Processo Donato Monopoli: alla vigilia dell’Appello bis una lettera “aperta” dei genitori
L’udienza di avvio della nuova fase giudiziaria è fissata per lunedì 23 Marzo

Donato Monopoli, di Cerignola, è morto a 26 anni per le gravi conseguenze riportate a causa di una rissa scoppiata all’esterno di una discoteca di Foggia, in cui il giovane si trovava in compagnia di un gruppo di amici.
La vicenda giudiziaria
A febbraio 2025, la Suprema Corte di Cassazione ha annullato con rinvio la sentenza del precedente appello. Nel procedimento sono imputati i foggiani Francesco Stallone e Michele Verderosa, condannati in secondo grado rispettivamente a 10 e 7 anni di reclusione.
Nel maggio 2024, la Corte di Assise di appello di Bari ha derubricato il reato da omicidio volontario a omicidio preterintenzionale, con conseguente riduzione delle pene. In primo grado, nel giugno 2022, la Corte d’Assise di Foggia aveva inflitto 15 anni e 6 mesi a Stallone e 11 anni e 4 mesi a Verderosa.
Le parole dei genitori
“Scriviamo queste righe con il cuore pesante, ma con la schiena dritta. Siamo arrivati a un nuovo, sofferto bivio: dopo il pronunciamento della Suprema Corte di Cassazione, ci attende ora un processo d’Appello Bis. Per molti questi sono solo termini tecnici, passaggi procedurali o freddi rinvii tra aule di tribunale. Per noi, che siamo i genitori di Donato, ogni nuova udienza è una ferita che si riapre, ogni rinvio è un respiro tolto alla memoria di nostro figlio e un peso che si aggiunge a un dolore che portiamo addosso da troppo tempo.
Sono passati quasi otto anni da quella terribile aggressione e quasi sette da quando Donato ci ha lasciato per sempre. Sette anni di silenzi, di vuoto a tavola, di sogni spezzati. Eppure, dopo tutto questo tempo, siamo ancora qui. Siamo ancora fermi sulla soglia di un tribunale a chiedere ciò che spetta di diritto a ogni essere umano: la verità.
Donato aveva solo 26 anni. Era un ragazzo pieno di sogni, con progetti pronti a decollare e un sorriso che aveva il potere di riscaldare anche le giornate più piovose. Quel sorriso è stato spento per sempre in una notte di violenza inaccettabile. Da quel tragico giorno, la nostra vita è cambiata radicalmente: è diventata una missione sacra. La missione di dare a nostro figlio la dignità di una sentenza che sia finalmente giusta, definitiva e indiscutibile.
Tornare in aula per un Appello Bis significa per noi ripercorrere l’inferno dall’inizio. Significa dover dimostrare ancora una volta ciò che è evidente, lottare contro il tempo che scorre inesorabile e contro il rischio che l’oblio cali su questa vicenda dopo quasi un decennio. Ma la verità non può e non deve essere soggetta a stanchezza. La responsabilità di chi ha tolto la vita a un ragazzo innocente non può essere diluita o sfumare tra le pieghe dei codici e dei tecnicismi giuridici.
Ci rivolgiamo direttamente ai giudici che siederanno in quell’aula: dietro i faldoni che sfoglierete, dietro ogni perizia e ogni testimonianza, ci sono gli occhi di Donato che vi guardano. C’è una famiglia distrutta che non cerca vendetta, ma una giustizia che sia specchio dei fatti, chiara e commisurata all’immenso valore di una vita umana.
Ci rivolgiamo anche alla società civile e a chiunque abbia a cuore il futuro dei nostri giovani: non lasciateci soli proprio adesso. La vicenda di Donato riguarda i figli di tutti noi. Un Paese in cui si può morire a 26 anni, e dopo quasi otto anni non si ha ancora una parola definitiva sulla colpevolezza, è un Paese che deve riflettere sul senso della propria giustizia.
Non sappiamo quanto sarà ancora lungo e tortuoso questo cammino, ma sappiamo con certezza che lo percorreremo insieme, fino all’ultimo centimetro, senza mai indietreggiare. Lo dobbiamo a Donato, lo dobbiamo alla sua innocenza. La nostra speranza è che l’Appello Bis riconosca, una volta per tutte, il peso incalcolabile di ciò che ci è stato tolto.
Giustizia per Donato perché la nostra sete di verità non si fermerà mai, finché non avremo pace.”

