Sanità

Puglia, maxi buco nella sanità: nel mirino anche il Lastaria di Lucera tra gli ospedali del Foggiano a rischio chiusura

Deficit sanitario da circa 369 milioni di euro: entro il 30 aprile la Regione dovrà presentare il piano di copertura. L’aumento dell’IRPEF non basterà, allo studio tagli e riconversioni della rete ospedaliera.

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Il 10 marzo scorso, durante il tavolo tecnico tenutosi a Roma tra i Ministeri dell’Economia e della Salute e il Dipartimento Salute della Regione Puglia, è stato certificato il disavanzo della sanità pugliese per il 2025, quantificato in circa 369 milioni di euro. Un dato molto più elevato rispetto al 2024, quando il deficit si attestava intorno ai 132 milioni.

Dopo questa verifica, alla Regione è stato concesso tempo fino al 30 aprile – scadenza per la chiusura dei bilanci consuntivi regionali, quando si conosceranno le reali proporzioni del debito, che potrebbe superare i 400 milioni – per presentare il prospetto con le coperture finanziarie dell’ammanco.

Le cause del disavanzo, emerse nel corso della riunione nella Capitale, sono le più disparate: l’aumento dei costi sanitari (spesa farmaceutica in crescita, rinnovi contrattuali e assunzioni di personale ospedaliero con conseguente incremento della spesa), finanziamenti statali giudicati insufficienti rispetto ai costi, oltre ai risarcimenti per danni legati a trasfusioni di sangue infetto e vaccinazioni (circa 20 milioni di euro), agli investimenti per circa 30 milioni e alla mobilità sanitaria. Quest’ultima rappresenta una delle voci più rilevanti: circa 250 milioni di euro che la Regione paga per le cure dei pugliesi che scelgono di curarsi in altre regioni d’Italia.

Tra le ipotesi più accreditate per ripianare i conti figura l’aumento dell’addizionale regionale IRPEF, misura indicata anche dal presidente della Regione Antonio Decaro per raggiungere l’equilibrio contabile. Tuttavia l’incremento dell’imposta, da solo, non sarebbe sufficiente a coprire il disavanzo della sanità pugliese. Il deficit stimato è infatti di centinaia di milioni di euro e il margine di aumento dell’imposta è limitato: anche intervenendo sulle aliquote, il gettito aggiuntivo coprirebbe soltanto una parte del buco. Questo perché la platea dei contribuenti è ridotta e una quota rilevante di redditi è bassa o esente.

Per questo, accanto all’eventuale aumento fiscale, la Regione è costretta a valutare anche interventi sull’assetto ospedaliero. I ministeri, da almeno due anni, raccomandano alla Puglia l’attuazione del Piano operativo e una revisione degli strumenti di programmazione sanitaria per razionalizzare la spesa, indicazioni alle quali finora non è stato dato pieno seguito.

La giunta guidata da Decaro dovrà quindi mettere mano anche ai tagli, intervenendo sulla rete degli ospedali, dei reparti e dei posti letto. A essere maggiormente interessati saranno i piccoli presidi con attività limitata, dove sono possibili chiusure o trasferimenti di reparti. Nell’arco dei prossimi tre anni potrebbero scomparire i punti nascita con meno di 500 parti annui, le chirurgie con pochi interventi e le ortopedie sotto i mille casi l’anno.

Nella mappa delle strutture a rischio figurerebbero 18 dei 28 ospedali pubblici attualmente in funzione. Oltre a presidi nelle province di Bari, BAT, Lecce e Brindisi, nel Foggiano potrebbero essere coinvolti il G. Tatarella di Cerignola, il Teresa Masselli Mascia di San Severo e il Lastaria di Lucera, quest’ultimo oggi accorpato al Policlinico Riuniti di Foggia senza un concreto potenziamento tanto declamato negli ultimi anni.

Le altre strutture invece verrebbero progressivamente riconvertite in centri di lungodegenza, riabilitazione o assistenza territoriale.

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