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Spopolamento a Foggia, l’affondo di Confindustria. Salatto: «Una città da dimenticare, istituzioni quasi mute»

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FOGGIA – I dati pubblicati da Il Sole 24 Ore, che incoronano Foggia come la “maglia nera” d’Italia per il saldo migratorio interno, continuano a sollevare durissime reazioni nel mondo economico e produttivo locale. Dopo gli attacchi della politica, arriva la durissima presa di posizione di Confindustria Foggia. Il presidente degli industriali di Capitanata, Potito Salatto, ha commentato i numeri dell’emorragia demografica senza usare giri di parole, definendo Foggia come «una città da dimenticare, non resiliente». Per via Valentini Vista la gravità della situazione non risiede solo nei numeri freddi della statistica (che vedono la città perdere 2.844 residenti nel solo triennio 2023-2025), ma soprattutto nell’immobilismo politico che accompagna questo declino. Salatto ha puntato direttamente il dito contro la governance locale e le autorità cittadine, denunciando la presenza di «un sindaco e delle istituzioni quasi mute su spopolamento e desertificazione sociale e umana».

Secondo Confindustria, il dato fotografa in modo drammatico un centro urbano che ha perso totalmente la propria forza attrattiva, spingendo cittadini, professionisti e giovani risorse a fuggire verso altri territori.

L’allarme lanciato da Salatto si inserisce in un quadro di progressivo indebolimento che colpisce l’intera provincia. Già nei mesi scorsi l’associazione degli industriali aveva evidenziato come il calo demografico — che negli ultimi dieci anni ha sottratto circa 10mila residenti al solo capoluogo e sta desertificando i vicini Monti Dauni — rischi di compromettere la tenuta stessa del sistema economico, frenando gli investimenti e lo sviluppo delle imprese sul territorio.

Per contrastare questa “fuga da Foggia”, secondo la visione di Confindustria, non bastano più i semplici tentativi di riequilibrio della spesa pubblica o i bonus assistenziali. Diventa invece vitale sbloccare i nodi storici del territorio attraverso investimenti industriali mirati, sfruttando gli strumenti della ZES Unica e puntando sulla formazione e sulla creazione di posti di lavoro stabili in settori strategici, unici veri deterrenti contro l’abbandono della Capitanata.

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