delusione per le promesse mancate, si è aggiunta l’amarezza per le parole. “Ci hanno chiamato indigeni”.
A denunciarlo è Francesca Cibelli, residente storica e anima dell’associazione “Terra Vecchia da amare“, insieme al presidente Michele Divito e alla segretaria Antonietta Dalò.
“In occasione degli scavi in Largo Matera sono stata offesa da un esponente dell’amministrazione, che ha chiamato noi residenti della Terra Vecchia ‘indigeni’ in tono dispregiativo. Non meritiamo questo”, racconta Francesca.
“Siamo persone per bene. I pregiudizi che da anni circondano questo quartiere devono essere cancellati una volta per tutte“, aggiunge.
La Terra Vecchia non è una periferia da etichettare, ma rappresenta il centro storico. Ci vivono famiglie, anziani, giovani che nonostante tutto continuano ad amare quel luogo. Chiamarli “indigeni” non è solo una caduta di stile, è il sintomo di un approccio sbagliato: guardare al borgo antico come a un problema da gestire, e non come a una risorsa da valorizzare insieme a chi lo abita.
La richiesta dei residenti oggi è semplice e non ammette più rinvii: meno etichette, più ascolto. Meno passerelle, più manutenzione.
“Ci auguriamo che non si ricordino di noi solo a Natale, quando verranno ad illuminare le strade del quartiere dimenticandosi che noi ci viviamo ogni giorno“, conclude Francesca Cibelli.

