Tari, Angiola: questo piano economico certifica il fallimento della politica sui rifiuti

FOGGIA – «Ho votato convintamente contro il Piano Economico Finanziario e le nuove tariffe TARI perché rappresentano la certificazione del fallimento dell’Amministrazione comunale e della gestione AMIU.
Il messaggio che arriva ai foggiani è chiaro: si continua a pagare sempre di più senza ricevere un servizio all’altezza.
Il costo complessivo del servizio aumenta di nuovo e di altri 275.000 euro. Alle utenze domestiche viene concessa una riduzione media della TARI di appena il 2,2%, che nella pratica significa un risparmio di soli 7-8 euro all’anno. Una cifra irrisoria, un semplice pannicello caldo, utile solo ad alimentare la propaganda.
Ma c’è un paradosso ancora più grave. Le riduzioni per le famiglie sono distribuite in modo incomprensibile: si passa dal 4,7% per i nuclei monofamiliari fino ad appena l’1,2% per le famiglie con cinque o più componenti. Proprio chi sostiene il peso economico maggiore e chi dovrebbe essere maggiormente tutelato, se davvero si vuole favorire la natalità e sostenere le famiglie più fragili, riceve il beneficio più basso. È una scelta profondamente sbagliata, che va nella direzione opposta rispetto a ogni seria politica a sostegno della famiglia.
Se per le utenze domestiche si concede un’elemosina, per le utenze non domestiche arriva invece una vera e propria stangata: le attività economiche subiranno infatti un aumento medio del 5,9% della TARI. Una decisione incomprensibile e irresponsabile in una fase in cui commercianti, artigiani, professionisti e imprese stanno già affrontando enormi difficoltà economiche. Invece di sostenere chi produce ricchezza e occupazione, questa Amministrazione sceglie ancora una volta di aumentare il peso fiscale, aggravando la crisi del tessuto produttivo cittadino.
Dopo dodici anni di gestione AMIU, il dato più clamoroso è un altro: la raccolta differenziata è ancora ferma al 29%, mentre l’obiettivo previsto per il 2026 era il 65% e la regione Puglia punta nel suo insieme al 70%. Meno della metà del traguardo fissato. Un fallimento evidente che nessuno slogan può più nascondere.
I numeri certificano inoltre una gestione profondamente inefficiente. A Foggia il costo unitario del servizio è pari a 51,2 centesimi di euro per chilogrammo di rifiuti, contro un benchmark nazionale di 30,72 centesimi. Significa che il servizio costa circa il 67% in più rispetto alla media italiana, senza garantire risultati migliori. È la prova che i cittadini pagano l’inefficienza di un sistema incapace di raggiungere gli obiettivi minimi di efficacia.
A questo quadro già desolante si aggiungono il sostanziale fallimento dei Centri Comunali di Raccolta, l’eliminazione di circa il 60% dei punti di raccolta in città, la mancata attivazione della raccolta domenicale e l’introduzione dei cassonetti intelligenti senza un adeguato piano di comunicazione, con l’assurdità di aver avviato la raccolta dell’organico un mese prima dell’installazione dei nuovi contenitori.
Questa non è programmazione. È l’ennesima dimostrazione di un’Amministrazione che rincorre le emergenze, improvvisa le soluzioni e scarica sistematicamente sui cittadini e sulle imprese il costo della propria inefficienza.
Questo PEF non rappresenta il futuro di Foggia: è l’atto notarile del fallimento della politica comunale dei rifiuti.
Per queste ragioni la mia bocciatura è netta e senza attenuanti. Foggia merita una gestione del ciclo dei rifiuti efficiente, moderna e trasparente, capace di ridurre davvero i costi, migliorare i servizi e sostenere famiglie e imprese. Oggi, invece, assistiamo all’esatto contrario: più tasse, meno servizi e nessuna prospettiva di cambiamento.»
Nunzio Angiola, consigliere comunale a Foggia, segretario provinciale del movimento Cambia

