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San Severo, estumulata la tomba di un militare sanseverese deportato dai nazisti
San Severo, estumulata la tomba di un militare sanseverese deportato dai nazisti
Il giovane militare morì nel 1944, a 22 anni, dopo essere stato deportato in un lager nazista.
SAN SEVERO - La tomba di Michele Lacci, giovane militare di San Severo morto nel 1944 dopo la deportazione in un lager nazista, è stata estumulata nell’ambito di un’operazione ordinaria degli uffici cimiteriali. Una vicenda sulla quale ora l’A.N.C.R. di Foggia chiede risposte, soprattutto per conoscere dove siano stati collocati i resti del soldato e quelli del padre, sepolto accanto al figlio.
A sollevare il caso è la professoressa Marina Villani, commissario straordinario della Federazione provinciale dell’Associazione Nazionale Combattenti e Reduci, che ha indirizzato una lettera aperta al commissario straordinario del Comune di San Severo, Francesco Antonio Cappetta, e alla stampa chiedendo un’immediata verifica amministrativa e il ripristino di una sistemazione degna della memoria del militare.
La storia di Michele Lacci è legata a una delle pagine più dolorose della Seconda guerra mondiale. Nato a San Severo il 27 gennaio 1922, fu chiamato alle armi nel 1942 e assegnato al reparto Genova Cavalleria. Dopo essere stato trasferito in Francia e poi in Croazia, in seguito all’Armistizio venne catturato dai tedeschi e deportato nel lager di Luckenwalde, lo Stalag IIIA. La sua colpa, come quella di migliaia di Internati Militari Italiani, fu il rifiuto di collaborare con la Wehrmacht e di venir meno al giuramento prestato.
Durante la prigionia contrasse la tubercolosi polmonare. Rimpatriato attraverso la Croce Rossa Internazionale, fu ricoverato prima all’Ospedale militare di Bergamo e successivamente a quello di Gallarate, dove morì il 25 luglio 1944, a soli 22 anni.
Nel 1946 la salma fu trasferita a San Severo e accolta con onori militari. Un mese dopo, il padre, sopraffatto dal dolore per la perdita del figlio, morì e venne sepolto insieme a lui. Per circa ottant’anni, un’unica lapide ha custodito il ricordo di entrambi.
Villani contesta che l’estumulazione sia stata effettuata senza tenere conto del valore storico e istituzionale della sepoltura. Ricorda, inoltre, che Michele Lacci risulta registrato nella banca dati del Ministero della Difesa – Onorcaduti e richiama le disposizioni previste per la tutela dei Caduti in guerra.
Nella lettera, la rappresentante dell’A.N.C.R. sottolinea anche il contrasto tra la presenza, dal 27 gennaio 2022, delle Pietre d’Inciampo collocate davanti a Palazzo Celestini in memoria di tre giovani vittime della guerra – tra cui lo stesso Lacci – e la scomparsa della tomba che per decenni ne ha custodito le spoglie.
La richiesta rivolta al commissario Cappetta è precisa: accertare dove si trovino attualmente i resti di Michele Lacci e del padre, verificare che siano stati conservati in cassette ossario individuali e correttamente identificati, escludendo che siano finiti in un ossario comune anonimo. Villani chiede, infine, che al giovane militare venga restituita una collocazione d’onore all’interno del cimitero cittadino.
«La Memoria non si celebra solo nelle ricorrenze ufficiali con la retorica delle corone d’alloro, ma si difende ogni giorno proteggendo i resti e le storie di chi si è sacrificato per la nostra libertà», conclude la professoressa Villani.