Riscaldamento e bollette d’inverno: come cambiano i costi per le famiglie quando i mercati dell’energia si muovono

A ottobre, in Capitanata, c’è ancora chi gira in maniche corte a mezzogiorno. Poi arriva la prima sera di vento freddo dal Gargano, qualcuno in casa accende i termosifoni “solo per un’oretta”, e da quel momento la stagione cambia anche nei conti di famiglia. Le bollette del riscaldamento sono una di quelle spese che si subiscono più che decidere: si sa che arriveranno, si spera che non siano troppo alte, e quando la busta (o la mail) finalmente si apre, il numero in fondo alla pagina racconta una storia che dipende solo in parte da quanto si è stati attenti.

Il resto si decide altrove. In borse dove si scambiano contratti di gas a mesi di distanza, in rotte navali che attraversano mezzo mondo, in decisioni prese da governi che con Foggia non hanno niente a che fare. Capire questo collegamento non abbassa il conto, ma aiuta a leggerlo, e a evitare un paio di errori piuttosto comuni.

Prezzo del gas e mercati internazionali: perché la bolletta segue Amsterdam

La maggior parte delle case italiane si scalda a metano, e il prezzo di quel metano ha un riferimento preciso. In Europa il mercato guarda soprattutto al TTF, l’hub olandese dove si fissano le quotazioni all’ingrosso; in Italia il punto di riferimento è il PSV, il Punto di Scambio Virtuale, che di solito si muove in parallelo al primo con qualche differenza. Quando questi indici salgono, prima o poi la salita arriva anche nelle offerte proposte ai clienti domestici.

Il “prima o poi” dipende dal contratto. Chi ha un’offerta a prezzo variabile, indicizzata al PSV o a un altro indice, vede gli aumenti (e i ribassi) quasi in tempo reale, mese dopo mese. Chi invece ha sottoscritto un prezzo fisso si è comprato una sorta di assicurazione: paga la stessa cifra per la componente energia fino alla scadenza, nel bene e nel male. Nessuna delle due formule è migliore in assoluto. Il fisso protegge dagli shock, ma spesso parte da un livello più alto; il variabile conviene quando i mercati sono calmi e diventa doloroso quando non lo sono, come sanno bene le famiglie che nell’inverno della crisi energetica si sono trovate con importi raddoppiati senza aver cambiato una sola abitudine.

C’è poi un dettaglio che molti scoprono solo a contratto scaduto. Le offerte a prezzo fisso hanno una durata, di solito uno o due anni, e alla fine il fornitore può comunicare nuove condizioni economiche. Quella comunicazione arriva in bolletta o per posta, ha un tono burocratico e finisce spesso nel cestino. Eppure è il momento in cui conviene fermarsi e confrontare, perché le nuove condizioni non sono necessariamente le migliori disponibili.

Gasolio, GPL e pellet: chi non ha il metano paga un’altra partita

Non tutti, però, sono allacciati alla rete. Nelle masserie, nelle case di campagna sparse tra Lucera, San Severo e i paesi dei Monti Dauni, e in molte abitazioni isolate, il riscaldamento passa ancora per il gasolio da riscaldamento o per il GPL in serbatoio, il cosiddetto bombolone in giardino. Qui il legame con i mercati internazionali è ancora più diretto: si tratta di prodotti derivati dal petrolio, e il loro prezzo al litro risente delle quotazioni del greggio, dei costi di raffinazione, del cambio tra euro e dollaro e, non ultimo, di un carico fiscale che in Italia pesa parecchio.

La differenza rispetto al metano sta anche nel modo in cui si paga. La bolletta del gas arriva a rate, distribuita nel tempo; il serbatoio, invece, si riempie in una volta sola, e la cifra si sborsa tutta insieme. Per una famiglia significa scegliere il momento del rifornimento, a volte rimandarlo, a volte anticiparlo approfittando di un prezzo più basso a fine estate. Chi può permetterselo fa il pieno prima del freddo. Chi non può aspetta, e spesso si trova a comprare proprio quando la domanda sale e i listini con lei.

