Cultura e territorio

“Mio padre era fascista”: il libro autobiografico di Pierluigi Battista presentato ieri a foggia

Si è chiuso ieri a Foggia il ciclo di incontri pugliesi di Pierluigi Battista, firma importante del Corriere della Sera, che nella sala “Rosa del Vento” della Fondazione Banca del Monte (via Arpi 152) ha presentato il suo ultimo libro Mio padre era fascista, edito da Mondadori, nel quale racconta il rapporto difficile con un padre con idee tanto lontane dalle sue, e che lo considerava un ribelle, un ragazzo che aveva fatto la “scelta opposta”, proprio come quei partigiani che si nascosero nella campagne e sulle montagne.

«C’è un filo rosso che percorre questo racconto sulla vita di mio padre, un elemento comune, la gioventù, io ho bruciato i ponti con la casa fascista di mio padre, in modo molto forte, passionale, con scontri molto duri. In quell’età mio padre aveva fatto la scelta decisiva, aveva incontrato il bivio del destino che avrebbe segnato tutta la sua vita». Queste le parole di Battista nel ricordare il padre, Vittorio, secondo nome Emanuele (una scelta non casuale), noto avvocato romano di origini baresi, che, in una situazione italiana molto fragile, scelse per che cosa donare la vita, e scelse di aderire alla Repubblica Sociale, come molti altri che scelsero Salò per cercare l’onore e la “bella morte”, venne recluso poi nel campo di Coltano, vicino Pisa, a guerra finita, e aderì infine al Movimento Sociale.

Un racconto autobiografico, nel quale l’autore ha raccontato il punto di vista del padre, che si trovava a fare i conti con un Italia nuova, che si era lasciata alle spalle i miti con i quali era cresciuto, e il suo punto di vista, quello del figlio di un fascista. Battista ha voluto raccontare il padre nelle sue diverse sfaccettature, da una parte c’era il fascista vinto, piegato dalla storia e dalle vicende, che non riusciva a rassegnarsi all’idea che il Foro Mussolini si chiamasse Foro Italico e che si sentiva “esule in Patria”, così come si definiva con rabbia e risentimento, sconfitto in una guerra in casa da altri italiani; dall’altra c’era il borghese conservatore morbosamente attaccato alla cultura delle buone maniere, con i suoi completi grigi, le sue camicie sempre pulite e ordinate, i suoi tic, la sua passione per Jula de Palma e il suo odio per la lingua inglese, che detestava perché lingua dei vincitori.

Non è un libro sullo scontro generazionale, anche se l’autore non condivideva le idee del padre e il rapporto tra i due era duro e conflittuale, ma è molto di più, è un confronto tra le due generazioni nel quale si cerca di proporre al lettore un esercizio di immedesimazione. Battista non vuole giustificare il padre, le sue idee e le sue posizioni, ma gli vuole dare, semplicemente, dignità, una dignità che ai vinti non venne sempre riconosciuta.

Annarita Correra

Mi chiamo Annarita Correra, ho 28 anni, sono una giornalista pubblicista, una copywriter, content creator e cantastorie. Credo che la bellezza salverà il mondo e per questo la cerco e la inseguo nella mia terra, la più bella del mondo. L’amore per la letteratura mi ha portato a conseguire la laurea triennale in Lettere Moderne e quella magistrale in Filologia Moderna. Ho collaborato con riviste online culturali, raccontando con interviste e reportage le bellezze pugliesi. La mia avventura con Foggia Reporter é iniziata cinque anni fa. Da due anni curo la linea editoriale del giornale, cercando di raccontare la città e la sua provincia in modo inedito, dando voce e spazio alla cultura e alle nostre radici. Scrivo e creo contenuti digitali, gestisco la pagina Instagram del giornale raccogliendo e raccontando le immagini più belle delle nostra terra.

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