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Sanità, MsmLab esporta in Puglia il “modello Sardegna”

Anche la Puglia, dopo la Sardegna, diventa realtà di punta per insegnare ...

Foggia Reporter

Anche la Puglia, dopo la Sardegna, diventa realtà di punta per insegnare alla sanità italiana come raccogliere e vincere la sfida delle patologie croniche ad alta complessità: primo test con la sclerosi multipla, un vero paradigma con il suo “target giovane” che, per tutta la vita (in base alla forma e alla fase di malattia), avrà bisogno pertanto di assistenza sanitaria e sociale. Esportare in Puglia il modello che ha già funzionato in Sardegna è uno degli obiettivi del terzo biennio di attività del Multiple Sclerosis Management Lab (MsmLab), che ha messo su un vero e proprio sistema di professionisti che si dedicato al paziente affetto da sclerosi multipla: neurologi, farmacisti, rappresentanti delle istituzioni, manager di Asl e strutture ospedaliere e infermieri.

“Entro fine anno inizieremo a replicare l’esperienza fatta in Sardegna anche in Puglia, dove c’è un’Agenzia per i servizi sanitari e socio-sanitari che ha il mandato di lavorare sulle reti cliniche e sui Pdta, i Percorsi diagnostico-terapeutici assistenziali. Potendo contare su una banca dati degli assistiti, vorremmo utilizzare l’algoritmo usato in Sardegna affinché anche in Puglia lo sviluppo di una rete clinica per la neurologia si basi su dati reali e osservazioni effettive rispetto ai percorsi che concretamente i pazienti seguono all’interno della regione” – ha annunciato Valeria Tozzi della Sda Bocconi School of Management.

Valeria Tozzi
Valeria Tozzi, crediti: sdabocconi.it

Dalla Puglia per l’Italia

L’operazione in Puglia rappresenta un punto di partenza, dopo il test in Sardegna, per esportare il modello nella penisola; “Nell’arco del biennio vogliamo continuare a supportare l’Asl Roma 1 nelle sue funzioni di committenza verso le grandi strutture di offerta per la neurologia attraverso lo sviluppo di modelli di integrazione ospedale-territorio che valorizzino le cosiddette cure di transizione, così che il paziente non rimanga solo dopo che ha avuto l’assistenza dei grandi centri specialistici, ma possa trovare risposte anche dai servizi territoriali” – spiega ancora la Tozzi.

Ultimo step poi confrontare tutti i progetti regionali avviati sui Pdta per la sclerosi multipla: l’analisi dei punti di forza e di debolezza infatti ispirerà una linea guida di riferimento in modo che le esperienze passate possano “contaminare” e fertilizzare quelle future.

Differenze tra individuo sano e paziente affetto da sclerosi multipla
Differenze tra individuo sano (a sinistra) e paziente affetto da sclerosi multipla; si può notare lo strato di mielina rovinato che avvolge il nervo. Crediti: spinehealth.com

MsmLab Week 2018

Per la MsmLab Week 2018, che inaugura il terzo biennio del ‘laboratorio’, gli esperti hanno pensato al macrotema della presa in carico da declinare in 3 filoni: “Il primo, forse il più importante è quello della multiprofessionalità e multidisciplinarietà, perché i processi di diagnosi e cura della sclerosi multipla coinvolgono non solo la neurologia, ma anche altri professionisti fra cui gli infermieri che rappresentano i nuovi destinatari del progetto. Il secondo grande filone sono le cure di transizione per far fronte all’emergenza cronicità, le aziende sanitarie vivono trasformazioni così profonde e diffuse a livello nazionale che stanno nascendo soluzioni nuove per sostenere l’integrazione fra servizi dell’ospedale e servizi per il territorio. Ragioneremo con i professionisti su quali possono essere le opportunità per la sclerosi multipla” – spiega ancora la Tozzi.

Una grave lacuna nell’assistenza ai malati riguarda proprio il rapporto ospedale-territorio: “La disabilità associata a sclerosi multipla ha delle sue specificità per cui, anche dopo che paziente ha fatto riferimento ai grossi centri per ricevere le terapie, ha ancora bisogno dello specialista. Ciò significa che quest’ultimo deve andare sul territorio, o che il territorio deve in qualche modo rapportarsi con l’ospedale, per garantire al paziente i trattamenti più adeguati lungo tutto il suo percorso. Nelle fasi iniziali, così come in quelle più tardive” – spiega il presidente della Sin, Gianluigi Mancardi.

Gianluigi Mancardi
Il presidente Sin Gianluigi Mancardi, crediti: i.ytimg.com

Il terzo ed ultimo filone di studio riguarderà invece l’analisi dell’evoluzione dei Pdta: “Quello che noi denominiamo Population Health Management. Utilizzando i database amministrativi delle Regioni è possibile non solo integrare informazioni da database come quelli dell’Istat, ma anche aggregare informazioni cliniche per riuscire a conoscere i percorsi effettivi dei pazienti e dare soluzioni concrete rispetto al problema della presa in carico” – spiega Tozzi.

Dalla sclerosi multipla impareremo tanto

La complessità diagnostico-terapeutica che chiama in causa il sapere specialistico e la cronicità che introduce l’aspetto assistenziale e sociale. Per questo motivo, secondo Mancardi, la sclerosi multipla presenta tutte le facce di una situazione che in neurologia viviamo molte volte: con il Parkinson, con altre malattie degenerative, con le demenze, con le patologie neuromuscolari. La SM è una scuola da cui si può imparare tanto.

“Il primo grande risultato raggiunto in questi anni è che abbiamo costruito una comunità, un team stabile che si interroga periodicamente rispetto a cosa sta accadendo nel sistema. Per la terza volta si riuniscono all’interno di una Settimana circa 120 persone che mettono a fattor comune l’interesse congiunto di migliorare la qualità delle cure per la sclerosi multipla” – aggiunge Tozzi.

Il ruolo dell’industria

I professionisti della sanità saranno affiancati da quelli dell’industria: “Biogen è a tutti gli effetti un attore della sanità perché producendo farmaci specialistici per le malattie neurologiche, si pone come un partner del Servizio sanitario nazionale. E come partner del Ssn sente il dovere di non occuparsi solo di prodotti farmaceutici, ma anche di tutto ciò che sta intorno alla cura del paziente” – afferma Cristina Negrini, direttore Market Access dell’azienda americana in Italia, che conclude – “In particolare MsmLab, un’iniziativa di successo che nello scorso biennio ha interessato oltre 180 attori della sanità, non si occupa tanto di farmaco, bensì prevalentemente di gestione, del percorso che il paziente fa per ricevere le cure necessarie alla sua condizione clinica. In questo percorso c’è ovviamente anche la terapia farmacologica, ma non è un aspetto prevalente. Quello che interessa a MsmLab e ai suoi partecipanti è capire quali sono attualmente i percorsi di cura del paziente e quali i miglioramenti che possono essere apportati in un’ottica di appropriatezza. Si mira a proporre, con quello che già esiste, dei percorsi più efficaci, perché quando i percorsi sono più efficaci ed efficienti diventano anche più economici: si risparmiano sprechi e si danno la cura giusta, l’esame giusto, il ricovero giusto al momento giusto”.