Il pellet e la legna, scelti da molti negli anni scorsi come alternativa più economica, non sono rimasti immuni. Anche questi combustibili hanno conosciuto rincari forti nei periodi di tensione sull’energia, perché la domanda si è spostata in massa verso di loro e perché la produzione e il trasporto consumano a loro volta energia. Il sacco da quindici chili, che per anni era stato un acquisto quasi distratto al supermercato, è diventato una voce da tenere d’occhio.

Mercato libero, tutele e bonus sociale: cosa è cambiato per le famiglie

Un altro pezzo della storia riguarda le regole. Con la fine del mercato tutelato del gas per i clienti domestici, avvenuta a inizio 2024, la gran parte delle famiglie è passata al mercato libero, dove i prezzi li stabiliscono i singoli venditori. Restano protetti i clienti vulnerabili, una categoria che comprende, tra gli altri, gli over 75, chi si trova in condizioni economiche disagiate, le persone con disabilità e chi vive in alcune situazioni abitative particolari: per loro esiste un servizio con condizioni definite dall’autorità di regolazione.

Per tutti gli altri il problema è orientarsi. Le offerte sono tante, scritte in un linguaggio non sempre limpido, e il confronto basato sul solo prezzo della materia prima rischia di ingannare, perché i costi fissi mensili, le commissioni e le condizioni di rinnovo possono cambiare parecchio il totale annuo. Il Portale Offerte gestito dall’Acquirente Unico, su indicazione dell’autorità per l’energia, permette di confrontare le proposte in base ai propri consumi reali, che si ricavano dalla bolletta. È uno strumento pubblico, gratuito, e lo usa meno gente di quanta potrebbe trarne vantaggio.

Poi c’è il bonus sociale. Per le famiglie con un ISEE sotto le soglie stabilite, lo sconto in bolletta viene riconosciuto in automatico, senza domande specifiche, a patto di aver presentato la Dichiarazione Sostitutiva Unica. Ogni anno una parte di chi ne avrebbe diritto non lo riceve semplicemente perché la DSU non è stata rinnovata, o è stata presentata in ritardo. Sembra un dettaglio amministrativo, e in effetti lo è, ma su una stagione invernale fa una differenza concreta.

Consumi, termostato e zone climatiche: quello che dipende da chi abita la casa

Fin qui, le variabili che stanno fuori dalla porta di casa. Ma una parte del conto, quella fatta di metri cubi consumati, dipende da come si usa l’impianto. Le regole nazionali fissano i periodi in cui si possono accendere i riscaldamenti in base alla zona climatica: buona parte della pianura del Foggiano rientra nella zona D, con accensione consentita da novembre a metà aprile per un numero limitato di ore al giorno, mentre i comuni più in quota dei Monti Dauni, dove l’inverno è più lungo e più duro, hanno margini più ampi. Negli impianti centralizzati dei condomini queste regole si sentono di più, perché le decide l’amministratore, e le discussioni in assemblea su quando partire e a che ora spegnere sono un classico dell’autunno.

Anche la temperatura degli ambienti è regolata: venti gradi, con una piccola tolleranza. Ogni grado in più si paga, e non poco, soprattutto in case costruite decenni fa, con infissi che lasciano passare spifferi e muri senza isolamento. Le valvole termostatiche sui termosifoni, una caldaia controllata regolarmente, la manutenzione obbligatoria con il libretto aggiornato, sono interventi meno affascinanti di una pompa di calore nuova, ma spesso rendono di più rispetto a quanto costano.

C’è infine il capitolo delle imposte, che nessuno legge e che pure pesano. Sul gas per uso domestico l’IVA è al 10% fino a una certa soglia di consumo annuo e sale al 22% oltre quel limite, a cui si aggiungono accise e addizionali. Vuol dire che le famiglie numerose, o quelle che vivono in case grandi e poco efficienti, finiscono per pagare più tasse per ogni metro cubo in più. Un meccanismo che a nessuno viene spiegato al momento della firma del contratto, e che salta fuori, puntuale, nella bolletta di gennaio.

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