Cronaca

Ancora un colpo alle “batterie” mafiose della Società Foggiana: scattano gli arresti

Foggia – Ennesimo colpo inferto alle batterie mafiose della Società Foggiana: colpite le batterie Trisciuoglio-Tolonese-Prencipe e Moretti Pellegrino-Lanza.

Nella giornata del 26 dicembre 2020, gli agenti della squadra mobile di Foggia e del Servizio Centrale Operativo della Polizia di Stato, in esecuzione di un’ordinanza impositiva della misura della custodia cautelare in carcere emessa dal gip presso il Tribunale di Bari all’esito di articolate indagini, con il contributo della Procura di Foggia e del Servizio Centrale Operativo, ha tratto in arresto A. C., D. L. G., F. T. e N. V., (questi ultimi due già tratti in arresto a novembre nell’ambito dell’operazione ‘Decimabis‘).

I suddetti soggetti sono stati arrestati in quanto ritenuti responsabili dei reati di tentata estorsione ed estorsione consumata ai danni di imprenditori e commercianti foggiani, commessi al fine di agevolare l’organizzazione mafiosa nota come Società Foggiana.

L’operazione si inserisce nell’indagine “Decimabis”. Tale inchiesta, avviata grazie alla fondamentale collaborazione di alcuni imprenditori che hanno avuto il coraggio e la determinazione di denunciare alla Polizia di Stato le richieste estorsive e le intimidazioni subite, ha permesso di individuare e arrestare elementi di spicco della mafia foggiana.

L’operazione ha documentato, tra le altre cose, come l’organizzazione mafiosa “società Foggiana” abbia:

  • realizzato una generalizzata, pervasiva e sistematica pressione estorsiva nei confronti di imprenditori e commercianti di Foggia, gestita secondo un codice regolativo predefinito e condiviso, significativamente denominato come il “SISTEMA”;
  • costituito una cassa comune, finalizzata al pagamento degli “stipendi” per i consociati, nonché al mantenimento dei sodali detenuti e dei loro familiari, anche attraverso il sostenimento delle spese legali, così sviluppando collaudati processi di gestione centralizzata nell’acquisizione e nella ripartizione delle risorse economiche;
  • gestito il racket delle estorsioni come la riscossione di una vera e propria tassa di sovranità, registrando su un libro mastro la lista delle attività commerciali ed imprenditoriali estorte, nonché gli “stipendi” pagati agli associati;
  • regolato le dinamiche interne attraverso il sistematico ricorso alla violenza brutale, quale strumento di definizione degli assetti interni e delle gerarchie associative;
  • sviluppato, negli ultimi anni, una significativa vocazione imprenditoriale, ed una parallela opera di infiltrazione nel settore amministrativo, orientando il sodalizio mafioso verso un più evoluto modello di mafia degli affari.



Redazione

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