Politica

Il “Teatro dei 20 giorni”: a Foggia le dimissioni da sindaco sono un’arma politica

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FOGGIA — A Palazzo di Città c’è una clessidra istituzionale che la politica foggiana ha imparato a girare con scientifica puntualità: quella dei venti giorni. È il termine massimo concesso dalla legge ai sindaci per ripensarci dopo aver rassegnato le dimissioni. A Foggia, questa finestra temporale si è trasformata negli anni in un vero e proprio canovaccio teatrale, utilizzato come arma di pressione psicologica per ricompattare maggioranze riottose, azzerare giunte o lanciare ultimatum. Da Orazio Ciliberti a Maria Aida Episcopo, passando per il doppio capitolo (tattico e poi drammatico) di Franco Landella, la storia recente del Comune descrive un copione consolidato.

Orazio Ciliberti (2007-2008): L’apripista della “crisi pilotata”

Il primo a sdoganare la tattica delle dimissioni come strumento di negoziazione interna è stato Orazio Ciliberti. Nel febbraio 2007, logorato dai primi scricchiolii della sua coalizione di centrosinistra, il sindaco decide di consegnare le dimissioni. È il primo “allarme rosso” a Palazzo di Città: i partiti alleati, davanti al rischio concreto del commissariamento, si ricompattano rapidamente per salvare le poltrone. Ciliberti ritira l’atto e prosegue il mandato. Il bis arriva nel 2008, condizionato dalle delusioni delle elezioni provinciali: altre dimissioni lampo, durate solo pochi giorni, utili a ridefinire i pesi della coalizione prima di traghettare l’amministrazione alla scadenza naturale del 2009.

Gianni Mongelli (2012): La “farsa” estiva del risanamento

Nel luglio 2012, il successore di Ciliberti Gianni Mongelli decide di replicare lo schema nel pieno di una pesante e tormentata fase di stallo amministrativo. Con un bilancio da far quadrare e una coalizione polverizzata dai veti incrociati, Mongelli sbatte la porta e si dimette. Seguono sedici giorni di fitte consultazioni, vertici a porte chiuse e trattative sulle deleghe. Al sedicesimo giorno, blindato un nuovo accordo di sopravvivenza con i partiti, il sindaco si ripresenta alla città ritirando il provvedimento. Per le opposizioni dell’epoca fu una “farsa”, per la maggioranza l’unico modo per evitare il baratro finanziario del Comune.

Franco Landella Atto I (2018): Il ritiro tattico contro i “ricatti”

Nel marzo 2018, sul finire del suo primo mandato di centrodestra, anche Franco Landella cede alla tentazione della clessidra istituzionale. Logorato da mesi di veti incrociati, faide interne alla maggioranza e continue fibrillazioni nell’assegnazione delle poltrone, il primo cittadino rassegna le dimissioni denunciando pubblicamente pressioni intollerabili e «ricatti politici» da parte di settori della sua stessa coalizione. Lo schema, però, funziona anche per lui: la minaccia del commissariamento prefettizio spaventa i partiti (anche in vista delle trattative per l’ingresso ufficiale della Lega). Il 15 aprile 2018, dopo aver ottenuto le rassicurazioni e la fedeltà richieste, Landella si presenta ai giornalisti per formalizzare il ritiro delle dimissioni, rilanciando l’azione amministrativa che lo porterà alla ricandidatura e alla successiva vittoria nel 2019.

Franco Landella Atto II (2021): Il punto di non ritorno e l’arresto

L’eccezione drammatica che rompe la tradizione del “ritiro tattico” si consuma tre anni più tardi, nel maggio 2021. Travolto da una pesantissima bufera giudiziaria che tocca anche diversi esponenti della maggioranza, Landella rassegna nuovamente le dimissioni parlando di “fango” sulla città. Questa volta, però, lo spazio per le trattative politiche è inesistente: i venti giorni scadono senza alcun passo indietro. Il Comune viene commissariato e, pochi giorni dopo la scadenza del termine, l’ex sindaco viene tratto in arresto con le accuse di corruzione. Sarà l’inizio del buio capitolo che porterà al successivo scioglimento dell’ente per infiltrazioni mafiose.

Maria Aida Episcopo (2026): L’ultimo atto del “Campo Largo”

La storia si ripete puntuale l’8 giugno 2026. La sindaca del “campo largo” progressista, Maria Aida Episcopo, subisce lo schiaffo della mancanza del numero legale in Consiglio Comunale durante la cruciale approvazione del conto consuntivo 2025, a causa delle defezioni strategiche del Movimento 5 Stelle e dei Socialisti. Evocando motivi di “dignità e fierezza”, Episcopo firma e protocolla le sue dimissioni. Si avvia così lo schema classico: undici giorni di “stillicidio” politico, rimpasti lampo in giunta e la discesa in campo dei vertici nazionali dei partiti per salvare il laboratorio politico foggiano. Il 19 giugno 2026, a un passo dalla scadenza dei termini, arriva il finale già scritto: Episcopo registra un videomessaggio e formalizza il ritiro delle dimissioni, parlando di “responsabilità” e accogliendo il documento di fiducia siglato dai 21 consiglieri di maggioranza.

Conclusioni: Una stabilità sempre apparente

L’altalena delle dimissioni a Foggia dimostra come la poltrona più alta di Palazzo di Città sia storicamente una delle più instabili della Puglia. Se per Ciliberti, Mongelli, Episcopo e lo stesso Landella del 2018 l’atto di mollare la carica è servito solo a “comprare tempo” e rimettere in riga gli alleati indisciplinati, la città resta puntualmente ostaggio di queste crisi cicliche. Resta da capire se l’ultimo accordo reggerà o se, come insegna la storia foggiana, si tratterà soltanto di una tregua armata in attesa del prossimo Consiglio Comunale.

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