Salute mentale, Tabti (PSI): «La rete in Capitanata c’è, ma va resa più vicina ai cittadini»

FOGGIA – «La salute mentale non è più un tema di nicchia, ma una priorità sanitaria». Karim Tabti, esponente del PSI, parte dai dati nazionali e regionali per rilanciare una serie di proposte dedicate a Foggia e alla Capitanata.
Nel 2024, secondo i dati del Ministero della Salute, sono state 845.516 le persone assistite dai servizi specialistici di salute mentale in Italia, con 272.497 nuovi accessi. A livello regionale, l’Indice ISTAT di salute mentale colloca nel 2024 la Puglia a 67,5 punti, contro i 68,7 della media nazionale. Particolare preoccupazione, secondo Tabti, riguarda i giovani e soprattutto il calo del benessere psicologico registrato tra le ragazze.
L’esponente socialista sottolinea che la Capitanata non è priva di servizi. L’ASL Foggia dispone di un Dipartimento di Salute Mentale articolato in diversi Centri di Salute Mentale e in una rete di ambulatori che raggiunge anche numerosi piccoli comuni della provincia. Il problema, secondo Tabti, è soprattutto la distanza tra i cittadini che necessitano di assistenza e i servizi, particolarmente evidente nelle aree periferiche.
Da qui la proposta di un “Piano Capitanata per la Salute Mentale”, articolato in cinque punti: potenziamento della psicologia nelle scuole; creazione di un percorso specifico per i giovani tra 16 e 25 anni, collegando scuola, Università e servizi sanitari; rafforzamento dei Centri di Salute Mentale periferici e dell’assistenza domiciliare; incremento immediato del personale attraverso le risorse del Piano nazionale per la salute mentale 2025-2030; pubblicazione annuale di un rapporto provinciale con dati su utenti, accessi, personale, tempi di attesa e distribuzione dei servizi.
Tabti chiede inoltre di verificare quante delle risorse stanziate a livello nazionale per il Piano di Azione Nazionale per la Salute Mentale arriveranno effettivamente in Puglia e, soprattutto, in provincia di Foggia.
«La salute mentale non può essere una prestazione disponibile solo per chi ha risorse economiche, tempo e possibilità di spostarsi», sostiene Tabti. «La rete di servizi esiste e va riconosciuta, ma la vera sfida è renderla accessibile in ogni comune, rafforzarla con personale e risorse e misurarne pubblicamente i risultati».

