Stagione di Prosa del “Giordano”: in scena “Edipo Re” e “Edipo a Colono”

Domani 28 e mercoledì 29 marzo, alle ore 21, nuovo appuntamento con la stagione di prosa del Teatro “Giordano”, organizzata dall’Amministrazione comunale in collaborazione con il Teatro Pubblico Pugliese.

A cura di Foggiare
27 marzo 2017 20:14
Stagione di Prosa del “Giordano”: in scena “Edipo Re” e “Edipo a Colono” -
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Dopo vent’anni, la Compagnia Mauri-Sturno torna a mettere in scena i due capolavori di Sofocle “Edipo Re” e “Edipo a Colono”, per analizzare più compiutamente il mito immortale di Edipo. Anche i registi saranno diversi: Glauco Mauri, per l’“Edipo a Colono”, e Andrea Baracco per l’“Edipo Re”.

Due testi rappresentati nella stessa serata, con due registi e due ambientazioni scenografiche diverse, unico l’autore, Sofocle, unica la traduzione di Dario Del Corno. Unico il cast: Glauco Mauri è Tiresia in entrambe le opere, Roberto Sturno è Edipo nella prima e il Messo nella seconda. Con loro, in scena, impegnati nei due spettacoli in ruoli diversi: Barbara Giordano (è Giocasta e poi Antigone), Mauro Mandolini, Ivan Alovisio, Laura Garofoli, Roberto Manzi, Laurence Mazzoni, Paolo Benvenuto Vezzoso.
Le scene e i costumi sono di Marta Crisolini Malatesta, le musiche di Edipo a Colono di Germano Mazzocchetti e gli elementi sonori di Edipo Re di Giacomo Vezzani.
Lo spettacolo è una coproduzione della Compagnia Mauri-Sturno con la Fondazione “Teatro della Toscana”.

«“Edipo Re e Edipo a Colono sono due capolavori fondamentali nella storia dell’uomo, per gli interrogativi che pongono alla mente e per la ricchezza di umanità e di poesia che ci donano. La storia di Edipo è la storia dell’UOMO, perché racchiude in sé tutta la storia del suo vivere.

Sono due opere scritte in epoche diverse della vita di Sofocle ed è nell’accostamento di questi due grandi testi che poeticamente si esprime e compiutamente si racconta la “favola” di Edipo alla ricerca della verità.
Alla fine del suo lungo cammino Edipo comprende se stesso, la luce e le tenebre che sono dentro di lui, ma afferma anche il diritto alla libera responsabilità del suo agire. Edipo è pronto ad accettare tutto quello che deve accadere ed è pronto a essere distrutto purché sia fatta luce. Solo nell’interrogarci comincia la dignità di essere uomini. E’ questo che Sofocle con la sua opera immortale dice a tutti noi.

Convinti che il Teatro sia un’arte che può e deve servire “all’arte del vivere” affrontiamo queste due opere classiche per trovare nelle radici del nostro passato il nutrimento per comprendere il nostro presente, questo è il nostro impegno e il nostro desiderio». (Andrea Baracco, Glauco Mauri).

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