Agricoltura

Roma, il presidente Schiavone al MASAF rilancia le proposte di Confagricoltura a tutela della cerealicoltura

[esi adrotate group="1" cache="public" ttl="0"]

ROMA – “È necessario lavorare per contrastare il calo del prezzo del grano duro, oggi quotato dalla CUN intorno ai 260 euro a tonnellata, rispetto al picco dei 515 euro raggiunto a metà 2022. Urgono interventi tempestivi non più rinviabili per tutelare la cerealicoltura nazionale che sta scontando in questi ultimi anni una impressionante perdita di redditività, a fronte di costi di produzione sempre crescenti. La campagna 2026 ha registrato ancora una volta un +10,5% per gli agricoltori. Così è difficile andare avanti”.

È questo il messaggio forte che Filippo Schiavone, presidente di Confagricoltura Foggia e componente della Giunta nazionale, ha rilanciato ieri a Roma, come delegato della Confederazione, nel corso del tavolo di lavoro convocato a Roma al MASAF per affrontare la crisi del grano duro.

La prima richiesta avanzata al ministero da Confagricoltura a tutela della cerealicoltura nazionale riguarda l’istituzione di un fondo straordinario dedicato, finalizzato a rafforzare i contratti tra produttori e trasformatori. Tale fondo dovrebbe concentrare maggiori incentivi economici direttamente sugli agricoltori (senza erogazioni a favore dell’industria), eliminando il regime de minimis e consentendo di superare la soglia dei 50 ettari per l’accesso al contributo.

Al centro dell’azione ipotizzata da Confagricoltura ancora i contratti di filere. La proposta avanzata è quella di limitare l’incentivo al solo frumento duro destinato alle semole e alla produzione di pasta con grano 100% italiano.

A proposito della produzione di pasta — prodotto di punta dell’industria alimentare italiana — Confagricoltura ha suggerito di rivedere la normativa sull’etichettatura della pasta secca per valorizzare maggiormente la materia prima nazionale. Nello specifico, si richiede che l’indicazione del Paese di origine e di lavorazione del grano duro sia riportata sul fronte del pacco, in modo evidente e con caratteri di dimensione almeno doppia rispetto a quella attualmente prevista. Inoltre, è stato richiesto di innalzare la soglia minima di frumento duro italiano (dall’attuale 50% al 75%) necessaria per poter apporre in etichetta la dicitura “grano italiano più UE o Extra UE”.

Infine, a nome della Confederazione, Schiavone ha rilanciato il tema della salvaguardia della liquidità delle imprese agricole, chiedendo interventi mirati per la copertura degli interessi sui finanziamenti, l’attivazione di cambiali agrarie ISMEA e di contributi a fondo perduto, oltre alla sospensione per dodici mesi delle rate dei mutui e degli altri finanziamenti, con contestuale rinegoziazione dei prestiti.

Per il presidente dell’associazione foggiana: “La cerealicoltura è un asset strategico a livello nazionale e lo è ancora di più per il territorio che rappresento. La Capitanata ha bisogno di trovare nuovi equilibri lungo la filiera del grano duro, costruendo intorno a essa nuove opportunità di sviluppo diffuso. Per questo — conclude Schiavone — potrebbe essere rilevante apportare quanto prima correttivi al sistema CUN che, come riconosciuto dallo stesso ministro Lollobrigida nel corso della nostra assemblea, necessita di significativi interventi”.

[esi adrotate group="1" cache="public" ttl="0"]